La pelle d'asino? Per l'Economist è il nuovo avorio

Il mercato degli asini a Boulmane, in Marocco (La Presse)
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La domanda proveniente dalla Cina di una gelatina ricavata dall'animale è cresciuta assieme allo sviluppo del Paese: ne è nato un fiorente mercato internazionale  

L'asino, noto nel mondo occidentale soprattutto come animale da lavoro, è anche alla base di una leccornia cinese chiamata ejiao. Si tratta di una gelatina di antichissima produzione, ottenuta facendo bollire la pelle dell'animale e ritenuta una sorta di elisir tonificante. Con l'aumento della domanda di questo prodotto dovuta allo sviluppo del benessere in Cina, scrive l'Economist in un approfondimento, la popolazione di asini è diminuita non solo nel Paese, ma anche in Africa, dal quale vengono importate pelli d'asino in crescenti quantità.

 

Le cifre

Il calo della popolazione degli asini ha proporzioni molto evidenti, anche se alla sua base non ci sarebbe il declino della domanda di bestiame vivo, bensì il crescente appetito verso l'ejiao. In Cina gli asini sono passati dagli 11 milioni del 1990 ai 5 milioni del 2016; in Kenya, fra i Paesi che sopperiscono alla richiesta di pelli, la popolazione dell'animale si è dimezzata, dal 2009 e ad oggi conta 900mila capi. Dal 2011 al 2016, gli asini sono calati del 60% in Botswana e del 20% in Lesotho. La carne d'asino, inoltre, non è considerata interessante in Kenya, che in precedenza si serviva dell'animale solo come aiuto per il lavoro. Eppure il prezzo degli asini è esploso in vari Paesi africani: nello stesso Kenya - ad esempio - solo nel corso degli ultimi sei mesi del 2017 ha subito un'impennata del 325%.

Un fenomeno globale

Non solo l'Africa ha cercato di approfittare del commercio della pelle d'asino: in Kirghizistan e in India le popolazioni di asini sono calate del 20% solo nel corso del 2015 e 2016. Anche il Sud America è entrato nel business, con Brasile e Colombia che hanno sacrificato, nel giro degli stessi anni, rispettivamente il 10 e il 5% della popolazione. La crescita dei prezzi dell'asino, che ormai vale molto di più come ingrediente dell'ejiao che come animale da lavoro, ha spinto gli allevatori a partecipare al mercato – e incrementato i furti di bestiame. “Per un agricoltore di sussistenza in un paese come l'Etiopia ricevere un'offerta equivalente a oltre 200 dollari, in contanti, potrebbe sembrare un'offerta troppo buona perché venga rifiutata ", ha detto all'Economist The Donkey Sanctuary, una Ong dedicata al problema, ",a le conseguenze a lungo termine della vendita dei loro mezzi di lavoro per generare un reddito sono impensabili”. La Cina, per far fronte alle prime limitazioni delle esportazioni di asino da parte di alcuni Paesi (come Pakistan e Botswana) ha deciso di ridurre i dazi su questo prodotto dal 5 al 2%.

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