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Il papà di Alex: "Il cordone trovato a Bologna è poco compatibile"

2' di lettura

Per il bambino di un anno e mezzo, affetto da una rara malattia genetica e ricoverato a Londra, sfuma la speranza di un trapianto da cordone dal Sant'Orsola di Bologna. Continua intanto la gara di solidarietà alla ricerca di un midollo compatibile

Le cellule del cordone ombelicale trovate a Bologna per il piccolo Alex purtroppo non sono compatibili per il trapianto. A dare la notizia è Paolo Montresor, il papà del bambino di un anno e mezzo affetto da una rara malattia genetica e ricoverato a Londra. Sfuma così la speranza di un trapianto da cordone della Banca dei tessuti del Sant'Orsola, la seconda in Italia con oltre 5mila unità congelate.

Il cordone di Bologna non è compatibile

"Ci tenevamo purtroppo ad informarvi che abbiamo parlato in questo momento coi medici inglesi che seguono Alessandro Maria - spiega Montresor -, e che ci hanno confermato un basso livello di compatibilità (verificato con una high resolution HLA di next generation) di tale cordone. Non intendiamo commentare oltre, ma ci teniamo a sottolineare che stiamo parlando della vita di un bambino di un anno e mezzo. Credo che la vera ed unica notizia che la stampa dovrebbe pubblicizzare sia il gesto d'amore e di speranza che una nazione intera, scesa nelle piazze o presso i centri trasfusionali, ha deciso di regalare a tutte le persone malate ed in attesa di trapianto, oltre che la volontà delle istituzioni di riuscire a completare la tipizzazione nel minor tempo possibile”.

I test

Nelle ultime ore era stata diffusa la notizia che, in fase preliminare, il cordone della Banca del Sant'Orsola era risultato "molto compatibile" col bambino. Ulteriori test eseguiti a Londra hanno però dato un esito diverso; come spesso accade in questi casi, spiegano dal Sant'Orsola, il completamento di test clinici su Alex non hanno purtroppo confermato la compatibilità che era scaturita dai dati inizialmente inviati nella capitale britannica. 

La battaglia di Alex

Alex, nato nella capitale britannica da papà veronese e mamma napoletana, è affetto da Hlh (linfoistiocitosi emofagocitica): una malattia genetica molto rara che priva chi ne soffre della perforina, la proteina che consente al sistema immunitario di identificare e combattere batteri e virus. Al momento il bimbo, che ha 18 mesi, è sottoposto a una terapia sperimentale a Londra. Solo un trapianto può salvarlo e il midollo può arrivare dalla donazione di un adulto oppure dal sangue del cordone ombelicale dei bambini i cui genitori abbiano dato il consenso alla donazione al momento della nascita.

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