Peste suina, l'Europa a caccia di cinghiali per fermare il morbo

Ambiente
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L'Ue annuncia un piano coordinato per abbattere gli animali infetti che potrebbero danneggiare il settore. Il rischio riguarda anche l'Italia: in Sardegna la malattia è endemica da 40 anni

L'Europa darà battaglia alla peste suina africana. Dalla conferenza ministeriale tenutasi a Bruxelles, convocata dal commissario alla salute Vytenis Andriukaitis per mercoledì 19 dicembre, è stato chiesto ai paesi europei di collaborare a una caccia selettiva a maiali selvatici e cinghiali vettori della malattia.

L'origine dell'epidemia

Il morbo ha iniziato a diffondersi in Georgia nel 2007, ha colpito la Russia e da lì è arrivata in Europa, dove ha infettato animali selvatici e allevamenti in ormai nove paesi Ue: Polonia, i tre paesi baltici, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Ungheria e Belgio. Proprio in quest'ultimo paese, da settembre a oggi sono 231 i casi di cinghiali trovati infetti. Il morbo ha contagiato anche alcune aree della Cina e incombe pure sugli allevamenti di Francia e Germania, ritenuti ad alto rischio.

Le misure per fermare la peste

Per fermare la peste - innocua per l'uomo ma devastante per gli allevamenti - l'Ue vuole, tra le altre cose, tenere sotto controllo la popolazione di cinghiali. Per farlo ha deciso di coinvolgere i cacciatori, richiedendo un abbattimento selettivo e mirato attraverso un'azione coordinata con le istituzioni per scongiurare effetti indesiderati. Infatti, il virus potrebbe essere arrivato in Europa proprio con cinghiali e maiali selvatici spinti verso l'Ue da battute di caccia su grande scala praticate dai russi.

Uno muro per i cinghiali

"In diverse regioni d'Europa la popolazione di cinghiali si è sviluppata in modo incontrollato - ha dichiarato nelle conclusioni Andriukaitis - questo ha un ruolo importante nella diffusione e persistenza della malattia". Quindi, "nel rispetto delle regole Ue sulla protezione della natura", serve collaborazione tra Paesi e tra agricoltori, ambientalisti e cacciatori per mettere sotto controllo la proliferazione dei suini selvatici. La Danimarca, per difendere un'industria che vale 1,5 miliardi di euro, ha annunciato la costruzione di un muro anti-cinghiale alto 150 cm e lungo 70km al confine con la Germania (che insieme alla Francia resta uno dei più grandi allevatori del continente). Ancora da capire è se l'Ue permetterà la costruzione di questo muro, da più parti ritenuto un espediente per chiudere le frontiere alla libera circolazione delle persone.

Rischio per l'Italia

Il rischio è alto anche per l'Italia, dove la peste suina africana è endemica in Sardegna da 40 anni. Di recente la popolazione di cinghiali è aumentata sensibilmente in tutta la Penisola con stime che parlano di 1-1,5 milioni di capi. Se ne è parlato il 14 dicembre in un convegno di Confagricoltura, dove il problema della "densità" dei suini selvatici è stata messa in relazione con il rischio per le produzioni italiane, comprese le grandi Dop, che valgono 1,8 miliardi di euro l'anno in esportazioni.

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