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Claudio Scajola condannato a due anni, uno alla moglie di Matacena

2' di lettura

La sentenza del tribunale di Reggio Calabria: 2 anni per Scajola, con sospensione condizionale della pena, e 1 anno per Chiara Rizzo, moglie dell'ex parlamentare di Forza Italia latitante a Dubai dopo la condanna a 3 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

Due anni per l'ex ministro e attuale sindaco di Imperia, Claudio Scajola, con sospensione condizionale della pena, e un anno per Chiara Rizzo, moglie dell'ex parlamentare di Forza Italia e armatore Amedeo Matacena, latitante a Dubai, con pena sospesa e restituzione dei beni che le erano stati sequestrati. È quanto stabilito dalla sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, a conclusione del processo "Breakfast". Assoluzione, invece, per Maria Grazia Fiordaliso e Martino Politi, ex collaboratori di Matacena.

Scajola e il legame con Matacena

Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che ha coordinato l’inchiesta, aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione per Scajola, per procurata inosservanza della pena, ritenendolo colpevole di aver aiutato Matacena, tutt'ora latitante, a sottrarsi alla condanna definitiva a 3 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stesso Matacena, contattato dall’Agi, ha rifiutato di commentare la sentenza. 

Scajola: "Nulla interferirà con mia attività di sindaco"

Mentre Scajola, dopo la decisione dei giudici, ha fatto sapere: "Pensavo che la mia vicenda processuale si risolvesse già in primo grado. Devo però dire che é andata bene rispetto alla richiesta di condanna a quattro anni e mezzo del pubblico ministero". "Nulla ovviamente interferirà - ha aggiunto Scajola - con la mia attività di sindaco di Imperia". "Sottolineo inoltre che la mia condotta da ministro dell'Interno è stata di assoluta correttezza e di schietta interlocuzione istituzionale con rappresentanti e ambasciatori di altri Stati. Ho cercato di aiutare una donna in gravi difficoltà (Chiara Rizzo, moglie di Matacena) e non Matacena", ha poi precisato. Sul caso si è espresso anche il legale dell’ex ministro, che ha sottolineato: “Spazzata via l'aggravante relativa alla fantascientifica ma infamante accusa portata avanti con pervicacia dalla Procura di Reggio Calabria di aver in qualche modo agevolato la 'ndrangheta e pena più che dimezzata. Si riparte da qui!".

Data ultima modifica 24 gennaio 2020 ore 19:00

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