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Istat, aumentano i matrimoni ma ci si sposa più tardi. Quasi 3mila unioni civili nel 2018

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 20 novembre

2' di lettura

Secondo il rapporto dell’istituto di statistica, un anno fa ci sono state 4.500 nozze in più rispetto al 2017. Avanza l’età media: 33,7 anni per lo sposo, 31,5 per la sposa. E la metà delle coppie sceglie il rito civile

Aumentano i matrimoni in Italia, ma ci si sposa sempre più tardi. È quanto rileva un rapporto dell’Istat relativo alle nozze nel 2018. Tra gli altri dati evidenziati dall’istituto di statistica c’è anche il fatto che la metà dei matrimoni si svolge con rito civile e che la maggior parte delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso riguarda gli uomini.

Aumentano i matrimoni, stabili le seconde nozze

Nel 2018 sono stati celebrati in Italia 195.778 matrimoni, circa 4.500 in più rispetto all'anno precedente (aumento del 2,3%). Prosegue però la tendenza a sposarsi sempre più tardi: secondo l’Istat gli sposi al primo matrimonio hanno in media 33,7 anni e le spose 31,5 (rispettivamente 1,6 e 2,1 anni in più rispetto al 2008). Capitolo seconde nozze (o successive): dopo una fase di crescita rilevata negli ultimi anni, dovuta anche all'introduzione del "divorzio breve", rimangono stabili rispetto all'anno precedente, con l’incidenza sul totale dei matrimoni che raggiunge il 19,9%.

La metà degli sposi sceglie il rito civile

Poco più della metà dei matrimoni in Italia si svolge con rito civile, il 50,1% per l’esattezza. Marcate le differenze su base geografica: al Nord sceglie questa formula il 63,9% delle coppie, mentre al Sud la grande maggioranza si sposa in Chiesa (i riti civili sono pari al 30,4% del totale). Nel 2018, poi, in 17 matrimoni su 100 celebrati almeno uno sposo era straniero, dato in leggero aumento rispetto all'anno precedente.

Quasi 3mila unioni civili nel 2018

L’Istat ha reso noti anche i dati sulle unioni civili registrate nel 2018. Sono state 2.808 le coppie dello stesso sesso che si sono sposate, in prevalenza uomini (64,2%) e per la maggior parte al Nord-ovest (il 37,2% del totale). Queste si vanno a sommare a quelle già costituite nel corso del secondo semestre 2016 (2.336), anno di entrata in vigore della legge Cirinnà, e dell’anno 2017 (4.376). "Come nelle attese", rileva l'Istat, "dopo il picco avutosi subito dopo l’entrata in vigore della nuova legge il fenomeno si sta ora stabilizzando".

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