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28 dicembre 1908: il terremoto che cancellò Messina

L'epicentro del sisma venne registrato nello stretto di Messina (Getty Images)
4' di lettura

Tre giorni dopo il Natale, un sisma del decimo grado della scala Mercalli, con epicentro nello stretto di Scilla e Cariddi, distrusse la città siciliana e gran parte di Reggio Calabria. I morti furono quasi 100mila e altrettanti furono gli sfollati

All’alba del 28 dicembre 1908, in soli 37 secondi, si scatenò una delle più grandi catastrofi naturali della storia. Alle 5.21, un terremoto di intensità 7.1 della scala Richter, con epicentro nello stretto di Messina, distrusse la città siciliana e gran parte di Reggio Calabria. Il sisma, secondo le stime dell’epoca, uccise tra le 80 e le 100mila persone sulle due coste dello stretto e causò circa 100mila sfollati. Un’emergenza senza precedenti che mobilitò per la prima volta una rete di solidarietà nazionale e internazionale che si affiancò al governo nell’opera di soccorso e ricostruzione. Il terremoto del 1908 rappresenta la più grave catastrofe naturale italiana per numero di vittime e per intensità sismica.

 

Maremoto con onde altre fino a 10 metri

L’epicentro del sisma fu molto esteso e causò almeno tre onde di maremoto che colpirono la costa siciliana e quella calabrese. Su quest’ultimo fronte il mare raggiunse, in alcuni punti, i 10 metri d’altezza sommergendo del tutto il villaggio di Lazzaro, in provincia di Reggio. L’acqua non risparmiò nemmeno Messina, dove onde tra i due e i tre metri spazzarono via molti edifici e, più a Sud, gran parte del tratto di costa tra Giampilieri e Giardini Naxos venne fortemente colpito dal maremoto.

 

I fattori che resero il terremoto un’enorme tragedia

Nel 1908 Messina contava circa 120mila abitanti, di cui circa la metà – tra i 60mila e gli 80mila – morirono a causa del terremoto. Tra le cause che comportarono una tragedia di questa portata va considerato l’orario della scossa più forte – 5.21 – che colse nel sonno la maggior parte degli abitanti della zona. Inoltre la quasi totalità delle abitazioni non erano costruite in modo da poter resistere a una scossa di quella intensità, tanto che tra gli edifici che crollarono subito e quelli che vennero giudicati inagibili, furono solo il 10% le case a sopravvivere al terremoto. I danni nell’intera area dello stretto furono stimati in una cifra equivalente ai 2,2 miliardi di euro attuali.

Gli sfollati e la ricostruzione

Nelle ore immediatamente successive al sisma, l’amministrazione cittadina e il governo nazionale dovettero far fronte a una calamità mai vista prima. Oltre ai numerosi morti, le autorità furono costrette a prestare ristoro a circa 100mila sfollati, che nelle settimane successive vennero trasferiti nelle maggiori città siciliane, a Napoli e in altre città italiane. Per la prima volta, l’eco del disastro mobilitò una macchina dei soccorsi proveniente non solo dall’Europa ma da tutto il mondo, con numerosi Stati che inviarono aiuti per contribuire all’opera di ricostruzione. Operazioni che, però, complice anche il Primo conflitto mondiale, giunsero a conclusione solo nel 1932 quando tutti gli edifici pubblici e buona parte degli edifici precedenti vennero ricostruiti.

 

Nuova sede della Protezione Civile regionale a Reggio Calabria

Il 28 dicembre, in occasione del centonovesimo anniversario del grande terremoto, la Protezione civile regione Calabria inaugura la nuova sede di Reggio Calabria che verrà ospitata al piano terra del Centro Direzionale cittadino. "È di questi giorni – si legge in un comunicato diffuso dalla Protezione civile regionale - la notizia, riportata sui più importanti giornali nazionali, della scoperta da parte di un gruppo di ricercatori di un sistema di faglie sotto il mare Ionio che spiegherebbe l'allontanamento lento ma continuo tra la Calabria e la Sicilia e che sarebbe la causa principale dei terremoti". Pericolosità sismica che, quindi, continua a caratterizzare questi territori e che, ancora oggi, si lega "all'alta vulnerabilità della maggior parte delle costruzioni". Motivo per il quale la Protezione civile ha deciso di intraprendere "un processo di radicale rinnovamento e potenziamento della propria struttura".

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