Chi era Vincino, il vignettista che con il "Male" cambiò la satira

Cronaca
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Vincenzo Gallo è morto a 72 anni a Roma dopo una lunga malattia. Dalle lotte politiche alle rubriche per Lotta Continua, fino alla fondazione dello storico giornale, radicalmente di sinistra ma lontano dal Pci. Dal 1996 era approdato al Foglio 

Dalle lotte politiche nella Palermo di Vito Ciancimino alle prime rubriche per "Lotta Continua". E poi la fondazione del famigerato "Il Male", con la sua satira feroce e le finte prime pagine di "Repubblica" o "La Stampa". "Arrestato Ugo Tognazzi. È il capo delle Br", uno dei tanti titoli-beffa che gli valse perfino una cena al Quirinale con il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il disegnatore e giornalista Vincenzo Gallo, noto come Vincino, morto oggi a Roma all'età di 72 anni in seguito a una lunga malattia, era approdato al "Foglio" di Giuliano Ferrara nel 1996, dopo aver lavorato, tra gli altri, per "L'Ora", "Cuore", "Corriere della Sera" e "Vanity Fair".

La nascita de "Il Male"

Ma il vignettista Vincino fu soprattutto il fondatore e il direttore del settimanale "Il Male" (1978-1982) che in cinque anni cambiò la satira italiana. Era un giornale iconoclasta, radicalmente di sinistra ma lontano dal Pci, provocatorio, irridente, non a caso battezzato "Il Male". Il marchio di fabbrica della rivista era la falsa prima pagina di un quotidiano, ma "Il Male" fu molto di più: per esempio, il banco di prova di alcuni dei disegnatori più grandi di quegli anni, come Andrea Pazienza, Roland Topor, Tanino Liberatore, e la tribuna che ospitava articoli scandalosi su argomenti tabù come il terrorismo e i rapporti tra mafia e politica.

La militanza in Lotta Continua e le prime collaborazioni

Nato a Palermo il 30 maggio 1946, Vincenzo Gallo è protagonista del '68 e dei movimenti studenteschi e operai militando in Lotta Continua nel capoluogo siciliano. Nel 1969 inizia a collaborare con il quotidiano "L'Ora" di Palermo, seguendo da disegnatore il processo sulla strage di viale Lazio. Nel 1972 si laurea in architettura e per l'esame di ammissione all'albo professionale redige il progetto di un centro sociale per ventimila persone, ricalcato sulla pianta del carcere dell'Ucciardone di Palermo. Sempre nel 1972 viene chiamato a Roma a lavorare nel giornale "Lotta Continua", dove resta fino al 1978, anno in cui fonda e dirige "L'avventurista" (inserto satirico del giornale Lotta Continua) e partecipa alla nascita della rivista "Il Male" con Pino Zac e Vauro Senesi, di cui sarà direttore per quattro anni (dei cinque in cui venne pubblicata), fino alla chiusura, nel 1982. Tra il 1984 e il 1985 è stato direttore di "Ottovolante", quotidiano di satira cui hanno collaborato diversi vignettisti: Roland Topor, Andrea Pazienza, Guido Buzzelli, Bernard Willem Holtrop, Jean-Marc Reiser, Jacopo Fo. Nel 1985 partecipa all'avventura de "Il Clandestino", supplemento dell'"Espresso" e collabora contemporaneamente con "Linus" e con "Tango" (diretto da Sergio Staino), supplemento de "l'Unità".

Zut, Cuore e il Foglio 

Nel 1987 è direttore di "Zut" e inizia a collaborare con il "Corriere della Sera". Nel 1988 esce "Cuore" e Vincino ne diventa una delle colonne portanti fino alla chiusura. Nel frattempo collabora con "il Sabato", acquistando così la nomea di "vignettista dai facili costumi" che si porterà fino al 1996, quando comincia a lavorare a "Il Foglio". Nel 1987 fa risorgere "Il Clandestino" con Vauro, Riccardo Mannelli e Sergio Saviane. Nel 1988 collabora con Boxer di Vauro, supplemento de "Il manifesto", di cui dirige un numero. Nell'ottobre del 2011, insieme con Vauro Senesi, Vincino rifonda la storica rivista di satira "Il Male", che ha chiuso le pubblicazioni nel 2013. Successivamente collabora, tra gli altri, con il settimanale "Vanity Fair" e con Radio Radicale. È autore di "Il Male. 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira", pubblicato da Rizzoli nel 2007, e di "Mi chiamavano Togliatti. Autobiografia disegnata a dispense" (Utet, 2018), con prefazione di Giuliano Ferrara, con cui ha vinto il 46° Premio Satira Forte dei Marmi: un'autobiografia oscena e candida, un flusso d'incoscienza, ispirata alle sue malefatte ma anche a ricordi affettuosi e privati.

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