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Migranti, in Cpr negate carte sanitarie

@ANSA
1' di lettura

'Grave violazione dei diritti riconosciuti dalla Costituzione'

Trattenuto da oltre un mese al Cpr di Torino, non può avere la documentazione sanitaria che lo riguarda. Certificati di cui non riesce a ottenere copia neppure il suo difensore. È la situazione di uno straniero di 41 anni, denunciata dallo stesso avvocato, Cristiano Prestinenzi del foro di Bologna, che parla di "una grave violazione di diritti inalienabili dell'individuo riconosciuti dalla Costituzione, dai trattati internazionali e, più in generale, dai principi basilari su cui si regge uno Stato democratico". "Mi ha riferito il mio assistito di avere un problema serio di salute e che sarebbe necessario un intervento chirurgico urgente, per cui avrebbe già effettuato tre accessi in strutture ospedaliere, ma dall'amministrazione del centro mi hanno risposto che per chiedere la documentazione sanitaria devo fare richiesta alla prefettura di Torino e, solo quando ci sarà il consenso, mi verrà rilasciata. È inaccettabile", dice all'ANSA Prestinenzi. Anche considerando, prosegue, "che la stessa coop che ha in gestione il centro il 4 aprile mi ha inviato senza
nessuna autorizzazione documentazione relativa al mio assistito".

Lo straniero, che probabilmente è arrivato in Italia da minorenne e nella sua vita è passato per almeno sei centri, tra Cpt, Cie e Cpr in varie città d'Italia, da una sentenza del giudice di pace di Bologna è definito "apolide" per l'impossibilità di stabilirne con certezza la nazionalità, (e di conseguenza di rimpatriarlo) perché nessun consolato dei Paesi del Maghreb lo ha mai riconosciuto. Si trova nel centro di Torino dopo un arresto per droga avvenuto a Bologna il 2 aprile, con pena patteggiata e la misura del divieto di dimora nel Comune. Privo di documenti, è stato mandato all'ufficio Immigrazione della Questura e da lì è stato disposto il trasferimento al Cpr in Piemonte. "E' stata fatta un'udienza di convalida del provvedimento senza avvisarmi, pur avendo avuto contatti telefonici documentabili con la Questura la sera del 2 aprile precedente la convalida - dice il difensore - e così non ho potuto produrre documentazione utile per spiegare la situazione del mio assistito". Ad una successiva udienza, a Torino il 30 aprile, per discutere la proroga del trattenimento al Cpr, la difesa ha portato la documentazione, tra cui anche una richiesta di protezione internazionale fatta a Bari a febbraio 2018, "a cui non risulta sia stata data risposta", prosegue il legale. Ma il trattenimento è stato ulteriormente prorogato. Negli ultimi giorni l'avvocato è stato informato degli accessi in ospedale dal suo assistito e da altre fonti, e del peggioramento delle sue condizioni di salute ma, in uno scambio di e-mail con l'amministrazione del centro, da cui ha ricevuto a inizio aprile i documenti sull'espulsione, ha chiesto invano la documentazione medica, attraverso la quale potrebbe, ad esempio, formulare ulteriori richieste difensive e, comunque, conoscere con esattezza le condizioni di salute del suo assistito

 

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