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Batterio New Delhi in Toscana, cresce la preoccupazione: 30 morti sospette

2' di lettura

A lanciare l’allarme è l'aggiornamento dell'Agenzia Regionale di Sanità, che ha rilevato come ci siano stati 708 ricoveri di soggetti portatori del ceppo batterico. Il batterio è stato isolato nel sangue di 75 pazienti, con una mortalità pari al 40%

Un super-batterio di nome New Delhi che, tra il novembre 2018 e il 31 agosto 2019, avrebbe causato 30 morti in Toscana. A lanciare l’allarme è l'aggiornamento dell'Agenzia Regionale di Sanità, che ha rilevato come ci siano stati 708 ricoveri di soggetti portatori del ceppo batterico. Il batterio è stato isolato nel sangue di 75 pazienti, con una mortalità pari al 40% tra i pazienti con sepsi, "ma questo non vuol dire che ci sia un nesso di casualità con la presenza del batterio”, ha precisato l'assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi, rispondendo in aula a un'interrogazione del capogruppo di Forza Italia, Maurizio Marchetti.

Assessore alla Salute: "Faremo più test e analisi"

"Fino al 31 agosto 2019 - ha aggiunto Saccardi - sono stati 708 i tamponi con esito positivo". Per quanto riguarda la lotta al batterio, l'assessore ha riferito che "da oggi tutti i dati sono disponibili sul sito dell'Agenzia regionale di sanità (Ars), dove settimanalmente saranno pubblicati i dati per il New Delhi, con il numero di test positivi e la percentuale di decessi con presenza batterio". La Regione, ha proseguito Saccardi, ha inoltre esteso i test ai reparti di medicina “e non solo di terapia intensiva", accelerando i tempi per l'introduzione del test molecolare: "I risultati passeranno da due giorni a due-sei ore per migliorare i tempi di risposta”. Saranno inoltre eseguiti screening anche nelle case di cura private e sui pazienti delle Rsa che vengono ricoverati in ospedale o dimessi. "Nell'interrogazione - ha proseguito l'assessore rispondendo a Marchetti - si fa riferimento alla tardività dell'intervento della Giunta sul tema", con particolare riferimento al decreto del 26 luglio sulle misure di contrasto del batterio, ma, ha ricordato, le prime segnalazioni risalgono a marzo: "L'allarme è partito dal sistema sanitario, e fin dall'inizio il sistema è stato sotto attento monitoraggio e sono state diramate tutte raccomandazioni e indicazioni poi racchiuse nel decreto”, esteso a tutta la regione.

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