Il ponte più lungo del mondo, paura e speranza tra Scilla e Cariddi

Cronaca
Raffaella Daino

Raffaella Daino

Il progetto per il Ponte sullo Stretto divide gli abitanti delle città sulle due sponde coinvolte nei cantieri che dovrebbero aprirsi già nei prossimi mesi. Dicono no le centinaia di famiglie le cui case verranno demolite per far posto ai pilastri ma si oppongono anche molti esperti e buona parte dei cittadini preoccupati per le 68 criticità emerse dal progetto e per l'impatto sull'ambiente. Favorevoli invece imprenditori e operatori turistici

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Torre Faro è una frazione di Messina, sulla punta più a nord est della Sicilia, il lembo di terra dell’isola che più si avvicina alla Calabria. E’ qui che sorgerà la torre alta 400 metri che sosterrà sul versante siciliano dello Stretto, il ponte sospeso più lungo mai realizzato al mondo. Centinaia di villette verranno demolite per far posto all’immenso cantiere che coprirà una vasta area da Contesse e Villafranca Tirrena.

 

Cettina Lupoi vive qui da 20 anni. La sua è una delle 27 villette di un residence che verrà raso al suolo se o quando il cantiere verrà aperto. “Viviamo con una spada di Damocle sulla testa, in attesa di una notifica non ancora arrivata” mi dice. “E poi dove andremo? Ho paura che l’intera zona di Messina diventerà un immenso cantiere a cielo aperto. A causa degli scavi centinaia di altri edifici saranno a rischio crollo. E’ un vero incubo. Per questo stiamo portando avanti una battaglia con i Comitati “No Ponte”, una battaglia di buon senso contro un’opera che non è fattibile e di cui sono già state elencate 68 criticità, quelle che il comitato tecnico scientifico chiama “raccomandazioni”.

 

Nella zona interessata dagli espropri le adesioni ai comitati contro il ponte sono migliaia. Incontro alcuni cittadini in occasione della visita della segretaria del Pd Elly Shlein, accompagnata dal segretario dei dem siciliani Anthony Barbagallo. Le voci sono unanimi. “Viviamo in un posto splendido con un paesaggio da sogno destinato ad essere stravolto se davvero il progetto diventerà realtà . Ne sentiamo parlare da 60 anni e ci auguriamo che resti sulla carta. Vorremmo piuttosto che le risorse siano destinate a migliorare la rete autostradale che in Sicilia è abbandonata da 30 anni, con cantieri eternamente aperti e costanti deviazioni che allungano i tempi di percorrenza e trasformano ogni viaggio in un calvario.

 

I dubbi sulla fattibilità dell’opera sono tanti. “Siamo qui per esprimere la nostra vicinanza ai messinesi e opporci alla costruzione del ponte, progetto dannoso e anacronistico” dice Elly Shlein che con i parlamentari Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ha presentato un esposto in procura. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha aperto un fascicolo, contro ignoti, al momento, assegnato al dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione. Nel mirino degli inquirenti le carte relative alle procedure, ai contratti, alla società "Stretto di Messina". Nell’esposto è contenuta la relazione presentata dall’ingegnere e professore universitario Antonino Risitano . 

L'ingegnere Antonino Risitano

 

“Premetto che io sono a favore di un ponte ma sono contrario a questo ponte” dice l'ingegnere e professore universitario Antonino Risitano, perché oggi ancora non ci sono le condizioni tecnico scientifiche per poterlo costruire.  Il ponte ad una campata è una struttura tecnicamente non fattibile, insicura e inaffidabile. Innanzitutto non sono ancora stati completati gli studi di fattibilità, mancano le prove in galleria del vento che richiedono tempo, anni. Un capitolo riguarda i cavi, che non sono in grado di sostenere il peso di un ponte come quello che stanno progettando e lo sapevano già nel 2011. Probabilmente fra vent'anni potremo avere un ponte, con i materiali giusti e le prove portate a compimento”.

La protesta di Renato Accorinti nel 2002

 

Del progetto di un ponte sullo Stretto si discute dall’inizio del nuovo millennio, e le contestazioni erano già accese allora. Il primo a protestare con iniziative eclatanti come la manifestazione sul traliccio di Torre Faro sul quale si arrampicò e trascorse una notte armato di striscione e sacco a pelo è l’ex sindaco di Messina Renato Accorinti. Era il 24 giugno del 2002 e da quel gesto partirono numerose iniziative con una capillare organizzazione del fronte contrario alla costruzione dell'opera.

 

Renato Accorinti continua a manifestare ancora oggi a fianco dei comitati contrari.

“Siamo partiti in quattro e poi siamo diventati così tanti da portare avanti una azione politica senza precedenti. Se pensiamo che noi abbiamo un’enormità di problemi, disoccupazione, case che mancano, sanità, scuola eppure si scende in piazza soprattutto sulla questione No Ponte. La gente ha a cuore questo luogo che concentra una serie di biodiversità uniche. E’ stato avviato l’iter perché diventi patrimonio dell’Unesco, e’ una zona che ricade nelle ZPS cioè zone a protezione speciale e cioè è un luogo che non si può sfregiare, come non si può toccare Piazza Navona.  Nel tempo è maturata questa presa di coscienza grande da parte di tutti i cittadini, non solo i messinesi".

 

"Questa opera non serve a niente" dice Accorinti "perché le merci camminano via mare, dove il trasporto costa meno, si inquina meno del gommato e muoiono meno persone rispetto alle strade dove gli incidenti sono all’ordine del giorno.  L'economia non passa dal costruire un ponte, i posti di lavoro si fanno anche quando costruisci le ferrovie, l'acquedotto e la messa in sicurezza del territorio. Dirottiamo le risorse su cose utili"!

Lo stretto di Messina

Il Ponte sullo Stretto di Messina, secondo quanto previsto dal decreto legge del 31 marzo 2023 e nelle intenzioni dei suoi promotori, avrà una lunghezza totale superiore ai 3,5 chilometri e con una campata unica di circa 3.300 metri. La larghezza è di 60 metri, in grado di accogliere sei corsie stradali e due binari ferroviari ed è sorretto da torri altre 400 metri. Il tutto per garantire il transito di seimila veicoli ogni ora e di 200 treni al giorno. Per il completamento dell’opera saranno necessari sette anni e oltre 15 miliardi di euro.

 

Sul progetto interviene Legambiente secondo cui il ponte non migliorerà la mobilità tra le due sponde ma sarà anche insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, dato che assorbirà risorse che dovrebbero essere investite per migliorare le infrastrutture delle due Regioni interessate.

 

 Che le risorse debbano essere dirottate su opere più urgenti è convinto anche Pietro Patti, segretario generale della Cgil Messina. “Secondo quanto riferito dal Consorzio Autostrade Siciliane, l'80% delle gallerie non sono a norma, così come i viadotti, e per sistemare tutte le autostrade siciliane ci vorrebbero oltre 3 miliardi di euro. E allora, perché dirottare i soldi sul ponte sullo Stretto? Investiamo sulle opere necessarie alla Sicilia e al Meridione. Sanità, trasporti e scuole. I bambini siciliani, infatti, ogni settimana, rispetto ai coetanei nordici, fanno tredici ore in meno di scuola, perché gli enti locali non garantiscono strutture e servizi per le mense. E in Sicilia, inoltre, il 70% delle scuole, non ha neanche le palestre".

 

Sul progetto dell’avveniristico ponte che dovrebbe collegare la Sicilia e la Calabria cittadini, esperti, professionisti, si dividono. Dalla recente analisi sui costi e benefici emerge che il tasso di ritorno, cioè il rendimento ottenuto rispetto all’investimento, “è pari al 4,5% tenendo conto da un lato dell’investimento di 13,5 miliardi per il progetto Ponte e dall’altro dei benefici per il risparmio di tempo e della riduzione di Co2 ottenuti con l’apertura del collegamento”. 

 

Avvocato Fernando Rizzo

“Un’occasione unica di rilancio” dice Fernando Rizzo, fondatore della Rete civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno.

“Con il ponte la Sicilia avrebbe la possibilità di avere finalmente i treni a lunga percorrenza; da Villa San Giovanni a Roma c'è sostanzialmente la stessa distanza che c'è da Roma a Milano eppure l'alta velocità consente ad un milanese di arrivare a Roma in tre ore a differenza di quanto accade oggi per per un calabrese che invece ci impiega quasi 5 ore. La Sicilia con 5 milioni di abitanti e con città grandi come Catania e Palermo è priva dell'alta velocità ed è tagliata fuori da tutti gli investimenti infrastrutturali".

 

"Quanto alle preoccupazioni, ci sono per tutte le grandi opere e non capisco perché non si sollevino obiezioni per il Brennero, con i suoi 60 km di galleria e perché non ci sono state per i 1000 chilometri che sono stati realizzati in Italia di alta velocità con la spesa di 150 miliardi, per quale motivo non sono state fatte proteste per il passante di Bologna, per la variante di valico Toscana ed Emilia Romagna o per la Milano Cortina. Io vedo il ponte di 3,3 km sullo Stretto come una piccolissima parte dell'alta velocità da Berlino o da Helsinki fino a Palermo e credo che gran parte di queste critiche siano del tutto destituite di ogni fondamento. Il fatto che non esiste un'opera come questa non significa che non può esistere un'opera come questa".  

 

"L’evoluzione tecnologica" dice Rizzo "permette di realizzare oggi ciò che non era possibile vent'anni fa. E non c'è il rischio che rimanga più grande incompiuta del mondo perché i soldi ci sono e il piano finanziario prevede la partecipazione anche dell'unione europea. Le grandi opere si fanno sempre, quelle che rimangono bloccate paradossalmente sono sempre le piccole opere. Questa è un'opera fondamentale per lo sviluppo della Sicilia, l'ultima regione in Europa per numero di occupati e con il più alto livello di disoccupazione femminile; tutto questo serve a creare nuove possibilità di investimento e possibilità di sviluppo. Al progetto lavoreranno per il ponte nei prossimi anni 37.000 persone in modo diretto e quasi 70.000 saranno impiegati in modo indiretto e finalmente la Sicilia attraverso il ponte e le altre  opere che si stanno realizzando potrà diventare quel terminale logistico che in questo momento c'è stato negato”.

 

Sindacodi Messina Federico Basile

Se Messina si divide, il suo sindaco mette da parte i dubbi e conferma la volontà a collaborare con la realizzazione dell’opera.

“Messina ha 220.000 abitanti" dice Federico Basile "su un territorio molto vasto e stretto tra mare e monti e che nel ponte vede da un lato un'occasione e un'opportunità e dall’altro una fonte di preoccupazione legata al fatto che in Sicilia, come in Italia, molte incompiute lasciano l’amaro in bocca. Ma questa è un'opera dettata da una volontà politica forte nazionale e forse anche europea e da un punto di vista amministrativo deve comunque vedere pronto il Comune a gestire un’impresa sicuramente impegnativa.  Di certo la zona di Torre Faro è quella più legata all'opera anche in maniera invasiva, lì c'è un agglomerato di persone soggette ad esproprio quindi mi rendo conto della situazione difficile che si vive ma questa è un'opera che impatta su tutto il territorio. So che mancano ancora dei passaggi importanti, come la valutazione dell'impatto ambientale ma noi ci dobbiamo fare trovare pronti a gestire eventualmente una rivoluzione che non è legata solo al ponte ma a tutta la città. E’ un elemento oggettivo che questa opera venga fatta anche con risorse che probabilmente potevano essere destinate ad altro e questo l'abbiamo detto in tante sedi ma altrettanto oggettivo è che questa è un'opera che può cambiare il volto non tanto e non solo della nostra città ma di tutto il sistema del trasporto del meridione".

Giusi Caminiti sindaca di Villa San Giovanni

Il tema delle risorse negate a settori critici come la sanità o le strade, è un tema ricorrente dall’altra parte dello stretto dove la sensazione di abbandono da parte dello Stato tra la gente è ancora più forte. A Villa San Giovanni le case colpite da demolizione saranno 150.

 

“Siamo vicini ai cittadini per spiegare loro le varie fasi di questa vicenda e che tentare di difendere ogni singola casa dalla demolizione” dice la sindaca Giusi Caminiti. “L'impressione che abbiamo è che la stragrande maggioranza della città non voglia l'opera ponte, preoccupata più dalle fasi di realizzazione che dall'opera stessa. Questa città vive per la terza volta l’effetto ponte, prima nel 2004 poi nel 2015 e adesso nel 2024. Abbiamo spiegato ai cittadini che l'annunciato l'inizio dei cantieri a luglio non vorrà dire che verrà aperto il cantiere dell'opera perché sono necessari prima una serie di passaggi,  come l'approvazione del Cipe e la bonifica bellica. Questa città di quasi 13.000 abitanti si vedrà tagliata in due il mare alla collina da quest'opera che poggerà i piedi, cioè un pilastro da oltre 400 metri,  quindi un "Golden gate" sul lungomare di città e avrà il blocco di ancoraggio nel sito panoramico più bello del paese. E la città sa che dovrà convivere con questo cantiere per almeno sette, otto anni ma sa anche che probabilmente questi anni non saranno mai sufficienti per la realizzazione di un'opera gigantesca come il ponte". 

 

"Abbiamo spiegato" - continua la sindaca "che la decisione dell'opera non dipende dal Comune di Villa San Giovanni, che ci faremo assistere dalla commissione , dai tecnici e dai professori universitari per arrivare in soli 60 giorni ad esprimere un parere urbanistico ed ambientale sull'opera più grande del mondo. Impresa titanica per un Comune di piccole medie dimensioni come può essere Villa San Giovanni con una struttura di ufficio tecnico limitatissima, dovremo fare uno sforzo enorme per arrivare preparati al parere della conferenza dei servizi ma noi abbiamo accettato la sfida. Poi bisognerà aspettare che la conferenza dei servizi si concluda positivamente, e così non è stato così nel 2013, poi si dovrà arrivare al Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica) poi si valuterà l'opera e noi riteniamo che i tempi che sono stati dati con il cronoprogramma sono già stati abbondantemente superati e sia inimmaginabile che si possa concludere una procedura di via dell'opera ponte il soli 90 giorni quando non riusciamo a farlo nemmeno per un banale PNR". 

 

"Abbiamo spiegato agli espropriandi che avranno 65 giorni per presentare le loro osservazioni e noi saremo dalla loro parte perché anche se c'è una sola casa su 150 messe a rischio abbattimento a Villa San Giovanni noi la vogliamo salvare. E poi ci sono le 68 raccomandazioni indicate dal comitato scientifico; se dovesse emergere che quei dubbi sono fondati questa amministrazione non permetterà mai che si approvi un progetto che abbia un effetto negativo sul nostro mare, sul nostro stretto, sul nostro territorio, sul nostro ecosistema. Il nostro è un territorio fragilissimo, unico al mondo per le sue peculiarità”.

Scilla

Quando arriviamo a Scilla, splendido borgo sovrastato dal castello Ruffo, incontriamo una spedizione di sub, sono i biologi marini dell’Università di Salerno che qui stanno studiando la gorgonia marina, in un habitat naturale unico per via delle correnti marine nello Stretto.

 

Legambiente ricorda come nell'area siano presenti due Zone di protezione speciale (Zps) e ben 11 Zone speciali di conservazione (Zsc). “Nello Stretto di Messina si concentra una delle più alte concentrazioni di biodiversità al mondo e già nel 2005 la Commissione europea era pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della Direttiva comunitaria uccelli proprio in relazione al progetto del Ponte a unica campata -ricorda Legambiente-. Di estrema rilevanza sarebbero anche gli impatti sull’ecosistema marino, dove sono presenti flussi migratori e passaggi di cetacei, del tonno rosso, del pesce spada, oltre che specie abissali e praterie di Posidonia oceanica”.

 

Filippo Cotroneo, imprenditore di Scilla

Le bellezze e le risorse  della costa calabrese con il ponte verrebbero valorizzate, e diventerebbero accessibili ad un numero molto più alto di visitatori. Ne sono convinti gli operatori turistici che incontriamo sul litorale di Scilla dove si lavora per montare gli stabilimenti in vista della stagione. “Viviamo di turismo e qui in molti siamo favorevoli al ponte” dice Filippo Cotroneo. “Al momento la stagione qui dura un paio di mesi l’anno. Con un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria avremmo un flusso molto più alto di arrivi tutto l’anno. I benefici sarebbero per entrambe le regioni”.

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