Invalsi, risultati scolastici più bassi del pre-Covid: 40% bambini senza basi matematica

Cronaca
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I dati arrivano dal Rapporto Invalsi 2026, presentato alla Camera. Positivo il trend di diminuzione dell’abbandono scolastico: si è attestato all’8,2% nel 2025 e, secondo le stime Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Per il presidente dell'Istituto, Roberto Ricci, è importante continuare a investire “nell'auspicio che, con i nuovi programmi, si vada verso un miglioramento"

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Bene la lingua inglese e la formazione digitale, male l’italiano e le conoscenze base della matematica. A dirlo sono le stime del Rapporto Invalsi che oggi ha presentato alla Camera il report 2026. La buona notizia è che prosegue il trend positivo in merito alla riduzione della dispersione scolastica. Nel 2025 il tasso di abbandono precoce si è attestato all'8,2% e, secondo le stime Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Sempre più giovani continuano i percorsi di formazione e istruzione, con effetti positivi anche sull'inclusione, sull'equità sociale e sulle opportunità future. L’Italia, con questi numeri, conferma in largo anticipo il superamento del traguardo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030. La maggiore partecipazione degli studenti alla vita scolastica, però, ha anche delle implicazioni sui dati di rendimento delle prove Invalsi: tra gli studenti che proseguono gli studi si inseriscono ora anche ragazzi e ragazze che presentano fragilità di apprendimento e questo giustifica flessioni nei risultati.

A 6 anni dal Covid i risultati scolastici più bassi di prima

In generale, il rendimento scolastico degli studenti è inferiore rispetto ai livelli precedenti alla pandemia da Covid-19. “I risultati scolastici del post pandemia si sono stabilizzati su livelli che non erano quelli pre pandemia: bisogna continuare ad investire, nell'auspicio che, con i nuovi programmi, si vada verso un miglioramento", ha sottolineato durante la presentazione dei dati Invalsi il presidente dell'Istituto, Roberto Ricci. "Non abbiamo una risposta su come mai siamo lontani dai risultati pre covid: l'ipotesi è che dopo lo shock il livello si sia assestato ma non ai parametri precedenti. C'è un fenomeno identico in altri Paesi, dalla Francia alla Scandinavia, questa è la nuova normalità e non sappiamo perché stia accadendo: senza dubbio non va abbassata la guardia", ha concluso Ricci.

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Difficoltà in matematica alle elementari

Un punto debole degli studenti italiani è la matematica. I bambini e le bambine delle scuole elementari fanno fatica ad acquisire le competenze minime nella materia: chi raggiunge almeno il livello base è poco più del 60%, con una diminuzione di circa 3 punti percentuali rispetto alla passata rilevazione Invalsi. Alla luce di ciò, per il presidente di Invalsi, Roberto Ricci, è “necessario concentrare maggiori sforzi per consentire l'innalzamento degli apprendimenti in Matematica nella scuola primaria, sfruttando tutte le opportunità fornite dalle Indicazioni Nazionali".

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Meglio la matematica alle superiori

Migliore invece la situazione alle scuole superiori, dove i risultati delle prove Invalsi nell’ultimo anno delle superiori mostrano un miglioramento: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo sale dal 49% al 52%, con progressi in tutte le macro-aree. Il Mezzogiorno mostra i segnali più incoraggianti: il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici. Anche in seconda superiore si osserva un leggero miglioramento rispetto al 2025: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 54% al 55%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese. La macro-area Sud cresce in misura considerevole, passando dal 45% al 51%, mentre il Sud e Isole cresce di 3 punti percentuali. 

Studenti stentano in italiano

Alle scuole medie e superiori gli studenti stentano nella lingua italiana. Nell'anno scolastico appena concluso, guardando ad esempio al secondo anno di scuole superiori, si osservano risultati sostanzialmente stabili e in lieve discesa rispetto al 2025: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 62% al 61%. Male anche l’andamento delle terze medie, dove la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 59% al 57%. Risultati non ottimali neanche alle elementari, sia in seconda che in quinta,  dove la percentuale di bambini e bambine che raggiungono almeno il livello base è pressoché costante ma in calo rispetto al 2019: solo il 67% raggiungono almeno il livello di base contro il 73% del pre Covid. Unica eccezione, con trend in miglioramento, sono gli studenti dell’ultimo anno delle superiori: la quota di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa, infatti, dal 52% del 2025 al 54%, evidenziando una crescita che interessa tutte le macro-aree del Paese. I segnali più incoraggianti provengono dal Mezzogiorno, dove l'incremento risulta particolarmente importante: nel Sud il valore cresce dal 44% al 47%, mentre nella macro-area del Sud e Isole passa dal 43% al 47%. 

Bene inglese e competenze digitali

Se la matematica e l’italiano non decollano, la conoscenza dell’inglese e le competenze digitali hanno invece raggiunto un buon livello. Per quanto riguarda la lingua straniera, il rapporto mette in luce come il 63% degli studenti raggiunge il livello obiettivo B2/B1+ in Reading e il 48% in Listening. Circa l'83% degli allievi e delle allieve raggiunge il prescritto A2 in Reading e circa il 70% in Listening. Si tratta di un risultato molto positivo rispetto all'inizio della rilevazione nel 2018. In quinta elementare continua la crescita degli esiti di apprendimento sia in Reading sia in Listening. Circa il 91% dei bambini e delle bambine raggiunge il prescritto A1 in Reading e circa l'85% in Listening. Anche nelle prove delle competenze digitali Invalsi registra miglioramenti in tutti i cicli di istruzione con il raggiungimento del livello avanzato da ampie fasce di studenti, soprattutto i più grandi.

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