In bici da Lublino a Palermo, l'avventura di Pietro Terranova

Cronaca

Raffaella Daino

Per tornare a casa, Pietro ha percorso 2700 km pedalando dalla Polonia fino all'Italia, attraverso Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Croazia. Una scelta dettata dalla necessità e dalla voglia di sfidare se stesso

Arriva in Sicilia stanco, la pelle bruciata dal sole, la barba lunga,  qualche ferita su un ginocchio, calze e scarpe annerite dal grasso della catena che gli aveva dato problemi nell’ultimo tratto. Si scusa per i vestiti sporchi, il suo viaggio non è ancora finito, è appena arrivato dalla Calabria, quando lo intercettiamo sulla costa nord della Sicilia, nel porticciolo turistico di San Nicola L’Arena.

Salutando Pietro Terranova, studente 25 enne palermitano, laureando in ingegneria, ritrovo sul volto esausto lo stesso sorriso che caratterizzava tutte le foto e i video che mi aveva inviato durante il suo incredibile viaggio on the road cominciato a Lublino il primo luglio. La vicenda di questo ragazzone alto e sorridente, cosi come le sue fattezze, mi ricordano tanto la vicenda e l’aspetto del protagonista di Into the wild, libro e film che hanno fatto conoscere al mondo l’esperienza estrema di Christopher McCandless , alias Alexander Supertramp, che a piedi dalla California era riuscito a raggiungere l’Alaska.

Per tornare a casa Pietro Terranova ha percorso 2700 km pedalando dalla Polonia attraversando Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Croazia.

Una scelta estrema, dettata un pò dalla necessità e un pò dalla voglia di sfidare se stesso. Rimasto bloccato a Lublino dove studiava per il progetto Erasmus, dopo la fine del lockdown non aveva trovato un volo per tornare a casa e cosi aveva spedito i suoi bagagli, comprato una bici e l’aveva attrezzata  con lo stretto necessario per affrontare il viaggio, portando l’essenziale e cercando di ridurre il peso, seguendo i tutorial postati sul web da chi prima di lui aveva già fatto una simile esperienza.

La prima domanda che gli faccio è a bruciapelo: lo rifaresti? E senza esitare mi risponde si, assolutamente, questa esperienza spingendolo al limite delle sue forze fisiche ed energie mentali lo ha fatto crescere. Gli chiedo quali sono le cose più belle che ha visto, e mi risponde i paesaggi, magnifici, incrociati sulle strade di mezza Europa, ritrovandosi ad attraversare città popolose e lande deserte immerse nel verde tra foreste e laghi. Paesaggi che poi ha ritrovato tutti insieme, come in una sintesi generale una volta approdato in Sicilia, la terra più variegata tra tutte, con le sue colline e le sue vallate, le montagne e i borghi montani, le scogliere, le spiagge, le città d’arte.

Con una tabella di marcia rigida, le giornate ben organizzate, il gps a indicargli la via verso l’Italia prima e verso la Sicilia poi, Pietro ha percorso 160 miglia al giorno, dormendo negli ostelli o sul divano a casa di amici e l’indomani di buon mattino riprendendo la marcia. Ogni giorno dedicava anche del tempo alla cultura, visitando musei e riportando il suo diario di bordo o sulle pagine dei social, a beneficio di familiari e sostenitori. 

Gli inconvenienti non sono mancati, una brutta caduta in Croazia, la gomma forata diverse volte, le strade sbagliate. E poi ci sono stati quei momenti in cui aveva pensato di non farcela e mollare, nell’ultima settimana, tra la Puglia, la Basilicata e la Calabria, sorpreso da ripidi sentieri di montagna che non si era aspettato di trovare. Ma in un ultimo scatto d’orgoglio e d’energia, concentrando sulle gambe tutta la forza che aveva dentro, era riuscito a superare anche quello scoglio, raggiungendo il traguardo, la meta ambita, la sua Sicilia. E una volta a Palermo, all’università, alla facoltà di Ingegneria che lo vedrà laurearsi a settembre, professori e colleghi gli organizzano una grande festa a sorpresa di bentornato.

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