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Il ritorno dei capolavori perduti in mostra a Palermo

5' di lettura

Le magnifiche opere di Vermeer, Van Gogh, Monet, Klimt, Sutherland, Marc e Lempicka per la prima volta insieme. “Ri-materializzate" da Factum Arte, che fece rivivere la Natività del Caravaggio trafugata nel '69, e già protagoniste di una serie di documentari su Sky Arte

Gli sguardi della gente sono estasiati. Per la prima volta il pubblico può ammirarli, tutti insieme. "Il ritorno dei capolavori perduti”, la mostra allestita a Palermo a Palazzo Abatellis fino all’8 dicembre, ospita quelle opere d’arte dal valore inestimabile, andate perdute, rubate o bruciate, distrutte per sempre ma tornate a vivere grazie alla tecnologia e all’amore per l’arte di quel team internazionale di esperti, storici, archeologi, restauratori ed esperti di software 3D del progetto Factum Arte, noto per aver fatto “rivivere” la Natività del Caravaggio, rubata una notte d’ottobre di 50 anni fa dall’oratorio di San Lorenzo e qui ritornata nel 2016 grazie ad una fedelissima riproduzione donata alla città da Sky.  Grazie a quella stessa tecnologia all’avanguardia e con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico mondiale Factum arte ora ha ri-materializzato altri 7 capolavori ai quali sono dedicati altrettanti documentari in onda su Sky Arte e sempre disponibili on demand , in cui vengono narrate e descritte le incredibili vicende che hanno avuto come protagonisti quelle opere e i loro autori. Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, è un capitolo di storia contemporanea, in cui la vicenda del Caravaggio è forse la più misteriosa (e terribile), visto che si muove tra misteri e intrighi, rivelazioni di pentiti, boss mafiosi, diatribe di storici, traffici internazionali.

La storia dei capolavori perduti

Tre delle tele sono –  anche se in maniera diversa – legate alla censura nazista: una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900,  fu bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45. “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, venne sequestrata dal principale luogotenente di Adolf Hitler, Hermann Goering e scomparve alla fine degli anni ’40.  “Myrto” di Tamara de Lempicka, fu rubato da un altro generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato.

Nella top ten dei “most wanted” dell’Fbi, la lista delle opere più ricercate al mondo, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer, che fu rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato. Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland invece non piacque allo statista e alla consorte, che decise di bruciarlo in giardino nel 1954. Finirono bruciate anche le “Ninfee” di Monet, nel 1958, in un incendio al MoMa provocato dalla distrazione di un operaio. Infine il “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh, acquistato da un mecenate giapponese, fu distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

La mostra, a cura degli Amici dei Musei Siciliani in collaborazione con SkyArte e Factum Arte, è promossa dall’Assessorato regionale Beni Culturali e Identità Siciliana e dalla Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis.  Aperta al pubblico fino all'8 dicembre, l’esposizione fa parte del festival Le Vie dei Tesori.

Maggiore sicurezza e tutela

Lo scopo della mostra a Palazzo Abatellis nelle parole di Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente dell'associazione Amici dei Musei Siciliani. “Abbiamo organizzato una serie di eventi per mantenere alta l’attenzione sull’indagine sul furto della Natività del Caravaggio, a 50 anni esatti dalla sua scomparsa, ma anche per lanciare una campagna nazionale che abbia lo scopo di proteggere un patrimonio artistico che oggi non è tutelato. L'obiettivo è che non si ripeta quello che è accaduto al Caravaggio e intendiamo coinvolgere a tutti i livelli le istituzioni e gli enti che posseggono beni non difesi, nelle chiese delle città e dei vari paesi che contengono tesori straordinari. E vogliamo anche incentivare l’uso della tecnologia per far vedere capolavori che non esistono più perché sono stati rubati, sono spariti, o distrutti dalle guerre e dalle bombe. “

L’esperto: quando una riproduzione eccellente vale più di un originale distrutto

Alla presentazione della mostra a Palermo incontriamo anche Peter Glidewell, esperto d’arte e consulente di Factum Arte.  “Questa esposizione ha il pregio di mostrare opere che altrimenti sarebbe impossibile vedere e ammirare. E’ un’operazione impensabile fino a qualche anno fa e ci fa riflettere sul rapporto tra arte come idea e arte come materia. Nella letteratura e nella musica non ci poniamo il problema dell’originale ma della bellezza di quello che ascoltiamo o leggiamo. Nell’arte figurativa invece noi leghiamo l’arte alla esistenza materiale dell’opera. In Oriente ricostruiscono tutto sapendo che le cose materiali sono destinate a dissolversi, consapevoli che l’unico modo per non perdere le cose, e per per tramandarle, è riprodurle, e che solo in questo modo l’idea può avere vita eterna. E’ interessante vedere come ricostruire la materia permette all’idea stessa di esser conosciuta e apprezzata e quindi una riproduzione cosi ben eseguita può assumere un valore maggiore rispetto ad un originale impoverito o danneggiato. Per questo sono molto grato a Palazzo Abatellis che ospita questa mostra e a Sky che da rete privata ha fatto un servizio pubblico permettendo di studiare opere e tecniche eccezionali e promuovendo nella sostanza la cultura europea.”

Il governatore, adeguare musei con moderni sistemi sicurezza

"Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci: “Siamo onorati di poter ospitare a Palermo, in Sicilia, l’esito di un impegno culturale, tecnologico e scientifico che restituisce alla memoria una delle pagine più indegne della moderna civiltà, quella che ha visto sottrarre alla pubblica fruizione e al patrimonio collettivo opere di inestimabile valore e per questo, per l'importante contributo, ringraziamo Sky e Factum Arte. Dal canto nostro, annunciamo che la Regione promuoverà un piano per la riqualificazione dei musei siciliani allo scopo di tutelare un vasto patrimonio artistico esposto al rischio di razzie. Molti capolavori sono precariamente custoditi in strutture come chiese e oratori. Abbiamo bisogno di far vivere i musei. Come diceva il compianto assessore e archeologo Sebastiano Tusa (scomparso nel marzo scorso nell'incidente aereo di Addis Abeba) i musei devono essere luoghi di aggregazione e incontro in cui prendere un caffè e parlare di quello che ci circonda. Il museo è sintesi dell’identità di un territorio.”

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