'Ndrangheta, arrestate nel Crotonese 10 persone appartenenti a cosca

Gli arresti sono stati eseguiti nell’ambito dell'operazione "Trigarium" (Fotogramma, immagine di repertorio)
3' di lettura

L'operazione dei carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro ha portato a 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, uno è ricercato. I soggetti, attivi nel territorio di Roccabernarda, puntavano al controllo del territorio. Indagato anche un ex assessore

Omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione, associazione mafiosa di tipo 'ndranghetistico. Sono solo alcune delle accuse di cui dovranno rispondere 15 indagati, 11 dei quali destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, 10 di loro già finiti nell'istituto penitenziario di Roccabernarda, in provincia di Crotone, mentre un altro soggetto è ricercato all'estero. L'ordinanza, emessa dal gip del capoluogo calabrese su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dai carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro alle prime luci dell’alba del 30 luglio. Gli indagati, secondo i militari, costituivano una cosca 'ndranghetista che aveva la sua base operativa nel comune di Roccabernarda.

Operazione "Trigarium"

Gli arresti sono stati eseguiti nell’ambito dell'operazione "Trigarium" che ha portato a undici ordinanze di custodia cautelare in carcere, 10 delle quali eseguite, e quattro denunce, per un numero complessivo di 15 indagati. L’undicesimo destinatario dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere al momento è ricercato all'estero. Durante le indagini, gli inquirenti sono riusciti ad accertare la commissione di alcuni reati anche da parte di funzionari dell'Ufficio Tecnico del Comune di Roccabernarda. Nello specifico, questi ultimi avrebbero favorito l'organizzazione criminale rendendo possibile la realizzazione di opere edilizie abusive. I funzionari dovranno rispondere di falsità ideologica in atti pubblici e abuso d'ufficio.

Indagato anche un ex assessore

Nell'inchiesta 'Trigarium' sono indagati anche un ex assessore e funzionari dell'Ufficio tecnico del comune in provincia di Crotone: a renderlo noto sono stati gli investigatori. Alcuni degli indagati si sarebbero attivati, anche in violazione delle normative vigenti, per agevolare la concessione di un permesso a costruire in favore del presunto capocosca, Antonio Bagnato, per sanare un immobile abusivo. In particolare, l'architetto, e assessore all'epoca dei fatti contestati, Luigi Piro "quale responsabile dell'Utc del Comune di Roccabernarda - si legge nella misura cautelare - rilasciava in appena 9 giorni, lasso temporale questo non conforme alla prassi dell'Ufficio che abbisognava di almeno 20/30 giorni, il permesso di costruire, in violazione della disciplina di settore prevista".

L'omicidio di Rocco Castiglione

L'omicidio di Rocco Castiglione, avvenuto a Roccabernarda il 31 maggio 2014 in un agguato nel quale rimase ferito anche il fratello Raffaele, è stato "determinato dalla volontà di Antonio Santo Bagnato di affermare ulteriormente la propria importanza sul territorio". Lo spiega il comandante provinciale dell'Arma di Crotone, colonnello Alessandro Colella, sottolineando come Bagnato "sarebbe rimasto offeso - ha detto - dall'atteggiamento di Castiglione, che si sarebbe rivolto al sindaco per il rifacimento di una strada senza essere passato prima da Bagnato per il benestare".

Controllo del territorio

"Grazie a questa indagine abbiamo scoperto che a Roccabernarda esiste un 'locale' di 'ndrangheta", ha detto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. "Avere una 'locale' - ha aggiunto - vuol dire avere una rappresentanza nel 'gotha' della 'ndrangheta. Come accade sempre più spesso, anche in questa inchiesta emergono i rapporti con la pubblica amministrazione".
Una volta avviate le indagini, i carabinieri hanno accertato la presenza nel territorio del comune di una cosca di 'ndrangheta dedita "alla commissione di reati contro il patrimonio". Nello specifico gli indagati si rendevano protagonisti di furti e uccisioni di animali d'allevamento e da cortile, danneggiamenti aggravati alle colture e forme di estorsione. Un modus operandi che, nella maggior parte dei casi, faceva desistere le vittime anche solo dal presentare denuncia dei torti subiti.

 

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