Migranti, i grandi sbarchi di albanesi in Italia negli anni '90

Cronaca

Pietro Adami

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Il Paese oggi apre le porte a 20 profughi della Diciotti, ma anni fa in migliaia cercavano rifugio nel nostro Paese. Il 7 marzo 1991 27mila persone arrivarono a Brindisi. L’8 agosto il mercantile Vlora approdò a Bari con 20mila a bordo. Nel 1997 la seconda ondata

L’Albania ha dato la sua disponibilità per accogliere 20 migranti a bordo della nave Diciotti. "Ieri l'Italia ci ha salvato e oggi siamo pronti a dare una mano", ha assicurato il ministro degli Esteri albanese. Il riferimento è a quanto accadeva negli anni '90, quando oltre un milione di persone fuggirono verso Italia e Grecia dopo mezzo secolo di dittatura. Ben diversa la situazione attuale, con Tirana in attesa di avviare i negoziati per l’ingresso nell’Unione europea. Il grande esodo dal Paese balcanico, che durò per tutti gli anni Novanta, è ricordato soprattutto per due anni, il 1991 e il 1997, in cui ci furono gli sbarchi più consistenti.

1991: l’arrivo del mercantile Vlora con 20mila a bordo

A partire dal 9 febbraio 1991, con la caduta del regime comunista, oltre 10mila persone si ammassarono nel porto di Durazzo per emigrare in Italia in cerca di lavoro. Il 7 marzo, nel giro di poche ore, 27mila albanesi sbarcarono a Brindisi. Il secondo grande arrivo avvenne l'8 agosto dello stesso anno, con l'attracco nel porto di Bari di un mercantile partito da Durazzo, il Vlora, con 20mila migranti a bordo: il più grande sbarco nella storia italiana. Le persone affrontarono ore e ore di navigazione in condizioni inumane. Appena sbarcate, la prefettura ordinò di portarle nel vecchio stadio della Vittoria, alla periferia nord, dove furono trattenute per ore in condizioni critiche. Una decisione, quella dell'allora sindaco Enrico Dalfino, che scatenò le polemiche e le critiche del capo dello Stato Cossiga per la gestione dell’accoglienza. Scattò poi il piano di rimpatrio disposto dal governo: un ponte aereo continuo con Tirana per portare a casa i migranti.

1997: la seconda ondata migratoria

Una nuova grande ondata migratoria avvenne nel 1997. Il 4 marzo un ''Mig'' albanese di fabbricazione cinese atterrava a sorpresa sulla pista dell'aeroporto militare di Galatina, in provincia di Lecce: i due militari a bordo chiedevano subito asilo politico. Quell'atterraggio segnò il via alla seconda grande fuga di albanesi verso le coste italiane, questa volta come conseguenza dei gravi disordini, esplosi nel Paese, con il fallimento delle società finanziarie. Tra i primi a fuggire, appunto, numerosi militari e poliziotti. Non meno di 500 persone giunte sulla costa con ogni tipo di mezzo militare: elicotteri, unità pesanti del tipo delle nostre fregate, vedette siluranti, cannoniere. Numerose famiglie approfittarono poi degli ultimi traghetti per l'Italia per abbandonare il Paese, ormai nelle mani di bande contrapposte. Poi il vero grande esodo che ha portato in Italia poco meno di 17 mila persone, in gran parte a bordo di carrette del mare.

La strage del 28 marzo '97

Il 28 marzo avvenne una vera e propria strage: l'ennesima carretta del mare, carica di persone (il numero esatto non si conoscerà mai, anche se gli albanesi hanno sempre sostenuto vi fossero non meno di 100 persone), entrò in collisione con la corvetta ''Sibilla'' della Marina Militare che, insieme ad altre unità della Marina, della Guardia di Finanza e delle capitanerie di porto, pattugliava l'Adriatico in funzione anti-immigrazione. L’unità albanese si capovolse e si inabissò nel giro di un'ora. Vennero salvate 34 persone; 4 i corpi senza vita recuperati. Tutti gli altri restarono prigionieri nel relitto naufragato. Il 18 giugno il governo adottò una direttiva che stabilì il rimpatrio degli albanesi arrivati quell'anno alla fine del mese di agosto e il 28 giugno il ministro dell'Interno, con una sua ordinanza, disciplinò le modalità per i rimpatri volontari.

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