Un commerciante indagato per truffa nella maxi frode scoperta dai militari della Guardia di Finanza: è accusato di aver incassato illecitamente 83mila euro
I 500 euro dello Stato destinati a libri, musei e concerti finivano direttamente nelle tasche degli studenti sotto forma di banconote, ma decurtati di una percentuale trattenuta dal "mediatore". È questo il meccanismo della maxi frode legata al Bonus cultura giovani scoperta dai militari della Guardia di Finanza di Torino, coordinati dalla locale Procura della Repubblica. L'operazione, ribattezzata "Jack Bonus", ha svelato un sistema capillare capace di ramificarsi su tutto il territorio nazionale partendo da un fulcro piemontese. Le Fiamme Gialle sono entrate in azione a seguito di alcune segnalazioni inoltrate direttamente dal ministero della Cultura, insospettito da anomalie e presunti abusi nell'utilizzo dei voucher governativi.
Il reclutamento sui social e il ruolo degli influencer
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del primo Nucleo operativo metropolitano di Torino, il sistema si muoveva agilmente sul web. Moltissimi giovani venivano agganciati sulle principali piattaforme social attraverso proposte esplicite di monetizzazione. In alcune circostanze, in Rete ci si si avvaleva persino del potere di persuasione di noti influencer, che pubblicizzavano la possibilità di scambiare il bonus con denaro contante. Una volta ottenuto il consenso dello studente, entrava in gioco un commerciante torinese attivo nel settore delle vendite online. L'esercente incassava il voucher statale simulando la vendita di beni consentiti dalla legge – come manuali o abbonamenti a quotidiani – che in realtà non venivano mai consegnati. In cambio, restituiva ai ragazzi una somma in contanti compresa tra i 350 e i 400 euro, trattenendo il resto come commissione illecita.
Denunciato il commerciante, sanzioni milionarie per i ragazzi
Il bilancio dell'operazione è pesante. Il titolare dell'attività online è stato segnalato all'autorità giudiziaria: l'ipotesi di reato contestata è quella di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Attraverso questo stratagemma, l'uomo sarebbe riuscito a incamerare un profitto illecito stimato in oltre 83mila euro. Le conseguenze della "monetizzazione facile" si sono abbattute però anche sugli stessi beneficiari del bonus. Sono ben 190 i giovani individuati in tutta Italia nei cui confronti sono state elevate pesanti sanzioni amministrative. Il totale delle multe inflitte ai ragazzi tocca, nel minimo edittale, la cifra complessiva di 1,3 milioni di euro. Un prezzo altissimo per aver violato uno strumento nato, al contrario, per sostenere e diffondere la conoscenza tra le nuove generazioni.