Scuola, come aiutare i giovani ad affrontare stress e depressione dovuti alla pandemia

Cronaca

di Ilaria Iacoviello

Aumentano sempre di più le richieste delle scuole per un team di esperti - dall’educatrice alla psicologa, alla pedagogista - che aiuti i ragazzi nel percorso scolastico dopo la pandemia. Vi raccontiamo il progetto della “Scuola dinamica”, nato a Novara due anni fa, con l’obiettivo di essere esteso a tutta Italia

Il rapporto dell’Unicef sulla condizione dell’infanzia del mondo sottolinea in maniera molto chiara quali siano stati gli effetti della pandemia sui giovani. Basta leggere i numeri che ci dicono, come più di un ragazzo su 7, tra i 10 e i 19 anni, conviva con un disturbo mentale diagnosticato. In cifre, 89 milioni i maschi e 77 milioni le femmine. Una situazione peggiorata di gran lunga negli ultimi due anni dove il rapporto è cambiato, in negativo: oggi infatti parliamo di depressione per un giovane su 5 tra i 15 e i 24 anni. 

Suicidio, disturbi alimentari, autolesionismo

Non solo, sempre l’Unicef ci dice che in Europa occidentale i casi di autolesionismo si sono impennati e il suicidio, dopo gli incidenti stradali, è stata la seconda causa di morte tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni (con 4 casi su 100.000). Non è un segreto poi che durante la pandemia i disturbi alimentari siano aumentati del 30% e siano cresciuti negli ospedali i ricoveri per atti di autolesionismo fra i minori: come voler attaccare il proprio corpo che nell’adolescenza, come si sa, ha un ruolo centrale. 

Gli appelli ad intervenire a partire dalla scuola

Da qui gli appelli per aiutare i giovani, con tutti i mezzi che si hanno a disposizione per superare le criticità e per tornare a guardare al futuro con fiducia e ottimismo.

E se parliamo di giovani non possiamo non partire dal ruolo fondamentale che la scuola riveste nella vita degli adolescenti. E non possiamo non partire dalle polemiche che nascono ogni volta che si parla di Test Invalsi che, recentemente, hanno dimostrato come la Dad abbia peggiorato il rendimento dei ragazzi. E mentre si discute su un sistema di valutazione che possa essere applicato a dirigenti scolastici e docenti, sono numerosi i progetti nati a scuola che, puntando sulle neuroscienze applicate alla pedagogia e alla didattica ci dimostrano quali condizioni ambientali siano necessarie al fine di sviluppare l’apprendimento e quale immensa importanza abbia lo sviluppo emotivo-affettivo dei bambini nel processo di apprendimento.

La “scuola dinamica” e il ruolo degli insegnanti

Concetti che sono alla base della “scuola dinamica”, progetto nato da un team di esperti - dall’educatrice alla psicologa e alla pedagogista - che ha come obiettivo quello di sostenere e stimolare una didattica che non sia basata sulla classica lezione frontale ma sul vissuto del singolo alunno, a partire dalle sue esperienze e dalla realtà che lo circonda: famiglia, amici, gruppo classe. Da qui il ruolo fondamentale anche degli stessi insegnanti che andrebbero supportati in base alle proprie esigenze e in base alle esigenze della singola classe.  “Riteniamo che i bambini e i ragazzi meritino una scuola che sappia adeguarsi al mondo reale, alla società dinamica in cui sono inseriti - sottolinea Carina Frossasco, esperta in neuro-didattica e fra le ideatrici del progetto - la scuola deve aiutare i ragazzi, deve stimolarli nella loro unicità, per coltivare i loro talenti. Troppo spesso invece cerca di omologarli con l’idea del voto e della competizione fine a sè stessa.”

Obiettivo che può essere raggiunto solo cambiando l'approccio per quanto riguarda le modalità della didattica e della gestione del gruppo classe. E a testimoniare quanto il progetto sia efficace è la richiesta delle scuole che in due anni, a Novara , città dalla quale è partita questa sperimentazione si è triplicata - dalle scuole dell’infanzia alle scuole superiori- con un obiettivo finale quanto mai ambizioso: estendere la sperimentazione in tutta Italia. 

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