Concessioni balneari, lo strano caso del comune di Jesolo

Cronaca
Giuliana De Vivo

Giuliana De Vivo

La stagione sta iniziando e il Consiglio di Stato ha ribadito la necessità di mettere a gara le spiagge. A Jesolo molte sono state assegnate, scatenando una guerra politica che spacca albergatori e chioschi 

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A inizio maggio il Consiglio di Stato ha ribadito (per la terza volta) che le concessioni demaniali delle spiagge sono scadute lo scorso 31 dicembre 2023 e che le amministrazioni devono quindi metterle a gara entro la fine del 2024, dando così finalmente applicazione alla direttiva Bolkestein (per la cui inottemperanza è già stata avviata una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia da parte dell’Ue).

Questione antica e annosa, quella delle spiagge, perché se il sistema delle gare si utilizza in molti altri paesi a vocazione turistica balneare dell’Europa mediterranea (a cominciare dalla Grecia), in Italia la gestione di stabilimenti e chioschi è storicamente in mano a famiglie che si tramandano di padre in figlio l’attività, magari con investimenti in termini economici e di know how, ma di fatto fruendo delle concessioni come rendite di posizione su un suolo che però è demaniale. 

L'eccezione Veneto e il caso Jesolo 

 

C’è una regione, il Veneto, dove in controtendenza con la media italiana diverse aree di costa sono state già messe a gara dai comuni. E tra questi, in particolare, il comune di Jesolo ha fatto molto parlare di sé, non solo perché mentre il  governo provava a  convincere Bruxelles  che le gare non sono necessarie il sindaco Christofer De Zotti, di Fratelli d’Italia, dava esecuzione alle gare di assegnazione, ma anche perché a fare la guerra a quest’ultimo è l’ex primo cittadino, in quota Lega. Ma andiamo con ordine. La spiaggia di Jesolo è una striscia di circa 15 chilometri attualmente divisa in 16 Unità Minime di Gestione. L’amministrazione comunale ha già riassegnato la concessione per sei di queste: alla gara si era presentato, infatti, solo chi le gestiva già da prima. Più problematica la situazione per le altre 8 Umg, dove invece si è presentato sempre un concorrente rispetto a chi deteneva la concessione in scadenza. E se per sei di spiagge queste la valutazione per la concessione è ancora in corso e le decisioni rimandate a dopo l’estate, su altre due spiagge hanno vinto proprio i nuovi arrivati – anche questi, come i precedenti gestori, operatori del turismo locale. 

La contesa sulla spiaggia UMG 5 

 

Il consorzio che ha perso, guidato dall’ex sindaco Renato Martin, albergatore proprietario dell’Hotel Rivamare, ha presentato ricorso al Tar, contestando alcuni criteri di selezione. La gara, come previsto dalla legge regionale 33, riassegna la concessione sulle spiagge in ogni suo aspetto: dalla fornitura di lettini e ombrelloni ai pedalò fino ai chioschi sulle spiagge. E sono proprio i gestori dei chioschi a rischiare di pagare il prezzo più alto: avendo perso la gara il chiosco andrebbe demolito, a spese loro, per dare carta bianca al nuovo concessionario della spiaggia, la società Cbc (dove siedono l’imprenditore del turismo Alessandro Bert, il patron di Geox Mario Moretti Polegato, che nel 2020 ha acquistato uno dei più noti alberghi del lungomare di Jesolo, il Casa Bianca, e la storica famiglia di albergatori Menazza).

A meno, ovviamente, di non trovare un accordo proprio con quest’ultimo. Lungo la spiaggia di Jesolo al momento ci sono 4 chioschi in questa situazione, che a pochi giorni dal ponte del 2 giugno sono in trattativa con il nuovo concessionario. In mancanza di un accordo e in attesa della pronuncia del Tar, il prossimo 6 novembre, la stagione va avanti. Certo,  mangiare o bere in alcuni tratti della spiagge di Jesolo quest’anno sarà un po’ più scomodo.

 

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