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Mafia Capitale, il Procuratore generale della Cassazione chiede conferma di 17 condanne

2' di lettura

Giuseppe Birritteri, nella requisitoria al processo, ha chiesto la conferma di 17 condanne su 18 degli imputati per mafia.  "Non c’è dubbio, è 416 bis". Poi ha aggiunto: "Aggravare posizione di Panzironi", ex ad di Ama. Pg De Masellis: "Condannare politici e funzionari"

"Le caratteristiche del 416bis (il reato di associazione di tipo mafioso, ndr) ci sono tutte": lo ha detto il Procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Birritteri, nella requisitoria al processo Mafia Capitale, chiedendo la conferma di 17 condanne su 18 degli imputati per mafia (COSA C'È DA SAPERE SUL CASO). La Procura della Suprema Corte ha chiesto inoltre di ridefinire nelle motivazioni del verdetto il ruolo di Franco Panzironi, l'ex ad di Ama (la municipalizzata che si occupa di rifiuti a Roma), condannato già ad 8 anni e 4 mesi. "Panzironi, come risulta dall'appello ,non è un concorrente esterno, è partecipe ed è la quintessenza, senza di lui sarebbe venuto meno l'accesso all'amministrazione Alemanno”. La Procuratrice generale Mariella De Masellis ha poi chiesto di confermare tutte le condanne decise dalla corte di Appello di Roma agli imputati che hanno rivestito ruoli politici nell'amministrazione capitolina, come anche funzionari e imprenditori.

Chiesto il riesame per il benzinaio

L'unico annullamento con rinvio delle 18 condanne per reati di mafia emesse nell'appello è stato chiesto dal Pg per Roberto Lacopo (8 anni), il benzinaio di Corso Francia a Roma, dove l'ex Nar Massimo Carminati riuniva i suoi uomini. Per il Pg, manca la motivazione sulla consapevolezza delle "mire espansionistiche" del cosiddetto “Nero”. Nella requisitoria, il procuratore ha chiesto invece di confermare le condanne per Salvatore Buzzi (18 anni e 4 mesi) e Carminati (14 anni e 6 mesi).

L’inchiesta Mafia Capitale

L’inchiesta, che ha avuto oltre 100 indagati, verte principalmente sull’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici del Comune di Roma. Le indagini hanno toccato gli ambienti manageriali e politici della Capitale, vedendo coinvolti, tra gli altri, diversi dirigenti delle società municipalizzate. A guidare l’organizzazione, secondo l’accusa, sarebbero stati l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il ras delle cooperative Salvatore Buzzi. In secondo grado i giudici della terza corte di appello di Roma hanno riconosciuto l'associazione mafiosa, ribaltando così la sentenza di primo grado, non solo a Carminati e a Buzzi, ma anche ad altri 16 imputati. In Cassazione, dopo la requisitoria dei Pg, sono ora previsti tre giorni di dibattimento, eventualmente con coda a sabato.

Data ultima modifica 16 ottobre 2019 ore 18:38

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