Attilio Petrogalli, l'ex motociclista muore mentre cerca di eliminare un nido di vespe

Cronaca

L'uomo ha perso la vita all'interno di un vecchio mulino nella zona di Clusone, tradito dalle fiamme e dai fumi tossici mentre tentava di bruciare il nido all'interno di un furgone abbandonato

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Una fine tragica quella di Attilio Petrogalli, 73enne. ex pilota della Nazionale italiana di enduro e figura imprtante nella storia del motociclismo italiano. Petrogalli è morto all'interno di un vecchio mulino nella zona di Clusone, tradito dalle fiamme e dai fumi tossici mentre tentava di eliminare un nido di vespe. Oggi pomeriggio l'ultimo saluto della comunità e del mondo delle due ruote.

La dinamica dell'incidente

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, Petrogalli si era recato nel mulino – un luogo che frequentava abitualmente per aiutare i proprietari in piccoli lavori di manutenzione – con l'obiettivo di distruggere un nido di vespe insediatosi dentro un furgone abbandonato. Per farlo, il 73enne ha utilizzato degli stracci imbevuti di benzina. Una volta appiccato il fuoco, però, la situazione è rapidamente sfuggita al controllo: le fiamme si sono propagate all'interno dell'abitacolo senza lasciargli scampo.

Il casco-trappola e il ritrovamento

A rivelarsi fatali, secondo i primi rilievi delle autorità, sarebbero stati proprio gli indumenti da centauro che Petrogalli era solito indossare. L'ex pilota portava una giacca di pelle e un casco integrale; quest'ultimo si sarebbe trasformato in una vera e propria trappola, trattenendo i fumi tossici del rogo e facendogli perdere i sensi prima che potesse mettersi in salvo. A far scattare le ricerche è stata la moglie, allarmata dal suo mancato rientro. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri della compagnia di Clusone. 

La carriera sportiva e l'attività gestita insieme ai figli dopo lo stop

Petrogalli era un'icona del fuoristrada italiano: nel 1975, sull'Isola di Man, aveva conquistato il prestigioso Vaso d'Argento alla Sei Giorni Internazionale di Enduro. Un'impresa storica che valse a lui e ai suoi tre compagni di squadra il leggendario soprannome di "Silver Boys". Finita la carriera agonistica, aveva trasformato la sua passione in professione fondando la "Petrogalli Moto", storica attività locale gestita insieme ai figli.

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