Giustizia, giudici di pace in sciopero dal 6 gennaio

Cronaca

I professionisti incroceranno le braccia per tre settimane contro la precarietà del settore. Unagipa e Angdp: "Lo Stato sta affrontando la riforma della magistratura onoraria in modo palesemente inadeguato"

I giudici di pace hanno annunciato uno sciopero che scatterà il prossimo 6 gennaio e durerà per tre settimane. A proclamare l'astensione, dopo quella di fine di novembre, sono le associazioni di giudici di pace Unagipa e Angdp. La ragione di questo stop sta nell'incapacità da parte dello Stato italiano di "risolvere la situazione di precarietà della magistratura onoraria".

Un approccio inadeguato

L'accusa mossa al governo è di aver affrontato e continuare ad affrontare "la riforma della magistratura onoraria in modo palesemente inadeguato, avendo presentato un disegno di legge di riforma in totale contrasto con la procedura di infrazione in corso e con l'evoluzione delle cause pregiudiziali pendenti in Corte di Giustizia". Dopo l'esito infruttuoso del tavolo tecnico costituito con decreto ministeriale del 21 settembre 2018, era stato presentato al Senato il ddl n.1438 che non prevede alcuna effettiva modifica della "disastrosa riforma Orlando". Inoltre, questo ddl sarebbe incompatibile con le direttive europee sul lavoro. Lo sciopero è stato indetto per incentivare il ministero della Giustizia e il Governo. Secondo le associazioni è necessaria una proposta, che superi il ddl attualmente in esame e riesca a offire soluzioni alla condizione di precarietà e mancanza di tutele economiche attuali.

Gli obiettivi della protesta

L'obiettivo è ottenere il pieno riconoscimento di tutti i diritti fino ad ora negati, compresi quelli previdenziali come lavoratori pubblici subordinati. Secondo i giudici ciò si può fare, utilizzando gli strumenti normativi già promossi in passato per la sistemazione giuridico-economica della magistratura onoraria, con l'immissione nei ruoli della pubblica amministrazione statale.

I rischi

Secondo i giudici di pace l'attuale situazione di precarietà in cui vessa la magistratura onoraria e la mancanza di tutele economiche, giuridiche e previdenziali necessarie per renderla indipendente, potrebbero costare molto all'Italia. Si parla di "gravissima censura che lo Stato italiano sta subendo e subirà da tutte le istituzioni europee, molto ferree in tema di indipendenza e imparzialità. Attualmente i ddl presentati alla Commissione giustizia del Senato sono stati giudicati irrispettosi "dei dettami della Costituzione italiana e del diritto dell'Unione europea, rimanendo in essi inalterato il rapporto tra lo Stato e il magistrato onorario qualificato come "rapporto di servizio volontario", privo della qualifica di lavoratore e delle conseguenti tutele".

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