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Migranti, a che punto siamo con i rimpatri?

4' di lettura

Più volte il vicepremier Salvini si è impegnato ad aumentare il numero di rimpatri di migranti irregolari, ma per il momento poco è cambiato rispetto al governo precedente. VIDEO

Duecentoquindici migranti sbarcati, 221 rimpatriati. A metà febbraio 2019, il ministro dell’Interno Salvini può ben dire che “i rimpatri sono superiori agli arrivi”, come scriveva in una lettera inviata al Corriere della Sera il 29 gennaio. Ma ripensando alle promesse elettorali, al mezzo milione di irregolari “da rimandare a casa”, si tratta di numeri molto bassi. A luglio 2018 era stato lo stesso Salvini a dire “L'Italia ha un pregresso di 500mila clandestini e se non riusciamo ad espellerne più di 10mila l'anno ci mettiamo 50 anni a recuperare il passato”. Il fatto è che anche il ritmo di 10mila annuali, al momento non raggiunto, permetterebbe di rimpatriare solo 50mila persone nei cinque anni della legislatura, un decimo di quanto annunciato.

Poche differenze tra 2017 e 2018

Mentre il dato sugli sbarchi viene aggiornato quotidianamente sul sito del ministero dell’Interno, per reperire quello sui rimpatri è stato necessario contattare il Viminale. Negli otto mesi del governo Conte, Salvini ha più volte affrontato il tema facendo confronti con i risultati dei governi precedenti, ma i rimpatri eseguiti nel 2018 (6820 secondo i dati forniti dal Ministero) non sono stati molto superiori a quelli relativi al 2017 (6.514). Anche se la media del secondo semestre 2018, circa 600 rimpatri al mese, venisse mantenuta, si resterebbe ben al di sotto dei 10mila annuali.

La necessità di nuovi accordi bilaterali

Va sottolineato che, nonostante il calo degli sbarchi, secondo un'analisi dell'Ispi il numero di migranti irregolari in Italia è destinato ad aumentare sensibilmente con la fine dei permessi umanitari. La chiave per incrementare i rimpatri sarebbe la stipulazione di nuovi accordi bilaterali con i principali Paesi di provenienza dei migranti. Ma da quando Salvini è diventato ministro dell’Interno gli accordi sono rimasti gli stessi già esistenti, con Nigeria, Tunisia, Egitto e Marocco. Mancano ancora accordi con Bangladesh, Senegal e Iraq, ad esempio, Paesi d’origine del 54% dei migranti arrivati in Italia nel 2019.

I rimpatri volontari, fondi aumentati

Per quanto riguarda i rimpatri volontari, una misura sponsorizzata dall’Europa perché meno onerosa e traumatica rispetto ai rimpatri forzati, nel 2018 sono stati 900. Per il 2019 il fondo per supportarli è stato aumentato da sei a 12 milioni di euro per permettere a 2700 persone di tornare a casa propria. Ma si tratta di cifre minime in confronto a quanto fatto da altri Paesi europei: nel 2018 la Germania, che da sola effettua quasi un quarto dei rimpatri totali in Europa, ha rimpatriato volontariamente quasi 30mila persone.

La chiave per aumentare i rimpatri sarebbe la stipulazione di nuovi accordi bilaterali con i principali Paesi di provenienza dei migranti. Ma da quando Salvini è diventato ministro dell’Interno gli accordi sono rimasti gli stessi già esistenti, con Nigeria, Tunisia, Egitto e Marocco. Mancano ancora accordi con Bangladesh, Senegal e Iraq, ad esempio, Paesi d’origine del 54% dei migranti arrivati in Italia nel 2019.

 

Per quanto riguarda i rimpatri volontari, una misura sponsorizzata dall’Europa perché meno onerosa e traumatica rispetto ai rimpatri forzati, nel 2018 sono stati 900. Per il 2019 il fondo per supportarli è stato aumentato da sei a 12 milioni di euro per permettere a 2700 persone di tornare a casa propria. Ma si tratta di cifre minime in confronto a quanto fatto da altri Paesi europei: nel 2018 la Germania, che da sola effettua quasi un quarto dei rimpatri totali in Europa, ha rimpatriato volontariamente quasi 30mila persone.

La chiave per aumentare i rimpatri sarebbe la stipulazione di nuovi accordi bilaterali con i principali Paesi di provenienza dei migranti. Ma da quando Salvini è diventato ministro dell’Interno gli accordi sono rimasti gli stessi già esistenti, con Nigeria, Tunisia, Egitto e Marocco. Mancano ancora accordi con Bangladesh, Senegal e Iraq, ad esempio, Paesi d’origine del 54% dei migranti arrivati in Italia nel 2019.

 

Per quanto riguarda i rimpatri volontari, una misura sponsorizzata dall’Europa perché meno onerosa e traumatica rispetto ai rimpatri forzati, nel 2018 sono stati 900. Per il 2019 il fondo per supportarli è stato aumentato da sei a 12 milioni di euro per permettere a 2700 persone di tornare a casa propria. Ma si tratta di cifre minime in confronto a quanto fatto da altri Paesi europei: nel 2018 la Germania, che da sola effettua quasi un quarto dei rimpatri totali in Europa, ha rimpatriato volontariamente quasi 30mila persone.

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