Non la tubercolosi, ma la complicanza fulminante di un tumore al cervello avrebbe ucciso a 23 anni Simonetta Vespucci, la musa di Sandro Botticelli identificata con la protagonista della "Nascita di Venere". Secondo un team internazionale che ha applicato un algoritmo di riconoscimento facciale ai ritratti, a innescare l'emorragia fatale sarebbe stato un trauma meccanico: i salti di un ballo o la violenza sessuale che una fonte dell'epoca attribuisce ad Alfonso II d'Aragona
Non fu la tubercolosi a uccidere Simonetta Vespucci, ma la complicanza fulminante di un tumore al cervello, forse innescata da una violenza sessuale. È la conclusione di uno studio internazionale che, a 550 anni dalla morte della donna considerata la musa di Sandro Botticelli e tradizionalmente identificata con la Venere degli Uffizi, ricostruisce una diagnosi rimasta sospesa per secoli. A firmarlo sono ricercatori della Queen Mary University di Londra, dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e dell'Università della California, che hanno incrociato documenti d'epoca e un algoritmo di riconoscimento facciale applicato ai dipinti. I risultati sono usciti sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism.
Che cos'è l'apoplessia ipofisaria
La morte improvvisa della giovane, sostengono gli autori, sarebbe compatibile con un'apoplessia da tumore ipofisario: un'emergenza medica che si verifica quando la massa sanguina o si gonfia all'improvviso. I sintomi sono un mal di testa violento e istantaneo, perdita della vista, confusione, e un crollo rapido legato al collasso della regolazione ormonale. Il nuovo lavoro prova a spiegare non solo la malattia, ma la rapidità della fine.
"Il movimento violento dello stupro"
È su questo punto che lo studio si spinge sul terreno più delicato. Gli autori ipotizzano che l'emorragia sia stata accelerata da un trauma meccanico. Una possibilità è la danza stessa: considerati i salti ripetuti di un ballo che prevedeva movimenti rapidi, il gruppo scrive che la sollecitazione meccanica potrebbe averne affrettato l'insorgenza. L'altra chiama in causa Alfonso II d'Aragona, duca di Calabria. La ricercatrice italiana Giovanna Strano, sul cui lavoro si appoggiano gli autori britannici, riferisce che una fonte contemporanea colloca poco prima della morte un episodio sulle rive dell'Arno, dove Simonetta avrebbe cercato riparo dal caldo e sarebbe stata violentata dal duca, noto per la sua violenza verso le donne. "Il movimento violento dello stupro può aver contribuito ad accelerare la rottura dell'involucro della ghiandola pituitaria, già tumorale, portando alla sua morte", ha dichiarato Paolo Pozzilli, senior author dello studio. Resta un'ipotesi: nessuna fonte medica dell'epoca poteva confermarla.
L'ipotesi del tumore, sette anni fa
La pista non è nuova. Già in un precedente lavoro lo stesso gruppo aveva messo in fila i ritratti della Vespucci e le testimonianze scritte, notando quello che Pozzilli, in un intervento su The Conversation, ha descritto come "un graduale cambiamento nei suoi tratti somatici": alterazioni compatibili con un adenoma ipofisario, il tumore della piccola ghiandola alla base del cervello che governa la produzione ormonale. Un indizio in particolare aveva colpito i ricercatori: in uno dei ritratti più noti Simonetta è raffigurata con del latte che fuoriesce da un seno, pur non avendo mai avuto figli. Un dettaglio che orientava verso un adenoma secernente prolattina e ormone della crescita.
I tre indizi
A sostenere la tesi concorrono tre elementi. Il primo sono i cambiamenti fisici visibili nei ritratti, che suggeriscono una crescita del tumore nell'arco di mesi o anni. Il secondo sono i sintomi descritti nelle cronache della malattia terminale: secondo la prima autrice, Domiziana Nardelli, le lettere tra Piero Vespucci e Lorenzo de' Medici sugli ultimi giorni della donna raccontano di un malore durante un ballo e poi di giorni trascorsi in una stanza buia, tra emicranie feroci, allucinazioni, vomito e febbre alta. Il terzo sono i due episodi documentati nei mesi precedenti la morte: il collasso durante il ballo e lo scontro con Alfonso d'Aragona.
Lo strabismo della Venere
C'è infine un dettaglio che riguarda direttamente il quadro degli Uffizi. Per verificare la diagnosi i ricercatori hanno passato cinque ritratti di Simonetta a un algoritmo di riconoscimento facciale basato su un modello di deep learning pre-addestrato. L'analisi ha segnalato l'irregolarità nella posizione degli occhi, quello strabismo che la tradizione ha poi letto come tratto di grazia e di devozione, e la lattazione. Secondo Pozzilli, anche quel leggero disallineamento dello sguardo potrebbe essere un effetto del tumore. Non sarebbe un caso isolato nella storia dell'arte: nel 2024 un gruppo dell'Università Paris-Saclay ha individuato in una figura femminile del "Diluvio universale" di Michelangelo, nella Cappella Sistina, segni compatibili con un tumore al seno.