Trentasette anni fa il terremoto scuoteva l'Irpinia

Cronaca
LaPresse-Irpinia

La sera del 23 novembre 1980 un sisma di magnitudo 6.9 causò quasi tremila morti, novemila feriti e lasciò senza casa 300mila persone, con interi paesi isolati per giorni

La sera del 23 novembre 1980 un terremoto di magnitudo 6.9 scosse l’Irpinia per un interminabile minuto e mezzo provocando tremila morti, novemila feriti, 300 mila senza tetto e distruggendo 150mila abitazioni oltre a lasciare interi paesi isolati per giorni. Il sisma si avvertì anche a Napoli dove la gente si riversò nelle strade per trascorrere la notte.  

La scossa

Erano passate da poco le sette e mezza di serra del 23 novembre del 1980 quando la terra in Irpinia tremò per novanta lunghi secondi. Il sisma di magnitudo 6.9 colpì un’area vasta circa 17 mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture, a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. La scossa si avvertì anche a Napoli dove, complici anche la fatiscenza e i limiti strutturali di alcuni edifici, si registrarono morti, feriti e danni ingenti alle infrastrutture. In totale, il bilancio del sisma fu di tremila morti, quasi novemila feriti, 300 mila senza tetto, 150 mila abitazioni distrutte e interi paesi che per giorni rimasero isolati. Dei 119 comuni irpini, furono 99 quelli che riportarono danni alle infrastrutture. Complessivamente nelle regioni coinvolte, Campania, Basilicata e, marginalmente, anche la Puglia, risultarono gravemente danneggiati 688 comuni, corrispondenti all’8,5% del totale dei comuni italiani, con più di metà del patrimonio abitativo andato perduto. Laviano, S. Angelo dei Lombardi e Lioni furono rasi al suolo, mentre danni gravissimi subirono Caposele, S. Michele di Serino, Senerchia e Teora. 

Le polemiche per i soccorsi e il discorso di Pertini

Il 25 novembre, due giorni dopo il terremoto, l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, si recò in elicottero sui luoghi del disastro. Dopo la visita in Irpinia, il presidente denunciò in un messaggio televisivo del 26 novembre il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che in alcune delle zone colpite dal sisma sarebbero arrivati solo cinque giorni più tardi. Il discorso di Pertini ebbe però l’effetto concreto di mobilitare un gran numero di volontari che si recarono nelle aree terremotate per dare il proprio supporto.

Gli interventi

Lo Stato intervenne con un robusto piano per la realizzazione di nuove infrastrutture e aree industriali, stanziando circa 13 mila miliardi delle vecchie lire, l’equivalente di 6,7 miliardi di euro, in Campania, a Baragiano, Isca Pantanelle, San Nicola di Melfi, Tito, Viggiano, Valle di Vitalba, Balvano in provincia di Potenza e Nerico, a cavallo con l’Avellinese. Furono centinaia le imprese a insediarsi nelle aree industriali, ma oggi la maggior parte di queste è ormai chiusa, decretando il fallimento del progetto di ricostruzione e sviluppo che, nell’idea del legislatore, avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato dal disastro del sisma. Alcune grandi aziende, invece, sono ancora in attività, come gli stabilimenti della Ferrero di Balvano e Sant'Angelo dei Lombardi. Stando ai dati rilasciati dalla Camera dei Deputati nel 2011 per i comuni colpiti in Campania, Basilicata e Puglia sono stati stanziati complessivamente 30 miliardi di euro.

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