L’Ue autorizza l’uso del glifosato per altri 5 anni, Italia contraria

5' di lettura

Sono stati 18 i Paesi favorevoli a estendere per un quinquennio la vendita del controverso erbicida. Il ministro Martina: "Utilizzo zero entro il 2020". Macron: "In Francia bandito entro tre anni". Critiche da Greenpace e Slowfood

I governi dell'Unione europea hanno votato per rinnovare per cinque anni l'autorizzazione alla vendita del glifosato, il controverso erbicida brevettato da Monsanto e utilizzato in modo intensivo in agricoltura. La proposta della Commissione ha ottenuto la maggioranza qualificata, dopo che 18 Paesi hanno votato a favore, nove contro (fra cui l’Italia), e che uno si è astenuto. La Commissione ha annunciato di voler procedere con il rinnovo dell'autorizzazione entro il 15 dicembre. 

Il voto sul rinnovo

Il voto sul rinnovo dell'autorizzazione del glifosato è avvenuto nel cosiddetto "comitato d'appello" che riunisce i rappresentanti degli Stati membri a livello ministeriale. Oltre all'Italia, hanno votato contro: Belgio, Grecia, Francia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia, mentre il Portogallo si è astenuto. Decisivo il voto positivo della Germania che fino alla vigilia delle votazioni sembrava intenzionata ad astenersi. "Il voto di oggi dimostra che quando lo vogliamo tutti, siamo in grado di condividere e accettare la nostra responsabilità collettiva nel processo decisionale", ha commentato il commissario responsabile della Salute, Vytenis Andriukaitis. Nel caso in cui non fosse stata raggiunta la maggioranza qualificata, sarebbe toccato alla Commissione decidere in tutta autonomia se rinnovare o meno l'autorizzazione del glifosato. 

Martina: "Utilizzo zero entro il 2020"

Sulla questione è intervenuto, per l'Italia, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina: "Abbiamo votato contro il rinnovo oggi perché siamo convinti che l'utilizzo di questa sostanza vada limitato. L'Italia già adotta disciplinari produttivi che limitano l'uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa al fine di portare il nostro Paese all'utilizzo zero del glifosato entro il 2020". 

Coldiretti: in Italia divieto per aree frequentate da popolazione o "gruppi  vulnerabili" 

In Italia resta comunque il divieto di uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da "gruppi  vulnerabili" quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi  scolastici e strutture sanitarie, ma anche in campagna in pre-raccolta, "al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura". Lo ha affermato la Coldiretti che sottolinea gli effetti del decreto del ministero della Salute, in vigore dal 22 agosto del 2016, che non vengono modificati dalla decisione dell'Unione Europea di rinnovare per cinque anni la licenza di utilizzo. "L'Italia deve porsi all'avanguardia nelle politiche di sicurezza alimentare nell'Unione Europea e fare in modo che - sottolinea la Coldiretti - le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe, come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di pre-raccolta".

Greenpeace: "Voto odierno regalo a multinazionali agrochimiche"

Critica anche Greenpeace: "Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell'Italia, che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato”, ha Lo detto Federica Ferrario, di Greenpeace Italia. "La proposta della Commissione Ue - ha proseguito Ferrario - è basata su una dubbia valutazione del rischio sul glifosato, che afferma che non vi sono prove sufficienti su un legame della sostanza al rischio di cancro, nonostante l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) lo abbia classificato come ‘probabilmente cancerogeno’ per le persone".

Slowfood: "Una tragedia"

Anche Slowfood ha espresso il suo dissenso sulla scelta. "Il voto mostra come la maggior parte dei governi europei non abbia rispettato il volere di oltre un milione di cittadini europei che aderendo all’European Citizens Initiative (Ice) intendevano eliminare l’erbicida dal sistema alimentare e dall’ambiente", si legge in un comunicato. Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia commenta così la decisione: "Una tragedia. Ci ritroveremo tra 5 anni a contare i danni del glifosato, in un contesto peggiorato dalle condizioni climatiche".    

Macron: "Glifosato bandito entro tre anni"

Contraria alla decisione la Francia di Emmanuel Macron. Parigi chiede quindi alla commissione Ue di presentare "rapidamente" delle proposte per rivedere i metodi di valutazione delle sostanze chimiche. "La Francia auspica che la Commissione presenti delle proposte per la riforma del quadro europeo di valutazione delle sostanze chimiche, al fine di rafforzare la sua trasparenza e indipendenza", è la dichiarazione arrivata dal Matignon. È poi arrivato un tweet del presidente stesso che ha ribadito il suo impegno a bandire dalla Francia il glifosato "al più tardi fra tre anni". 

Cia-Agricoltori: "Si è tenuto conto dei pareri di organi scientifici competenti"

Ad accogliere positivamente il voto di Bruxelles, è stata invece la Cia-Agricoltori Italiani, spiegando che "si è tenuto conto dei pareri degli organi scientifici competenti in materia. L'agricoltura italiana è attenta alla produzione sostenibile e alla salute pubblica". "Questa decisione in sede europea", spiegano ancora da Cia, "dimostra che non c'è alcun allarme da questo punto di vista. Grazie a questa proroga, le aziende agricole italiane eviteranno di perdere terreno e competitività rispetto alle aziende di Paesi extra-Ue, dove la sostanza è ammessa. Senza il rinnovo al glifosato giunto oggi dall'Europa, le nostre imprese avrebbero dovuto ricorrere in tempi rapidi a prodotti alternativi, con un aumento dei costi e una riduzione delle rese".

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