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Massacro Circeo, Izzo: uccidemmo 17enne al Trasimeno. Spunta riscontro

5' di lettura

Secondo i pm si tratterebbe di Rossella Corazzin, friulana che sparì il 21 agosto del 1975 nel Cadore. Sarebbe stata rapita e portata sul Trasimeno. Ci sarebbe un riscontro tra le dichiarazioni di Izzo e la testimonianza di una donna: Rossella caricata su una jeep

L'orrore del massacro del Circeo potrebbe non essere l'unico, né il primo, compiuto da Angelo Izzo (CHI È - LA SCHEDA) e dagli altri del branco nel 1975. Quel gruppo, secondo le dichiarazioni che nel 2016 Izzo ha affidato ai pm della Procura di Roma, sarebbe l'autore, infatti, del rapimento, stupro ed uccisione di Rossella Corazzin, diciassettenne friulana sparita il 21 agosto 1975 nei boschi del Cadore. Su queste rivelazioni spuntano elementi di conferma: c'è un riscontro che unisce la testimonianza di una donna, che vide Rossella Corazzin a bordo di una jeep il 21 agosto 1975, giorno della scomparsa, e le dichiarazioni fatte da Angelo Izzo in due occasioni all'ex Procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone: la ragazza fu rapita su una Land Rover. È questa - apprende l'ANSA da fonti bene informate - una delle "coincidenze" emerse dalle indagini sull'omicidio della diciassettenne che la Procura di Belluno trasmise a Perugia e che poi furono archiviate circa due anni fa.

"Rossella prigioniera 2-3 settimane"

Rossella Corazzin, secondo quanto riporta l'agenzia ANSA, sarebbe stata tenuta prigioniera due-tre settimane nella villa sul Lago Trasimeno dove fu violentata e poi uccisa, dopo il sequestro avvenuto nel 1975 nei boschi del Cadore. Questo è un altro elemento che compare nelle carte già trasmesse nel 2016 dalla Procura di Belluno a quella di Perugia, e qui archiviate. La circostanza che il gruppo criminale di cui faceva parte Izzo fosse presente in quegli anni in Cadore - il "mostro del Circeo" ha detto che si trovavano in vacanza - ha un ulteriore riscontro nel fatto che la famiglia di Gianni Guido aveva una villa a Cortina d'Ampezzo, poco lontano da Tai di Cadore.

Pm: Izzo non ha fatto nome ma è lei

"Nelle dichiarazioni sulle altre violenze del gruppo rese ai pm di Roma e che mi sono state trasmesse, Angelo Izzo ha dedicato poche parole, vaghe, alla vicenda di questa ragazza, Rossella Corazzin, ma ha dato riferimenti su data della scomparsa e luogo dell'uccisione, da far ritenere che sia effettivamente lei", ha detto all'ANSA il Procuratore di Belluno, Paolo Luca, che ha trasmesso per competenza a Perugia il fascicolo sul caso della 17enne avuto da Roma.

Il legale di Izzo: "In questi anni mi ha raccontato molte cose"

"Izzo, che ho incontrato nell'aprile scorso, già nel 2016 mi aveva parlato di questa vicenda sulla quale non posso soffermarmi perché sono in corso indagini - sostiene invece l’avvocato Iorio - In questi anni mi ha messo a parte di molti episodi, spesso non è stato creduto ma non sarebbe corretto dargli una patente di inattendibilità perché in alcuni casi le sue parole hanno ottenuto riscontri dagli inquirenti".

Difensore Guido: notizia priva di fondamento

"È una notizia priva di qualsiasi fondamento. Quello che racconta Angelo Izzo va sempre preso con le molle perché in passato ha dimostrato di essere una persona non coerente e lineare", sostiene invece l'avvocato Massimo Ciardullo, storico difensore di Gianni Guido, uno dei massacratori del Circeo. "Non so nulla di questa vicenda", conclude il penalista.

La cugina della ragazza: "I genitori non si diedero mai pace"

Elisanna, la mamma di Rossella, morta nel 2009, non si è mai arresa al fatto che la figlia fosse scomparsa nel nulla: "Continuava a lavare i suoi vestiti e a farglieli trovare puliti sul letto. Il giorno del suo compleanno comprava sempre una rosa. Per un genitore - ha detto la cugina della ragazza - non sapere che fine ha fatto il primo figlio è quasi peggio di saperlo o vederlo morto. Le parole di oggi mi hanno fatto rivivere l'incubo di quegli anni". "La mamma di Rossella - aggiunge Mara Corazzin - si è sempre battuta contro la cancellazione dai registri dell'anagrafe (la dichiarazione di morte ndr): dopo 20 anni ha fatto istanza in Tribunale affinché l'atto venisse dichiarato nullo. Strascichi di questa sua strategia si sono avuti perfino dopo la morte, avvenuta nel 2009: gli atti con la richiesta del genitore erano ancora pendenti. Non poteva accettare che affermassero che la sua ragazza fosse morta senza che lei o chiunque altro avesse visto il suo corpo privo di vita". "Il papà Sergio morì soli cinque anni dopo - racconta ancora la cugina - ma l'esistenza dei genitori finì di fatto già quella notte. Non si diedero mai pace: la cercarono ovunque. Le tracce portavano solo fino a quella panchina sulla strada: i cani fiutarono il suo odore ma si capiva che qualcuno poteva averla rapita. L'unica alternativa era una caduta nell'orrido, ma le ricerche furono senza esito".

La storia di Rossella Corazzin

Rossella Corazzin era di San Vito al Tagliamento (Pordenone). Studiava al liceo classico. Il 21 agosto 1975 scomparve nei boschi di Tai di Cadore mentre era in vacanza con la famiglia: si allontanò da sola da casa per una passeggiata verso il monte Zucco, portando con sé una macchina fotografica e un libro e sparì nel nulla. Le indagini seguirono per qualche giorno l'ipotesi di una "fuga" volontaria, ma la pista si rivelò poi inconsistente e la vicenda rimase un giallo. Nel 2003 la procura di Belluno riaprì  l'inchiesta perché, sembra, un testimone riferì di aver visto - o aver saputo - che la ragazza aveva accettato "un passaggio in macchina" (mai identificata) quel pomeriggio del 21 agosto 1975. Nuovi spunti che convinsero l'allora pm bellunese Raffaele Massaro a riaprire il fascicolo già chiuso, e che tuttavia non portarono mai a nulla, concludendosi con una seconda archiviazione. Solo nel 2010 il Tribunale di Pordenone l'ha dichiarata legalmente morta.

Data ultima modifica 25 maggio 2018 ore 19:34

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