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Appalti gonfiati, arrestato ex capo della Protezione civile di Livorno

Le indagini sono state dirette dal Procuratore capo e condotte dalla Squadra Mobile di Livorno (Ansa, foto di repertorio)
2' di lettura

L'accusa è di aver pilotato le gare per favorire amici. Tra gli indagati, raggiunti da misure cautelari, anche un imprenditore e il rappresentante commerciale di una società romana

A Livorno la polizia ha eseguito tre misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, tra cui anche l'ex coordinatore della Protezione civile del Comune, Riccardo Stefanini. I tre si dovranno difendere a vario titolo dalle accuse di turbativa d'asta e truffa ai danni dello Stato. Nei confronti dell'ex funzionario della Protezione civile e di un imprenditore, il gip di Livorno ha disposto i domiciliari con braccialetto elettronico. Mentre al terzo indagato, una donna rappresentante commerciale della società 'ComunicaItalia' di Roma, è stato fatto divieto per un anno di esercitare qualsiasi ufficio direttivo e di rappresentanza, anche commerciale, di persone giuridiche e imprese.

Gare pilotate

Secondo le indagini, dirette dal Procuratore capo e condotte dalla Squadra Mobile, l'ex coordinatore della Protezione Civile di Livorno, preposto alle gare d'appalto, pilotava le procedure per farle aggiudicare ai due complici. Inoltre, sono state accertate gravi irregolarità compiute da Stefanini nel calcolare i costi degli interventi svolti dalla ditta di proprietà dell'imprenditore indagato. Il pubblico impiegato, in occasione dell'allerta meteo per neve/ghiaccio del 25-26 febbraio e 1 marzo 2018, avrebbe aumentato orari e mezzi impiegati, gonfiando per migliaia di euro le spese sostenute dal Comune di Livorno.

L'ex capo della Protezione civile già indagato per peculato

L'ex coordinatore della Protezione civile del Comune, lo scorso maggio, era già stato raggiunto da un'analoga misura cautelare per peculato continuato e aggravato. L'uomo, in quell'occasione, era stato arrestato per il rischio di inquinamento delle prove. Nello specifico il procuratore Ettore Squillace Greco aveva messo insieme "elementi probatori rilevanti, aggravati dalla recidiva specifica". Il funzionario, infatti, era stato già condannato in primo grado per lo stesso reato per fatti avvenuti nel 2009. Secondo l'accusa dalle indagini è emerso come l’ex funzionario utilizzasse "sistematicamente l'auto di servizio per scopi privati, appropriandosi per consumo personale di beni e materiali ottenuti, a seguito di bandi pubblici, per esigenze di solidarietà della Protezione civile e usando per scopi personali anche la carta carburante del Comune".

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