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Omicidio Pamela, Procura di Macerata chiede l’ergastolo per Oseghale

I titoli di Sky TG24 dell'08/05 ore 18

2' di lettura

Il pm ha chiesto anche l’isolamento diurno per 18 mesi per l’uomo accusato del delitto. La tesi dell’accusa è che Oseghale abbia stuprato, ucciso a coltellate e poi smembrato la 18enne

La procura di Macerata ha chiesto la condanna all'ergastolo per Innocent Oseghale, il pusher 30enne di origini nigeriane accusato di aver stuprato, ucciso a coltellate e smembrato il corpo di Pamela Mastropietro. La 18enne romana è stata uccisa dopo aver assunto eroina a Macerata, il 30 gennaio 2018 (LA STORIA). Oltre all'ergastolo, il pm ha sollecitato anche un aggravamento di pena di nove anni e tre mesi per lo smembramento e l'occultamento del cadavere, e l'applicazione dell'isolamento diurno per 18 mesi.

Nessuna attenuante

L'imputato, affiancato dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, era in aula al momento della richiesta di pena avanzata dal pm alla Corte d'Assise di Macerata. Secondo l'accusa, non deve essere concessa alcuna attenuante a Oseghale che - ha sottolineato il magistrato - ha fatto ammissioni "irrilevanti", ha reso "mendaci dichiarazioni" accusando falsamente connazionali di complicità. La Procura ha chiesto inoltre la pena accessoria dell'espulsione del 30enne dal territorio nazionale dopo l'espiazione della pena.

La tesi dell’accusa

Durante la requisitoria del pm Stefania Ciccioli nel processo a carico di Oseghale sono inoltre emersi alcuni dettagli sull’omicidio. Ad esempio, si è saputo che Lucky Awelima, uno dei nigeriani inizialmente coinvolti e poi scagionati dall'accusa di omicidio, sentì la ragazza piangere e lamentarsi mentre lui era al telefono con Oseghale, che in quel momento era in compagnia della giovane. Nel suo discorso di fronte alla Corte d’assise, il pm Ciccioli ha ripercorso tutta la vicenda, ribadendo la tesi accusatoria: il 30 gennaio 2018 Oseghale avrebbe abusato sessualmente di Pamela, approfittando del fatto che fosse stordita dall’eroina, e poi l'avrebbe uccisa, accoltellandola due volte all'altezza del fegato, temendo le conseguenze della reazione della giovane dopo la violenza. La 18enne, ha rimarcato il pm, non morì per overdose ma per le coltellate: le ferite letali erano da punta e taglio, diversamente dalle altre inferte per lo smembramento del corpo, ammesso da Oseghale che invece nega l'omicidio. La difesa dell’uomo ha invece chiesto e ottenuto di effettuare un nuovo sopralluogo nella mansarda di via Spalato 124 dove si consumò il massacro. Le arringhe difensive sono previste per il 15 maggio mentre il 29 potrebbe arrivare la decisione della Corte d'Assise.

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