Milano, istituto Pizzigoni, una scuola tra eccellenza e precarietà

Cronaca

Ilaria Iacoviello

Genitori e figli all'Istituto "Pizzigoni" di Milano (foto archivio)

Il viaggio della campagna #LaMiaScuola parte dalla struttura meneghina dove  i progetti all'avanguardia si scontrano con le incertezze lavorative vissute da gran parte del personale  

22.000 mq di terreno, quasi 1.300 alunni, 35 classi di primaria e 18 classi di scuola secondaria di primo grado. Il primo appuntamento della nostra campagna #LaMiaScuola parte dall’istituto comprensivo Rinnovata Pizzigoni zona Ghisolfa di Milano dove le aule molto spesso diventano campi da coltivare, serre da arricchire e animali da nutrire. Una scuola d’eccellenza che si avvale di un metodo di educativo basato sull’esperienza concreta e personale del bambino, una scuola che, come molte altre, va avanti grazie alla buona volontà dei singoli. In agguato a minare la continuità scolastica c’è infatti quel senso di precarietà con cui la scuola italiana convive ormai da decenni. 

Titolarità e reggenze

La preside Giovanna Mezzatesta ad esempio dopo esserne stata per anni a capo, quest’anno non è più la preside titolare dell’istituto ma ne è diventata la reggente. Non solo: a lei tra titolarità e reggenze fanno capo diverse scuole con tutti i problemi  e le conseguenze che questo comporta. “Sostanzialmente - afferma - tutti quanti siamo costretti ad avere una scuola di titolarità e una di reggenza. Io ad esempio quest’anno sono diventata la preside titolare del liceo scientifico ma ho anche la reggenza di due elementari e una media e questo comporta dovere stare a 360 gradi su tutto. Non è semplice perché le necessità degli studenti di una scuola primaria sono molto diverse da quelle degli alunni di un liceo”.

Riconferme in dubbio

Una situazione di precarietà che accomuna peraltro anche altre figure chiave all’interno dell’organigramma scolastico come il direttore dei servizi generali amministrativi che tra l’altro si occupa del bilancio dell’istituto e che da anni non è di ruolo. “Io da 6 anni a questa parte - sottolinea Cinzia Giammalvo, facente funzioni Dsga - non so mai se verrò riconfermata o dovrò tornare al mio ruolo di segreteria. Il concorso pubblico non viene bandito dal 2000 e il prossimo che ci sarà prevederà la laurea come requisito, laurea che io ad esempio non ho”.

Gli insegnanti di sostegno e le incertezze

Ma il problema principale di questa come di tante altre scuole si chiama insegnante di sostegno, una figura diventata nel corso degli anni fondamentale, figura che però sembra essere ormai una rarità. “La Pizzigoni è una delle scuole che a Milano ha il numero più alto di insegnanti di sostegno. Eppure su 21 posti solo 6 sono coperti. Gli insegnanti di sostegno sono ormai sempre meno. Vengono banditi pochi concorsi e i posti a disposizione sono molto inferiori rispetto alle reali necessità”. Senza contare la mancanza di bidelli, pochi in confronto alle esigenze considerata la struttura dell’istituto. Mancanza che viene compensata con l’impegno di insegnanti e alunni. “Dove possiamo ci arrangiamo - ribadisce Maria Giulia Scolari, insegnante  di italiano e matematica - abbiamo fatto nostra l’idea che questa è la nostra scuola e la dobbiamo curare per renderla sempre più bella. Questo crea senso di appartenza e responsabilizza: non ci si lagna ma ci si da’ da fare...”. Come si danno da fare i tanti insegnanti diplomati ma non laureati il cui lavoro è ora appeso ad un filo. “Io insegno musica in questa scuola da 6 anni. Il 30 giugno rischio di perdere il mio posto di lavoro perché sono diplomato e non laureato - dice Rocco Frasca - nella mia stessa situazione ci sono migliaia di insegnanti. Lavorare così diventa ogni anno sempre più difficile. Si riesce ad andare avanti solo perché si hanno cuore e passione”.

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