Blitz antimafia ad Agrigento, 10 boss tornano in carcere

I carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno eseguito 11 misure cautelari (foto d'archivio)
3' di lettura

In manette sono finiti alcuni membri di Cosa Nostra, già arrestati lo scorso gennaio nell'ambito della maxioperazione "Montagna", ma successivamente scarcerati per uno difetto di motivazione

Dieci arresti e un obbligo di dimora. Questo il risultato della maxioperazione antimafia dei carabinieri del Comando provinciale di Agrigento che nella notte del 27 giugno hanno arrestato alcuni elementi di vertice di cosche mafiose legate a Cosa nostra nell'Agrigentino e nel Palermitano.

Il blitz del 27 giugno

L'operazione ha riportato in carcere alcuni pregiudicati che erano stati rimessi in libertà a febbraio dopo l'imponente operazione denominata "Montagna". L'ordine di arresto, spiccato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stato eseguito nel cuore della notte da oltre 100 militari, supportati da un elicottero, da unità cinofile e dallo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Sicilia. L'operazione, scaturita da attività investigative effettuate dai militari tra febbraio e maggio, ha permesso di infliggere un ulteriore colpo agli assetti di Cosa nostra nelle due province siciliane, consentendo di documentare estorsioni ai danni di 7 aziende. Durante l'azione, i militari hanno inoltre eseguito numerose perquisizioni alla ricerca di droga e armi.

Il nuovo sviluppo delle indagini

Nel corso delle ultime indagini sono stati acquisiti elementi di prova sul coinvolgimento degli arrestati in estorsioni, tentate e consumate, ai danni in particolare di sette società appaltatrici di opere pubbliche di ingente valore. L'inchiesta originaria aveva già documentato l'esistenza di un nuovo mandamento, quello della "Montagna", da cui prende il nome l'intera operazione. Il gruppo sarebbe stato formato da nel 2014 dal 37enne Francesco Fragapane (arrestato già nel corso del primo blitz), e figlio di Salvatore, ex capo provincia di Cosa nostra nell'agrigentino. L'operazione "Montagna", che nello scorso gennaio ha portato all'arresto di cinquantasette persone, viene ritenuta storica dagli inquirenti: per la prima volta, decine di commercianti e imprenditori della provincia per anni vittime del racket, hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti facendo nomi e cognomi degli esattori del pizzo. Con boss di prima grandezza finiti in cella insieme a gregari e prestanomi.

Arresti precedentemente annullati

Alcuni degli arresti eseguiti erano però stati annullati dai giudici della Libertà che, nei mesi scorsi, avevano rilevato un difetto di motivazione in ben 13 misure cautelari. In quell'occasione i magistrati rilevarono che il gip che aveva disposto i provvedimenti si fosse limitato a ricopiare la richiesta di arresto depositata dai pubblici ministeri. Una decisione, quella del Riesame, che aveva rimesso in libertà mafiosi ed estorsori. Dopo il ricorso presentato dalla Procura di Palermo contro la decisione del tribunale, la Corte di Cassazione, che si sta pronunciando in questi giorni, ha dato ragione ai pm e ha annullato le scarcerazioni disposte dal Riesame. 

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