Omicidio Ravasio: 3 ergastoli, anche per "mantide di Parabiago", fidanzata della vittima

Cronaca
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Otto condanne per la morte di Fabio Ravasio, ucciso nell'agosto del 2024. Riconosciuta la premeditazione: secondo l'accusa, ciascun imputato ebbe un ruolo preciso nella pianificazione ed esecuzione del delitto, il caso era inizialmente apparso com un incidente provocato da un pirata della strada

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Dopo una camera di consiglio durata 12 ore, la Corte d'Assise di Busto Arsizio ha pronunciato tre ergastoli per l'omicidio di Fabio Ravasio, ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago a 52 anni mentre rientrava a casa in bicicletta. Il caso, inizialmente classificato come incidente stradale, si è rivelato una vicenda complessa e dai contorni oscuri, come riferiscono fonti legali presenti alla lettura della sentenza.

Le condanne della Corte D'Assise

La Corte ha condannato all'ergastolo Adilma Pereira Carniero, fidanzata di Ravasio, Fabio Lavezzo e Marcello Trifone. Inoltre Igor Benedito è stato condannato a 23 anni, Massimo Ferretti - ritenuto l'amante della mandante - a 24 anni, Mirko Piazza a 14 e 4 mesi, Mohamed Dahibi a 22 anni, Fabio Oliva a 14 anni. Secondo la ricostruzione giudiziaria, ciascuno degli imputati avrebbe avuto un ruolo definito nell'esecuzione dell'omicidio. Benedito guidava l'auto con Trifone al fianco, Oliva riparò la macchina usata per l'omicidio, Ferretti pianificò con lei l'uccisione di Ravasio, Piazza faceva da ufficiale di collegamento, Lavezzo, compagno della figlia della Mantide, avvisò Benedito del passaggio della vittima affinchè questo potesse investirlo, Dahibi finse un malore in strada per fermare il traffico. A tutti, tranne che a Oliva, è stata contestata la premeditazione. Per Pereira, Dahibi e Lavezzo le difese avevano chiesto l'assoluzione. Per tutti gli altri i difensori si erano rimessi alla corte per la determinazione della pena.

 

FB Fabio Ravasio

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La ricostruzione dell'accusa

Secondo la Procura, il delitto sarebbe stato pianificato per simulare un investimento provocato da un'auto pirata. Il pm Caramore aveva definito Adilma Pereira Carniero, sacerdotessa del culto afro-brasiliano del Candomblè, fidanzata con Ravasio e soprannominata la "mantide", come "un abisso di immoralità, capace di manipolare chiunque per i suoi scopi".

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