Sacchetti bio, ministero Salute: "No riutilizzo, ok a monouso da casa"

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È la posizione ufficiale del dicastero, che dice no al riuso delle buste - che dovranno essere idonee per gli alimenti - per il rischio di contaminazioni. Il ministro dell'Ambiente Galletti difende la scelta di evidenziare i prezzi: "Scelta chiara e trasparente"

I nuovi sacchetti biodegradabili per frutta e verdura, obbligatori e a pagamento dal primo gennaio, potranno essere portati da casa a patto che siano monouso. È la posizione del ministero della Salute, arrivata tramite il segretario generale Giuseppe Ruocco: i sacchetti non potranno essere riutilizzati perché sussiste un rischio di eventuali contaminazioni, ma - spiega Ruocco - "non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portarli da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti". Afferma Ruocco che "il riutilizzo dei sacchetti determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche". Il titolare dell'esercizio commerciale, ha aggiunto il segretario generale del ministero della Salute, "avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l'idoneità dei sacchetti monouso introdotti". Intanto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti difende la scelta di rendere esplicito il prezzo dei sacchetti negli scontrini: "Scelta chiara e trasparente".

Prezzi in vista, Galletti: "Scelta chiara e trasparente"

Ad anticipare la posizione del ministero della Salute era stato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti in un'intervista a Repubblica: “I sacchetti per la spesa di frutta e verdura si potranno portare da casa, ma solo se sono contenitori nuovi. Parliamo di cibi freschi: vale la normativa igienico sanitaria”, ha affermato Galletti. Il ministro difende ancora la scelta dell’obbligo dei sacchetti biodegradabili a pagamento e di rendere chiaro il loro prezzo: “Io rivendico la bontà del provvedimento ambientale: ho fatto una scelta chiara e trasparente per evitare abusi, e ne assumo la titolarità. Oggi il consumatore sa quanto paga: tra 1 e 2 centesimi, cifra irrisoria in un anno", sottolinea Galletti. "Se non avessimo fatto la scelta di metterlo in chiaro, il costo sarebbe finito nel prezzo di vendita" e non sarebbe stato "controllabile. L'aumento poteva anche essere molto più elevato, e c'è un dovere di trasparenza verso il consumatore". "Un'interpretazione malevola l'ha fatta passare come un aumento delle tasse: non è così, è valenza ambientale e rispetto per i mari". I controlli, aggiunge, "scatteranno nelle prossime settimane: attiveremo guardia di finanza, Noe e carabinieri".

I sacchetti biodegradabili obbligatori da gennaio

È appena entrata in vigore la norma, contenuta nel cosiddetto decreto Mezzogiorno (legge 123/2017), secondo cui i sacchetti utilizzati per imbustare frutta e verdura, e altri alimenti freschi, devono essere biodegradabili e compostabili. La norma prevede che i sacchetti non possano essere gratuiti e, come già accadeva per le normali buste della spesa, il prezzo deve finire sullo scontrino. Il costo che ogni famiglia dovrà sostenere in più all’anno oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro. Alla diffusione della notizia era scoppiata la polemica soprattutto sui social: accuse di un "nuovo balzello" per i consumatori, e soprattutto di "regalo" del governo all'azienda leader dei sacchetti biodegradabili in Italia, la Novamont, guidata da Catia Bastioli ritenuta vicina a Matteo Renzi. A difendere la norma erano stati lo stesso Matteo Renzi (“Nessun complotto, aiutiamo la green economy”) e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Anche Legambiente ha sostenuto la norma, affermando che i nuovi sacchetti biodegradabili "fanno bene all'ambiente e aiutano a contrastare il problema dell'inquinamento da plastica”.

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