Caso Eni-Shell-Nigeria, chiesti 8 anni per Descalzi e Scaroni e confisca per oltre 2,1 mld

Cronaca
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Processo in corso a Milano con al centro una presunta tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari versata dalle due compagnie petrolifere ai politici del Paese africano. Descalzi e Scaroni sono tra gli imputati per corruzione internazionale. Tra le altre richieste, 10 anni per l'ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete. Richieste che Eni ha definito "prive di qualsiasi fondamento"

Otto anni di carcere per l'ad di Eni Claudio Descalzi e per il suo predecessore Paolo Scaroni, oltre alla confisca di oltre 2,1 miliardi. È questa la richiesta della Procura di Milano, nell’ambito del processo sul caso Eni-Shell-Nigeria con al centro una presunta tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari versata dalle due compagnie petrolifere ai politici del Paese Africano. Descalzi e Scaroni sono tra gli imputati per corruzione internazionale. La Procura ha chiesto, tra le altre condanne, anche dieci anni per l'ex ministro del petrolio Nigeriano Dan Etete, 7 anni e 4 mesi per Roberto Casula, ex responsabile per le attività operativa per la compagnia petrolifera italiana nell'area dell'Africa sub-sahariana. Richieste che Eni ha definito "prive di qualsiasi fondamento".

Chiesta la confisca di oltre 2,1 miliardi

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La Procura di Milano, oltre alle condanne, ha chiesto la confisca di un miliardo e 92 milioni di dollari - si tratta della stessa cifra della presunta tangente che sarebbe stata versata per ottenere “senza gara” i diritti di esplorazione del blocco petrolifero Opl 245 - a carico di Eni e Shell, le due compagnie petrolifere imputate in qualità di enti nel processo per corruzione internazionale che si sta svolgendo nel capoluogo lombardo. La stessa cifra è stata chiesta in solido a tutti e tredici gli imputati. La cifra totale, quindi, ammonta a oltre 2,1 miliardi.

Le accuse

Le richieste sono state avanzate al Tribunale di Milano dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, che con il pm Sergio Spadaro ha sostenuto l'accusa nel processo per corruzione internazionale. La maxi tangente, secondo le accuse, sarebbe stata versata dalle due multinazionali nove anni fa ai politici della Nigeria con retrocessioni a manager italiani e intermediari in cambio dei diritti di esplorazione del blocco petrolifero Opl 245. Le richieste di pena sono arrivate al termine di una requisitoria svolta per due udienze da Spadaro e oggi da De Pasquale e durata in tutto una dozzina di ore. Durante il suo intervento, De Pasquale ha fatto riferimento a molti documenti, alcuni dei quali tra Eni e Shell relativi all'accordo sul blocco Opl e che dimostrerebbero la "consapevolezza" dei due gruppi che stavano operando in un contesto di business con "tratti criminali". Si ritorna in aula il 9 settembre, quando la parola passerà al legale del governo nigeriano, che è parte civile.

Le altre richieste

Oltre agli 8 anni per Descalzi e Scaroni, i 10 anni Dan Etete, i 7 anni e 4 mesi per Roberto Casula, sono stati chiesti anche 6 anni e 8 mesi per Ciro Antonio Pagano, all'epoca dei fatti managing director di Nae, società del gruppo Eni, e per Vincenzo Armanna, altro ex manager di Eni nel paese africano e grande accusatore nel processo, ritenuto più che credibile in quanto "conosce tutto dell'operazione". Nella requisitoria il pm ha anche ricordato che "il tentativo di influire sulle dichiarazioni" di Armanna è "una prova a carico di Eni e Descalzi del loro tentativo di inquinare il quadro probatorio". Per i presunti intermediari si va dai 6 anni e 8 mesi per Luigi Bisignani ai 6 anni sia per il russo Ednan Agaev sia per l'imprenditore e viceconsole onorario Gianfranco Falcioni. Mentre sul versante Shell si va dai 7 anni e 4 mesi per Malcom Brinded, ai tempi presidente di Shell Foundation, ai 6 anni e 8 mesi e gli altri tre ex dirigenti Peter Robinson, Guy Colgate e John Coplestone. Per ciascuna delle due società, poi, la richiesta è stata una sanzione pecuniaria di 900mila euro. Per i pm tutti meritano l'aggravante della transnazionalità con il riconoscimento delle attenuanti generiche, tranne che per Bisignani ed Etete. Gli altri due presunti mediatori, Obi Emeka e Di Nardo, sono già stati condannati a 4 anni di carcere in abbreviato.

 

Eni: richieste condanne “prive di qualsiasi fondamento”

Le richieste di condanna sono state definite “prive di qualsiasi fondamento” da Eni. In una nota della società si legge: “Nel corso della requisitoria, il pm, in assenza di qualsivoglia prova o richiamo concreto ai contenuti della istruttoria dibattimentale, ha ribadito la stessa narrativa della fase di indagini, basata su suggestioni e deduzioni, ignorando che sia i testimoni, sia la documentazione emersa hanno smentito, in due anni di processo e oltre quaranta udienze, le tesi accusatorie". "Le difese – continua il comunicato – dimostreranno al Tribunale che Eni e il suo management operarono in modo assolutamente corretto nell'ambito dell'operazione Opl245". Nella nota, inoltre, la società sostiene che “Eni e Shell corrisposero per la licenza un prezzo d'acquisto congruo e ragionevole direttamente al governo nigeriano, come contrattualmente previsto attraverso modalità chiare, lineari e trasparenti. Non esistono tangenti Eni in Nigeria e non esiste uno scandalo Eni”.

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