Il Trono di Spade 7: la recensione del terzo episodio

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Non perde tempo The Queen’s Justice, il terzo episodio della settima stagione de Il Trono di Spade, e se da una parte finalmente assistiamo all’atteso incontro tra Jon e Daenerys, tra il ghiaccio e il fuoco, dall’altra non possiamo fare a meno di fermarci su altri momenti veramente forti. Torna prepotentemente in scena Tyrion, Lena Headey nei panni di Cersei è sublime, e, di nuovo, gli equilibri in gioco sono tutti da rivedere. In attesa dei prossimi appuntamenti con la serie (clicca qui per scoprire quando, dove e come vederla), leggi la recensione del terzo episodio (NB, ovviamente CI SONO SPOILER se non l'avete ancora visto!!)

 

di Linda Avolio

 

 

Il terzo episodio della settima stagione de Il Trono di Spade si intitola The Queen’s Justice, la giustizia della regina. Prima di vederlo abbiamo tutti pensato che si riferisse a Cersei, desiderosa di vendicare la morte di Myrcella, ma c’è un’altra regina a Westeros. Stiamo ovviamente parlando di Daenerys, e riferito a lei il termine giustizia assume un significato molto meno personale, molto meno virato verso la restituzione di un torto subito, e si sposta verso una domanda dal respiro decisamente più ampio: cos’è la giustizia per un sovrano? Cosa significa fare la cosa giusta? La cosa giusta per chi, tra l’altro? Facciamo un passo indietro, e partiamo proprio dalla primissima scena, che vede il Re del Nord e Ser Davos sbarcare sulla spiaggia di Roccia del Drago.

 

 

“Il bastardo di Grande Inverno”, saluta Tyrion. “Il nano di Castel Granito”, ribatte Jon. Una piccola e veloce reunion, ma fa piacere vedere finalmente un sorriso sul volto del personaggio di Kit Harington. Dopo aver consegnato armi e barca, è tempo di salire fino alla fortezza. Lungo la strada, il Folletto chiede notizie su Sansa e precisa che il loro matrimonio non è mai stato consumato. Jon confessa che i suoi fedelissimi lo considerano un pazzo per essersi recato fin lì, e Tyrion gli risponde che non può dar loro torto, perché finora non è andata molto bene gli Stark che si sono mossi verso sud. “Ma io non sono uno Stark”, risponde secco Jon, senza sapere che, ragionando per linea paterna, ciò è verissimo, ma non nel senso che intende lui. A interrompere il tranquillo cammino del gruppo è Drogon, che vola appena sopra le loro teste. Jon e Ser Davos si buttano a terra. Non possono credere ai loro occhi: tre draghi adulti. “Ti direi che ci si abitua, ma non è così. Forza, la loro madre ti aspetta”, li tranquillizza Tyrion.

 

 

A osservare dall’alto sono Melisandre e Varys. Lui vuole sapere perché lei si tiene così distante dai loro ospiti nonostante sia stata lei stessa a suggerire di convocare il Re del Nord. E’ una Melisandre molto diversa da quella che ci è stata presentata nella seconda stagione. E’ una Melisandre che dopo prove ed errori, alcuni veramente imperdonabili, ha finalmente capito qual è il suo ruolo nel disegno più grande: “Ho fatto la mia parte, ho riunito il fuoco e il ghiaccio. Il tempo in cui mormoravo nelle orecchi dei re è giunto al termine. Sarei solo una distrazione se restassi qui”. Varys, ambiguo come non mai, la provoca, è chiaro che vorrebbe sapere quali sono i suoi piani, e alla fine lei lo accontenta: andrà a Volantis. “Bene. Non dovresti più tornare a Westeros, non saresti al sicuro qui”, le dice con un mezzo sorriso il Ragno Tessitore, ma Melisandre, dopo tutto ciò che ha visto e fatto, non si lascia di certo intimidire. “Oh, tornerò eccome un’ultima volta. E’ destino che io muoia in questo strano paese. Proprio come te”.

 

 

Finalmente assistiamo all’atteso incontro tra Jon e Daenerys, tra il ghiaccio e il fuoco. A presentare lei è Missandei, che recita tutti i suoi titoli, mentre a presentare lui, dopo un cenno dello stesso Jon, è Ser Davos. “Lui è il Re del Nord”, enuncia sicuro il Cavaliere della Cipolla, col suo fare diretto. Davos sarà anche un uomo semplice, ma non è uno sprovveduto. Quando Daenerys si rivolge a Jon chiamando “my lord”, lui la corregge subito: “Chiedo scusa per il mio accento di Fondo delle Pulci, ma Jon Snow è il Re del Nord, non è un lord”. Lei ribatte citando la storia, Thorren Stark, l’ultimo Re del Nord, che giurò fedeltà eterna ai Targaryen, e chiede che Jon si inginocchi. Lui non cede, e le ricorda le terribili cose fatte da suo padre, ma lei lo interrompe: “Mio padre era un uomo cattivo. A nome di tutta la casa Targaryen, ti chiedo scusa per i crimini commessi da lui nei confronti della tua famiglia. E ti chiedo anche di non giudicare una figlia per le cose fatte da suo padre”. Jon, e anche noi spettatori, inutile negarlo, è colpito da questa ammissione, e anche dal resto del discorso. Dany gli ricorda che le loro casate sono sempre state unite, e che i secoli che hanno visto i Targaryen sul trono hanno portato pace e prosperità a tutto il Continente Occidentale.

 

 

“Io sono l’ultima Targaryen, Jon Snow: rendi onore al giuramento dei tuoi antenati”, dice Dany, senza rendersi ovviamente conto dell’ironia della cosa, visto che di fronte a sé ha suo nipote, il figlio, seppur illegittimo (ma sarà veramente così?), di suo fratello Rhaegar. Long story short: lui non accetta di inchinarsi e farsi nominare Protettore del Nord, e le dice che non è interessato a combattere contro Cersei, perché la vera minaccia arriva dall’estremo nord. La vera minaccia sono i morti. Lei è, giustamente, scettica, la sua priorità è (ri)appropriarsi del trono. Ser Davos cerca di salvare la situazione appellandosi alla ragione, ma Jon, che sa benissimo quanto sia grave la minaccia costituita da Re della Notte, è troppo emotivo, e per poco non viene liquidato come traditore. A salvarlo è l’arrivo di Varys, che porta una brutta notizia: la flotta di Yara è stata distrutta da Euron. Bisogna rivedere i piani.

 

Insomma, questo primo incontro tra i personaggi di Emilia Clarke – che ha completamente abbandonato l’interpretazione di Daenerys a cui ci aveva finora abituati – e Kit Harington è carico di tensione, e non c’è dubbio: c’è ancora molta, molta, molta strada da fare!

 

Rivediamo per pochissimo Theon, che viene recuperato da una delle poche navi scampate all’attacco della flotta del Re delle Isole di Ferro. Il capitano gli dà del codardo per non aver fatto nulla per salvare Yara, ma era solo questione di tempo prima che accadesse qualcosa del genere: il personaggio di Alfie Allen non ha mai superato i traumi causatigli da Ramsay, ed è difficile immaginare un vero riscatto per lui.

 

 

Ad Approdo del Re, intanto, Euron Greyjoy è accolto da una folla adorante. Sfila per le vie della Capitale, fino alla sala del trono. Dietro di lui, in catene, Ellaria e Tyene, unica Serpe sopravvissuta (purtroppo per lei!), al guinzaglio la nipote Yara. Sotto gli occhi allibiti di Jaime, che in più occasioni deve mordersi la lingua, il pirata dei quattordici mari consegna il suo regalo a Cersei, che lo nomina ammiraglio della flotta reale. Il piano del personaggio di Pilou Asbæk sta funzionando, ma la leonessa è chiara: gli concederà la sua mano solo dopo che la guerra sarà vinta.

 

La scena successiva è tanto prevedibile quanto perfetta. Sapevamo benissimo che prima o poi Cersei avrebbe portato a termine la sua vendetta nei confronti di Ellaria, colpevole di averle strappato l’amata Myrcella, la sua unica figlia, ma le interpretazioni di Headey e Varma sono riuscite a rendere questo momento praticamente perfetto. “Voglio che tu sappia che lo capisco, capisco la furia che ti muove. Ero lì il giorno in cui Ser Gregor ha schiacciato la testa del tuo amato Oberyn. Ora lui è sepolto da qualche parte, mentre Ser Gregor è qui, più forte che mai. Dev’essere dura per te”, la prende in giro Cersei. Ellaria non può ribattere: non solo è incatenata, ma è anche imbavagliata. Proprio come sua figlia, che si trova al lato opposto della cella, nelle angoscianti segrete della Fortezza Rossa. Ma la regina dei Sette Regni non ha ancora finito: “Quando mia figlia, la mia unica figlia, mi è stata strappata…beh, è qualcosa di impossibile da spiegare se non hai perso un figlio. L’ho allattata io stessa nonostante mi dicessero di darla alla balia, non potevo vederla nelle braccia di un’altra donna. Io non ho mai avuto una madre, ma Myrcella sì. Lei era mia. E tu me l’hai strappata. Perché l’hai fatto??!”. Poi accade l’inevitabile: Cersei dà un bacio sulle labbra alla giovane Serpe. In un parallelismo praticamente perfetto, anche la leonessa di casa Lannister uccide la figlia della sua nemica avvelenandola. Solo che, a differenza di Cersei, Ellaria assisterà non solo alla dolorosissima e angosciante morte di Tyene, ma anche al lento disfacimento del suo corpo. “Controlla che le guardie cambino le torce regolarmente, non voglio che si perda nulla”, sono le ultime parole di della regina a Qyburn.

 

 

Rinvigorita dalla vendetta, Cersei si reca nelle stanze di Jaime. I due, come non succedeva ormai da molto tempo, passano la notte insieme, e noi spettatori ancora una volta ci rendiamo conto di quanto il personaggio di Nikolaj Coster-Waldau sia schiavo non solo di questo amore malato, ma anche, soprattutto e nonostante tutto, di sua sorella. Il mattino seguente, però, ci sono incombenze ben meno piacevoli per la sovrana dei Sette Regni: un emissario della Banca di Ferro di Braavos è venuto a riscuotere i debiti della Corona. Altrimenti la Banca dovrà puntare su un altro cavallo, quello vincente, nello specifico Daenerys. Cersei, sempre più sicura di sé, lo convince però che puntare tutto su qualcuno che non sia un Lannister sarebbe rischioso, perché a differenza di tutti gli altri “Un Lannister paga sempre i suoi debiti”.

 

 

Torniamo a Roccia del Drago, da Jon e Tyrion, che, senza essersi messi d’accordo, s’incontrano nello stesso punto sulla scogliera. Per rimuginare, a quanto pare. Jon osserva da lontano la sua nave. E’ preoccupato, deve tornare al nord per preparare a dovere i suoi uomini, non ha tempo da perdere. “Come faccio a convincere qualcuno che non mi conosce che un nemico a cui non crede ci ucciderà tutti?”, chiede il Re del Nord. Jon è arrabbiato, soprattutto con se stesso: come ha potuto essere così stupido da spingersi fino a lì, al cospetto della figlia del Re Folle? “Fortunatamente per noi, non siamo i nostri padri”, ribatte Tyrion. “Daenerys avrebbe potuto salpare per Westeros molto tempo, fa, invece è rimasta dov’era per aiutare le persone. Alcune di queste persone si trovano qui: finché sei nostro ospite, prova a chiedere loro cosa pensano della loro sovrana”. L’intento del Folletto è chiaro: vuole che Jon sappia di più su Daenerys, e allo stesso tempo vuole che Daenerys sappia di più su Jon. Solo così potrà forse nascere la fiducia necessaria per farli diventare alleati. E’ sempre il Folletto a suggerire alla Madre dei Draghi che il Re del Nord potrebbe essere un grande aiuto, dopo aver perso i Martell e la flotta di Yara. “E’ venuto fin qui rispondendo alla tua chiamata. Lascia che raccolga il vetro di drago. Dagli qualcosa. Se si sbaglia non ci abbiamo comunque perso nulla. Fai un passo avanti verso una relazione più produttiva. Tienilo occupato”, dice in modo convincente il Primo Cavaliere, infatti nella scena successiva vediamo il secondo incontro tra i due sovrani. Lontani dalla sala del trono e dai protocolli, finalmente si può parlare. Dany non solo dà il permesso a Jon di accedere alla miniera di vetro di drago, ma addirittura gli dice che gli darà tutti gli uomini di cui ha bisogno. Il primo passo è stato fatto.

 

 

Dalle scogliere di Roccia del Drago a Grande Inverno. Sansa, temporaneamente alla guida del Nord, ha preso molto seriamente questo impegno: vuole essere certa che le scorte di cibo siano sostanziose, per ogni evenienza, e che i soldati abbiano delle armature adatte all’inverno. Dietro di lei, come un’ombra, Ditocorto, che in realtà per una volta le dà un consiglio veramente utile: “Non combattere al Nord, o al Sud. Combatti ovunque e sempre ogni battaglia. Nella tua testa. Chiunque è tuo nemico, chiunque è tuo amico. Ogni possibile serie di eventi sta prendendo forma, tutti nello stesso momento. Vivi così, e niente ti coglierà di sorpresa, perché ogni cosa che succederà sarà qualcosa che hai già visto”. Il momento è interrotto dall’arrivo di un soldato: c’è qualcuno all’ingresso.

 

 

Si tratta di Bran, che finalmente è riuscito a tornare a casa. Sansa è emozionata, si lancia su di lui, lo stringe tra le braccia, ma il giovane Stark non ha nessuna reazione. Completamente immerso nel suo mondo, nel mondo del Corvo con Tre Occhi, Bran è ovunque e da nessuna parte allo stesso tempo. Nel giardino di Grande Inverno, sotto l’Albero del Cuore, Sansa cerca di capire cosa sia successo al fratello minore. Lui tenta di spiegarle qual è il suo compito adesso, tenta di farle capire che lui ha visto, vede e vedrà tutto, e per farlo le riporta alla mente un momento per lei traumatico: la notte in cui è diventata la moglie di Ramsay. La notte in cui è stata stuprata. Non ci è ancora chiaro il ruolo che Bran avrà da qui in avanti: c’è chi dice che il vecchio Corvo con Tre Occhi era lo stesso Bran, tornato indietro per auto-insegnarsi come usare i propri poteri, e c’è chi dice che Bran, che può viaggiare nello spazio e nel tempo, abbia influito sul passato più di quanto ci sia dato sapere. Che sia lui il famoso Bran il Costruttore, colui che ha edificato la Barriera?

 

 

Alla Cittadella, intanto, assistiamo a un fatto prodigioso: Ser Jorah è guarito! Dopo la dolorosissima operazione effettuata da Sam, infatti, non rimane traccia delle placche grigie, e addirittura il cavaliere dice di provare meno dolore. L’Arcimaestro Ebrose è colpito da questo improvviso miglioramento, che ha quasi del miracoloso... Ma bando alle ciance, la cella serve per ospitare gli ammalati, e visto che Ser Jorah malato non lo è più, è tempo di dirgli addio. Prima di andare alla ricerca della sua amata Khaleesi, il figlio di Jeor Mormont non può fare altro che ringraziare Sam. Anche perché sa benissimo che il buon Tarly verrà punito per non aver obbedito agli ordini! In effetti va proprio così, Ebrose lo obbligherà a ricopiare a mano una copiosa quantità di libri e pergamene ormai in decomposizione, ma sotto sotto l’Arcimaestro non può che prendere atto dell’ottimo lavoro del suo allievo. Forza Sam, siamo con te!!

 

A proposito di Khaleesi: Daenerys è fuoriosa, vorrebbe montare su Drogon e andare personalmente a dare fuoco alla flotta di Euron, ma Varys riesce a farla desistere. Le cose andranno infatti diversamente. Scartata l’idea iniziale di attaccare Castel Granito dal mare, Tyrion, che ha progettato la rete fognaria della fortezza, dà a Verme Grigio e ai suoi preziose indicazioni per raggiungere un ingresso sconosciuto a chiunque. Gli Immacolati riescono a prendere possesso del castello dei Lannister in poco, troppo poco tempo. Il motivo? L’armata del leone non si trova lì. Guidati da Jaime e da Randyll Tarly, i soldati fedeli alla regina stanno infatti andando ad attaccare Alto Giardino, sede della casata Tyrell. A vincere sono ovviamente i Lannister, che non solo portano a casa un’altra vittoria, ma anche le ricchezze dei Tyrell.

 

 

La presa di Castel Granito si trasforma dunque in una doppia sconfitta: non solo Verme Grigio e i suoi ora sono bloccati lì, assediati dalla flotta di Euron, che nel frattempo si è avvicinata e ha fatto fuori sicuramente molte delle navi della Madre dei Draghi, ma addirittura Daenerys ha perso un’altra potente, e ricca, alleata. Dalla posizione di superiorità assoluta in cui si trovava fino a poco fa, ora la Madre dei Draghi si trova, paradossalmente, nella situazione opposta. C’è bisogno di trovare nuovi alleati, e bisognerà trovarli in fretta.

 

L’episodio si chiude con una scena importante, non solo perché porta con sé la morte di un personaggio molto amato dai fan, ma anche perché contiene una rivelazione che potrebbe creare attrito tra i fratelli-amanti. Olenna, che non ha potuto fare altro che osservare inerme l’arrivo delle truppe nemiche, è nelle sue stanze. Arriva Jaime, e ovviamente lei capisce subito il motivo per cui lui si trova lì: per ucciderla. Jaime, fedele alla sorella, è però riuscito a convincerla a dare una morte dignitosa alla Regina di Spine: niente umiliazioni per le strade della Capitale, niente decapitazioni, niente squartamenti, niente impiccagioni. Lady Olenna se ne andrà bevendo un’ottima coppa di vino, ovviamente con dentro del veleno. E si tratterà di un veleno che uccide in modo indolore.

 

 

L’anziana matriarca di casa Tyrell accetta il suo destino da vera signora, senza pianti, senza strilli. Vuota la sua coppa in pochi secondi, ma prima di andarsene per sempre lancia la stoccata finale e definitiva: “Non sopporterei di morire come tuo figlio, con le mie stesse mani attorno al mio collo, sputando bile e bava, gli occhi rossi, la pelle viola. Dev’essere stato orribile per te, come Guardia Reale, e come padre. Per me è stato orribile, uno spettacolo scioccante. Non è stato per niente come me l’ero immaginato. Vedi, non avevo mai visto quel veleno in azione. Dillo a Cersei. Voglio che sappia che sono stata io”. Con questa rivelazione si chiude la storia di Olenna Tyrell, magistralmente interpretata da Diana Rigg. Ma non c’è solo la tristezza per aver perso un personaggio come il suo: ci sono anche tutte le implicazioni che derivano da questa confessione. Allora veramente non è stato Tyrion. E non c’entra neanche Sansa. Come reagirà la leonessa di casa Lannister?

 

 

 

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