L'uomo è accusato di aver abusato di una giovane in una camera d'albergo approffitando della sua condizione di vulnerabilità. I fatti contestati risalgono al maggio del 2021. La sentenza di primo grado del tribunale di Rimini ha disposto una pena di 2 anni e 4 mesi. Il pubblico ministero aveva chiesto 5 anni
Emanuele Bucca, ex arbitro internazionale di scherma 47enne originario di Mazara del Vallo (Trapani), è stato condannato in primo grado dal tribunale di Rimini a due anni e quattro mesi per violenza sessuale nei confronti di una atleta minorenne all’epoca dei fatti. Il pubblico ministero Luca Bertuzzi aveva chiesto per lui 5 anni di pena.
L'episodio del 2021
L’episodio agli atti del processo sarebbe avvenuto a maggio 2021 a Riccione, durante i Campionati italiani di scherma Cadetti e Giovani. Secondo l’accusa, Bucca avrebbe abusato della giovane in una camera d’albergo, approfittando del fatto che la ragazza non si sentisse bene e si trovasse dunque in condizione di vulnerabilità. L’uomo avrebbe provato a baciarla più volte per poi farla stendere sul letto e tentare ripetutamente di palpeggiarla. La ragazza sarebbe comunque riuscita a reagire e ad allontanarsi, quindi avrebbe raccontato tutto ai genitori per sporgere denuncia.
I risarcimenti
Secondo quanto stabilito dal giudice, la ragazza e la famiglia dovranno ricevere un risarcimento totale di 21 mila euro. La Federscherma si era costituita parte civile chiedendo un risarcimento simbolico di 1 euro: “L'obiettivo dell'azione legale non è l'arricchimento economico ma la ricerca della giustizia, il riconoscimento del danno subito e la solidarietà alle vittime - ha spiegato il legale della federazione Guido Settimj secondo quanto riportato da Repubblica -. Costituendosi parte civile e chiedendo un solo euro, l'attenzione del processo resta focalizzata interamente sull'accertamento della verità e sulla responsabilità penale e morale dell'imputato, privando la controparte dell'argomentazione di un agire per speculazione finanziaria. Spesso questa scelta viene compiuta da associazioni, enti no-profit o fondazioni. Lo scopo è "sposare la causa" della vittima, dimostrando la presenza della società civile al suo fianco senza gravare eonomicamente. Una sentenza di condanna che accoglie la richiesta di un euro sancisce ufficialmente che il reato è stato commesso e ha leso un diritto, offrendo una riparazione d'onore che per la vittima vale molto più di qualsiasi cifra in denaro”.
La difesa annuncia ricorso
La difesa di Bucca, rappresentata dall’avvocato ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso: “Si è sempre dichiarato innocente. E infatti riteniamo che questa condanna smonti l’impianto accusatorio – ha detto il legale -. Il pm aveva chiesto oltre cinque anni di reclusione. Vuol dire che il collegio ha avuto molti dubbi sulla vicenda. Abbiamo grossa fiducia nel processo in Appello. Faremo ricorso con la fiducia di ottenere un’assoluzione o una ulteriore diminuzione della pena".