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Stupri Rimini, il padre dei due fratelli arrestati parla a SkyTG24

Cronaca

L'uomo, un saldatore di 51 anni, agli arresti domiciliari per furto, ha convinto i figli minorenni a costituirsi dopo essersi fatto raccontare quanto accaduto nella notte tra il 25 e il 26 agosto. Per lui, i ragazzi non sarebbero  però stupratori

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"Avevano bevuto, non so cosa hanno fatto, sono andati con quel ragazzo". A parlare ai microfoni di SkyTG24 è il padre dei due ragazzi minorenni di origine marocchina fermati per lo stupro di Rimini. L’uomo, un saldatore di 51 anni, si trova agli arresti domiciliari per furto e ha precedenti per ricettazione. Sarebbe stato lui a convincere i due giovani a costituirsi, dopo essersi fatto raccontate che cosa avevano fatto.

"Non hanno partecipato a violenza sessuale"

"Sono ragazzi nati in Italia, sono cresciuti qui, con la scuola, con il calcio. Non sono un branco, non sono cresciuti nella giungla", spiega il padre. Per l’uomo i suoi figli si sarebbero fatti influenzare da altre persone, e da lui stesso che ha sempre avuto problemi con i permessi per rimanere in Italia dove vive ormai da 30 anni. I due ragazzi, inoltre, si sarebbero sentiti "dei clandestini", anche se sono nati e cresciuti nel nostro Paese. Il saldatore ha ammesso le responsabilità dei figli nelle rapine della notte tra il 25 e 26 agosto, ma ha negato che abbiano partecipato alle violenze sessuali.

Dalle violenze agli arresti

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto, una coppia di giovani turisti polacchi in vacanza era stata aggredita da un gruppo di quattro uomini sulla spiaggia del bagno 130 a Miramare di Rimini. La ragazza era stata violentata ripetutamente, mentre il suo compagno era stato picchiato e rapinato. Poi la seconda vittima: una transessuale peruviana violentato lungo una strada vicino alla Statale a Miramare e poi abbandonato sul posto con diverse ferite. A una settimana dall’accaduto, è arrivata la svolta nelle indagini: il 2 settembre, i due fratelli di origini marocchine, che hanno 15 e 16 anni, si sono presentati in una caserma dei carabinieri di Montecchio, in provincia di Pesaro e hanno confessato di fare parte del branco. Un terzo componente del gruppo, un 17enne congolese, era successivamente stato fermato dalle forze dell’ordine. Poi la polizia aveva rintracciato e fermato anche il quarto presunto autore delle violenze, un congolese di 20 anni che si nascondeva alla stazione di Rimini. Oggi, per lui, che è considerato il capo del branco, si attende la convalida del fermo.


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