Secondo l’avvocato della famiglia, che chiede indagini approfondite, il piccolo sarebbe stato escluso dalla lista dei trapiantabili a causa dei danni riportati a diversi organi, salvo poi rientrarci due giorni dopo, per il miglioramento delle condizioni di salute, ma con il cuore proveniente dall'ospedale di Bologna non più disponibile perché assegnato ad altri
"Lo scorso 2 febbraio da Bologna si era reso disponibile un cuore per il piccolo Domenico Caliendo, che lo stesso giorno, su istanza dei cardiochirurghi di Napoli, era stato cancellato dalla lista del centro regionale trapianti. Ci è poi rientrato il 4 febbraio, due giorni dopo, quando l'organo era già stato consegnato a un altro ricevente. È quantomeno inquietante e riteniamo sia un qualcosa su cui si debba indagare". A dirlo all’Adnkronos è Francesco Petruzzi, il legale della famiglia del piccolo Domenico, morto a febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di cuore fallito due mesi prima. Nei giorni scorsi il legale ha acquisito nuova documentazione nell'ambito del procedimento giudiziario per omicidio colposo in concorso che vede indagati sette medici - tra cui i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni - che sono stati interdetti nelle scorse settimane dal gip di Napoli, Mariano Sorrentino, con l’accusa di falso in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del bimbo.
Escluso dalla lista dei trapiantabili a causa dei danni a diversi organi
Secondo l’avvocato Petruzzi, che cita gli atti “in nostro possesso”, il piccolo Domenico sarebbe stato escluso dalla lista dei trapiantabili a causa dei danni riportati a diversi organi, salvo poi rientrare nella lista due giorni dopo, per il miglioramento delle condizioni del bimbo, ma con il cuore dall'ospedale di Bologna non più disponibile perché assegnato ad altri. “È un indizio pienamente compatibile con la nostra ipotesi di omicidio volontario, quantomeno attraverso il dolo eventuale", aggiunge l’avvocato, che ha spiegato: “Sto preparando una memoria per il Gip in cui rappresentiamo nello specifico che è ingiustificabile dal punto di vista tecnico-scientifico quanto avvenuto, sarà la Procura a dover indagare”. Petruzzi inoltre informa che entro circa una settimana “riceveremo il contenuto dei telefonini, così sapremo che tipo di comunicazione c’è stata tra il primario Oppido e l’ospedale di Bologna”.