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Rimborsopoli Lombardia: condannati Bossi, Nicole Minetti e Romeo, capogruppo Lega Senato

4' di lettura

Il tribunale di Milano ha condannato a pene da un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi 52 dei 57 imputati nel processo. I coinvolti sono tutti ex consiglieri ed ex assessori, tranne uno

Il tribunale di Milano ha condannato a pene da un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi 52 dei 57 imputati nel processo sulla cosiddetta "Rimborsopoli" al Pirellone, sede della Regione Lombardia. I coinvolti sono tutti, eccetto uno, ex consiglieri ed ex assessori della Regione Lombardia e rispondono a vario titolo di peculato e truffa. Assolti 5 ex consiglieri.

Due anni e 6 mesi a Bossi jr, un anno e 8 mesi a Nicole Minetti

È stato condannato a 2 anni e 6 mesi Renzo Bossi, figlio di Umberto, ex consigliere regionale della Lega. Un anno e 8 mesi invece a Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, nonché ex consigliera regionale del Pdl.

20 mesi a Romeo, capogruppo Lega in Senato

Tra i condannati anche Massimiliano Romeo (1 anno e 8 mesi), attuale capogruppo della Lega in Senato, e Angelo Ciocca (1 anno e 6 mesi), attualmente eurodeputato del Carroccio. Stefano Maullu, europarlamentare di Forza Italia, è stato invece condannato a 1 anno e 6 mesi. Per tutti e tre la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione, così come per tutti coloro che hanno preso pene dai 2 anni in giù. Due anni e 2 mesi invece per Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto. 

La pena più alta a Galli, ex capogruppo Lega in Regione

La pena più alta di 4 anni e 8 mesi è andata a Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione. Galli risponde sia di peculato sia di truffa. Per l'accusa, avrebbe fatto ottenere una consulenza da 196mila euro al genero, anche lui tra gli imputati (l'unico a non essere un politico) oggi condannati e si sarebbe fatto pure rimborsare oltre 6mila euro per il banchetto del matrimonio della figlia. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

Gli altri condannati e i 5 assolti

Altri condannati sono l'ex assessore leghista Monica Rizzi (2 anni e 2 mesi), l'ex capogruppo del Pdl Paolo Valentini Puccitelli (3 anni), l'ex assessore Massimo Buscemi e l'ex capogruppo del Pd Chiara Cremonesi (entrambi a 2 anni e 2 mesi) e ancora gli ex assessori Paolo Pozzi (1 anno e 6 mesi) e Gianluca Rinaldin ( 2 anni e 9 mesi). Assolti invece Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari, Massimo Ponzoni e l'ex presidente del Consiglio Paolo Boni che si è visto anche dichiarare la prescrizione per alcuni capi di imputazione.

Disposte confische e provvisionali di risarcimento

I giudici, che hanno accolto in sostanza la ricostruzione del pm Paolo Filippini - la sua requisitoria risale al marzo del 2017 - oltre alle pene accessorie di rito, hanno disposto confische e provvisionali di risarcimento a Regione Lombardia per centinaia di migliaia di euro. Risarcimenti a carico di quegli imputati che nel corso del procedimento non hanno versato quello che la Procura ha ritenuto sia l'equivalente del denaro sottratto alle casse pubbliche.

Procura: "Romeo fece spese indebite per pranzi e cene"

A Romeo la Procura ha contestato presunte spese indebite spalmate nell'arco di 4 anni per quasi 30 mila euro, denaro speso in molti casi per pranzi e cene. I giudici, nel condannarlo a 1 anno e 8 mesi, sei mesi in meno rispetto alla richiesta del pm Paolo Filippini, con pena sospesa e non menzione, hanno considerato le attenuanti generiche dovute al fatto che ha già risarcito la Regione Lombardia. Per Ciocca la richiesta di condanna era stata di un anno e 10 mesi. La requisitoria del pubblico ministero si era tenuta quasi due anni fa, cioè nel marzo 2017.

Legale Romeo: "Se c'era un sistema, esisteva da 30 anni"

"Se c'era un sistema, c'era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede": così l'avvocato Jacopo Pensa, legale di Romeo ha risposto ai cronisti sulla vicenda delle cosiddette spese allegre al Pirellone. "Faremo appello - ha annunciato - noi puntiamo alla revisione delle condotte contestate perché per noi c'è la mancanza del dolo" nel peculato.

La richiesta di rinvio in vista della legge anticorruzione

L'avvocato Pensa ha ricordato che lui e altri difensori hanno "tentato di chiedere la sospensione e il rinvio della sentenza di oggi per attendere l'entrata in vigore della nuova legge anticorruzione, che ha una norma più adeguata alle condotte contestate" e che consentirebbe di derubricare il reato di peculato in quello meno grave di indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici. I giudici della decima sezione penale, invece, ha spiegato il legale, "se la sono cavata dicendo che non è ancora entrata in vigore". "Abbiamo l'appello per fortuna e non c'è il rischio prescrizione, noi puntiamo alla revisione delle condotte per la mancanza del dolo" ha concluso il legale.

Data ultima modifica 18 gennaio 2019 ore 17:30

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