Cristina: “Ho vinto la timidezza grazie a MasterChef"

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Abbiamo incontrato Cristina, finalista della sesta edizione di MasterChef Italia che, pur non riuscendo a vincere, ha comunque trovato la sua strada. Vivere di cucina e magari un giorno aprire un suo ristorante. Ecco l’intervista

di Massimo Vallorani

Ha chiamato il suo menu degustazione, nella prova di finale di MasterChef, “L’eleganza della semplicità” e forse non ci sono parole più appropriate per descrivere Cristina, la “Principessa di San Marino”, riuscita, malgrado la sua timidezza, le sue paure e la sua innata emotività, a sfiorare la vittoria finale nell’edizione numero 6 di MasteChef. Ha vinto Valerio, il giovanissimo talento culinario di Sant’Arcangelo di Romagna. Ma Cristina ha vinto la sua personalissima battaglia. Adesso ha capito cosa fare della sua vita, a cosa dedicarsi, a cosa appassionarsi.
 

Partiamo con una domanda originalissima e che probabilmente nessuno le avrà mai fatto: come è cambiata la sua vita dopo MasterChef?
La mia vita ne è uscita stravolta, completamente cambiata. Pensavo di fare l’avvocato e invece, ora, voglio dedicarmi alla cucina. Magari un giorno aprire un ristorante tutto mio. Mi piace sognare ma adesso ci credo veramente.
 

Dove è finita la sua timidezza?
Quella c’è sempre, ma quando ho preso coscienza di potercela realmente fare non mi sono più fermata. E spero di continuare su questa strada.
 

Ma intanto sulla sua di strada ha trovato Valerio, il sesto MasteChef italiano.
Con Valerio, siamo oramai fratelli. Ci vediamo anche spesso. Lui è un vero talento e mai vittoria fu più meritata. Unico nella sua genialità.
 

Cristina, com’è iniziato il suo rapporto con il cibo e con la cucina?
Nella mia vita, prima di MasterChef, sembrava tutto già prestabilito. Poi, pian piano si è insinuato l’interesse per tutto quello che riguarda il mondo della cucina. Comincio a leggere, ad approfondire, a guardare tanti programmi in tv sull’argomento. E capisco che potrebbe essere una via d’uscita dalla consuetudine. Poi arriva MasterChef e il sogno diventa realtà. Insomma per un’autodidatta non è il massimo?
 

Un'autodidatta che è riuscita a confrontarsi con un Invention Test sul Placton e a cucinare addirittura un cuore?

Sì e ne sono orgogliosa. Penso che cucinare sia un fatto anche intuitivo. Sul placton, per esempio, che per la cronaca non avevo mai visto, la prima cosa che ho fatto è odorarlo. Poi ho intuito che sarebbe stato bene con alcuni ingredienti e con altri no. Insomma istinto e sensi. Uno dei miei segreti in cucina.
 

Il momento più bello della sua avventura a MasterChef?
Beh, entrare nella cucina stellata di Quique Dacosta. Un tre stelle Michelin. Mi sembrava di essere in un sogno. Poi vincere addirittura questa prova in esterna, il massimo del massimo. Non potevo chiedere di più.
 

E quello più difficile?
Sicuramente la prova finale. Ne sono uscita esausta.
 

Un’ultima curiosità. Come sono gli Chef a telecamere spente?
Sempre fantastici sia in trasmissione che a telecamere spente. Comprensivi, attenti, sempre pronti a dare consigli. Non soltanto a parole. Basta un loro sguardo per capire se stai andando nella direzione giusta. Ed io in conclusione penso proprio di aver imboccato la strada giusta. Grazie a MasterChef!

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