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20 settembre: tutto quello che c'è da sapere sullo sciopero del clima

Ambiente

Gabriele De Palma

Getty Images

Comincia oggi una settimana globale di iniziative a favore del clima che prevede due scioperi e diverse manifestazioni. Chi lo organizza, chi partecipa, come e dove si svolge. Le date chiave

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Dopo poco più di un anno dal primo sciopero organizzato dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg, il movimento di studenti che in questi mesi ha portato avanti la richiesta di azioni significative per ridurre le conseguenze del riscaldamento globale giunge a una settimana cruciale. Sono state indette due grandi giornate di manifestazioni per la ‘giustizia climatica’ il 20 e il 27 settembre 2019, che porteranno milioni di persone nelle piazze di almeno 150 Paesi nel mondo. Cerchiamo di mettere insieme tutte le informazioni utili sulla settimana in arrivo.

1. Le date

Innanzitutto è opportuno mettere mano al calendario e segnare le date e gli appuntamenti delle manifestazioni Global Climate Strike. Il primo appuntamento è il 20 settembre, quando tutti i partecipanti sono invitati a scendere per le strade e manifestare per un immediato cambiamento nelle politiche energetiche. Il 23 settembre si terrà a New York il summit dell’Onu per l’emergenza climatica (occasione per cui Greta Thunberg ha attraversato l’Atlantico in barca a vela). Quattro giorni dopo, il 27 settembre, ci sarà una nuova movimentazione generale degli attivisti di Global Climate Strike che confluirà in quello che è stato battezzato il primo Earth Strike. Il motivo della doppia giornata di protesta (20 e 27) è dovuto in parte all’accavallarsi con altre ricorrenze nazionali - e quindi per permettere a tutti i Paesi di aderire - e in parte  per avere la possibilità di mostrare una reazione a quel che si deciderà nel Palazzo di vetro il 23 settembre.

2. Dove

I cortei di protesta attraverseranno le città di tutto il mondo. Più di 150 Paesi in cinque continenti hanno registrato una manifestazione sul sito di GlobalClimateStrike. Dall’Italia al momento si sono registrate ufficialmente sette manifestazioni (Napoli, Bologna e Bari per il 27 settembre, Varano (AN), Tuoro sul Trasimeno, Villacidro e Pesaro il 20), ma le scuole sono appena iniziate e nei prossimi giorni si attendono nuove adesioni. Nelle ultime occasioni tutti i capoluoghi di Regione italiana hanno visto cortei sfilare per le città. 

3. Non solo studenti

Le giornate di manifestazione sono il risultato dell’impegno degli studenti che da un anno organizzano localmente, con cadenza più o meno frequente, gli scioperi del venerdì - i Fridays for Future - iniziati da Greta Thunberg nell’agosto del 2018, quando anziché andare a scuola si sedette fuori dal Parlamento svedese con un cartello di protesta per l’inefficienza delle politiche per l’ambiente. I protagonisti saranno quindi di nuovo gli studenti, dalle elementari alle secondarie superiori, cui si sono aggiunte nel tempo anche molte ong e aziende sensibili al tema. Più di altre volte, però - le manifestazioni non sono mai state chiuse agli adulti, anzi - per il 20 e il 27 settembre tutti gli adulti, e soprattutto chi lavora, è invitato a unirsi ai colorati cortei per le strade della propria città. L’obiettivo è non solo farsi sentire ma interrompere anche il tran tran quotidiano tramite l’astensione dei lavoratori. Lasciare un segno più tangibile delle altre volte anche tra i genitori, insomma.

4. Le richieste

Quel che i manifestanti chiederanno tramite slogan, cartelli e striscioni è quel che chiedono da più di un anno, e cioè che i governi nazionali e le organizzazioni internazionali pongano al primo posto in agenda il riscaldamento globale e attuino le misure necessarie a ridurne l’impatto sulla popolazione e sugli ecosistemi. L’elenco delle azioni da intraprendere per evitare il disastro è lungo, ma riconducibile a uno degli slogan più ricorrenti e presente anche nel manifesto di queste due giornate: ‘porre fine all’era dei combustibili fossili’, i principali responsabili dell’immissione di CO2 in atmosfera e del conseguente ‘effetto serra’.

5. Sciopero digitale

Non tutti potranno partecipare scendendo in strada e interrompendo la propria attività, alcuni proprio non possono assentarsi dal posto di lavoro. Gli organizzatori ne sono consapevoli e hanno predisposto una modalità di partecipazione digitale che permetta a tutti di far sentire la propria presenza. Si può manifestare già in anticipo, aggiungendo un banner al proprio sito, o adottando uno degli stickers Global Climate Strike alla propria foto sui social network (dettagli per il codice da utilizzare e materiale grafico è abbondantemente reperibile sul sito dell’organizzazione). Tante anche le indicazioni e il materiale messo a disposizione e da condividere sulle piattaforma social tra il 20 e il 27 di settembre.  L’hashtag sotto cui tutto questo viaggerà su Twitter, Instagram e Facebook è, ovviamente, #ClimateStrike. 

6. Terzo strike

Quelli dei prossimi due venerdì non sono i primi GlobalClimateStrike. Il primo si è tenuto il 15 marzo del 2019, il secondo il 24 maggio. La partecipazione al primo, già alta con adesioni da 100 Paesi per un totale di 1 milione e 400 mila ragazzi, è aumentata per il secondo con eventi organizzati in 1.600 città di 125 paesi del mondo.