Ex terroristi rossi arrestati, i familiari delle vittime: "Ora verità"

Cronaca
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"Sarebbe il momento giusto per restituire un po' di verità”, sottolinea Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi. Mentre per il figlio Mario non c’è “soddisfazione nel vedere una persona vecchia e malata in carcere”. “Dimostra che la vicenda è tutt'altro che chiusa", commenta Alberto Di Cataldo, figlio di Francesco, maresciallo ucciso nel '78. Maurizio Campagna, presidente dell'Associazione per le vittime del terrorismo e fratello di Andrea, agente ucciso nel '79, chiede che "siano applicate le pene”

È prevista tra oggi e domani la prima udienza per i sette ex terroristi rossi italiani fermati in Francia nel corso dell’operazione ribattezzata "Ombre rosse" (CHI SONO). Si tratta di Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Enzo Calvitti e Giovanni Alimonti delle Brigate rosse, Giorgio Pietrostefani di Lotta continua e Narciso Manenti dei Nuclei armati contro il potere territoriale. Ci vorranno 2-3 anni per l'estradizione. Intanto, Luigi Bergamin, uno dei tre ex terroristi rossi ancora in libertà dopo l'ondata di arresti, si è presentato al palazzo di Giustizia di Parigi con il suo avvocato per costituirsi, come riferiscono fonti inquirenti. Si è costituito anche Raffaele Ventura che è stato rimesso in libertà "sotto controllo giudiziario". Secondo fonti Ansa, tutti e 9 a breve saranno rimandati a casa con gradi diversi di "libertà vigilata". Manca ancora all'appello Di Marzio. Nel mentre già ieri sono arrivate le prime reazioni dei familiari delle vittime del terrorismo rosso.

Calabresi: "No soddisfazione per una persona vecchia in carcere"

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Il giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi assassinato nel '72, dopo ore di silenzio dalla notizia degli arresti di Parigi ha scritto in un tweet: "è stato ristabilito un principio fondamentale: non devono esistere zone franche per chi ha ucciso. La giustizia è stata finalmente rispettata. Ma non riesco a provare soddisfazione nel vedere una persona vecchia e malata in carcere dopo così tanto tempo". Il riferimento è alle vite consumate dei latitanti catturati, ieri braccio armato della lotta proletaria, oggi ultrasessantenni innanzitutto alle prese con i conti della propria età: Giorgio Pietrostefani, accusato dell'omicidio di Luigi Calabresi - quando Mario aveva solo due anni - ha un fegato trapiantato, sopravvive grazie ai farmaci e aveva in programma l'ennesimo intervento in un ospedale di Parigi. "Non voglio illudermi, ma penso che sarebbe il momento giusto per restituire un po' di verità. Sarebbe importante che a questo punto delle loro vite trovassero finalmente un po' di coraggio per darci quei tasselli mancanti al puzzle. Io ho fatto il mio cammino e li ho perdonati e sono in pace. Adesso sarebbe il loro turno”, ha commentato Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, in un colloquio con il figlio sul quotidiano La Repubblica. "Molteplici - aggiunge - sono i sentimenti. Prima di tutto un chiaro e forte segno di giustizia e anche di democrazia. Certo, avrebbe avuto un altro senso per la nostra famiglia se fosse accaduto una ventina di anni fa. Tuttavia, penso che da un punto di vista storico quello che è successo sia veramente fondamentale". Per la vedova Calabresi "è un segno di democrazia perché la Francia, che ha ospitato e tutelato degli assassini per troppi anni, oggi finalmente riconosce e accetta le sentenze dei tribunali italiani".

Di Cataldo: "Vicenda tutt’altro che chiusa"

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"Dopo 43 anni l'arresto dell'omicida di mio padre, dimostra che la vicenda è tutt'altro che chiusa - sostiene Alberto Di Cataldo, figlio di Francesco, il maresciallo ucciso a Milano dalle Br il 20 aprile 1978, nel periodo in cui Aldo Moro era tenuto in stato di sequestro - Vorrei dirgli che ci sono ancora particolari e complici che loro non hanno rivelato. Va fatta ancora luce anche sul sequestro dell'allora presidente della Dc". Monica Guerrieri ha pianto assieme all'amico del padre dopo aver saputo della notizia del fermo di Narciso Manenti: l’uomo nel '79 aveva ucciso suo padre, l'appuntato Giuseppe Gurrieri. "Il collega del mio papà oggi mi ha chiamata in lacrime dicendomi 'ce l'abbiamo fatta'. All'epoca io avevo nove anni e mio fratello 14 e lui aveva assistito all'omicidio".

Campagna: "Applicare le pene"

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Maurizio Campagna, presidente dell'Associazione per le vittime del terrorismo e fratello di Andrea, l'agente di pubblica sicurezza calabrese ucciso dai terroristi nel 1979 a Milano, ora chiede che "siano applicate le pene affinché possano pagare per quello che hanno fatto". E così Ambra Minervini, figlia del giudice Girolamo Minervini, ucciso nel 1980 a Roma dalle Brigate Rosse, a seguito dell'arresto di sei ex Br che si erano rifugiati oltralpe per evitare di scontare le condanne. Ma - dice - "finalmente c'è stato un giro di boa nell'atteggiamento della Francia verso questa situazione". "È una buona notizia, si è costituito, vuol dire che ha capito, è un'ammissione. Adesso potrà scontare le proprie colpe". È il commento di Adriano Sabbadin, il figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 dai Pac, nell'apprendere che l''ex terrorista rosso Luigi Bergamin si è costituito alle autorità francesi a Parigi. Sull'operazione che ha visto la collaborazione tra Italia e Francia Sabbadin ha aggiunto: "io non ho mai avuto dubbi sulla giustizia italiana".

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