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Paziente morto per infezione pacemaker, condannato l'ospedale di Desio

2' di lettura

La struttura dovrà risarcire la figlia dell’uomo, deceduto 16 mesi dopo l’intervento, con più di 180mila euro. Secondo il giudice il decesso è stato causato da alcuni cateteri che non erano stati rimossi

L’ospedale di Desio è stato condannato a pagare più di 180mila euro di risarcimento alla figlia di un uomo morto 16 mesi dopo un’operazione di revisione del pacemaker. Secondo un perito il decesso è avvenuto in seguito a "un’infezione contratta nel corso dell'intervento”, al fatto che non fossero stati rimossi gli elettrocateteri e a un “ritardo nella diagnosi”.

La decisione del Tribunale

Ma il giudice del Tribunale di Monza non si è trovato d'accordo con il consulente nell'attribuire le cause del decesso al medico curante e ha condannato l'azienda ospedaliera di Desio spiegando che "è onere" della stessa azienda provare "di aver eseguito l'intervento a regola d'arte e che pertanto l'infezione in sede cardiaca si sia verificata per un evento imprevedibile e inevitabile e non per un'omissione di una attività cui era tenuta". 

I cateteri

Tra gli elementi di responsabilità, il giudice ha evidenziato anche la scelta di lasciare “gli elettrocateteri propri del primo generatore in situ”, decisione “considerata non adeguata al caso concreto dal CTU (consulente tecnico d'ufficio). Inoltre è stato sottolineato che “in cartella clinica non è riportata alcuna annotazione che faccia rilevare l'eventuale valutazione di un maggior rischio dell'espianto rispetto alla bonifica”.

Il paziente era diabetico

A compromettere la posizione dell’ospedale anche le condizioni di salute del paziente che “era diabetico, condizione che, determinando sia uno stato di uno immuno-depressione relativa del paziente sia la necessità di effettuare perforazioni della pelle, che costituiscono possibili vie di accesso di agenti patogeni, ha costituito un fattore di aumento del rischio di infezioni". Quindi, ha concluso il giudice, “sarebbe stato più conforme alle regole d'arte che l'ospedale avesse rimosso l'ulteriore fattore di rischio con la rimozione dei cateteri".

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