Ilva, Calenda fa saltare il tavolo: "Da azienda proposta irricevibile"

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Stop di 24 ore nelle acciaierie di Taranto e Cornigliano contro il piano di 4mila esuberi. Vertice tra azienda e sindacati annullato dal ministro dello Sviluppo economico: "Garantire condizioni salariali e contrattuali"

Quella del 9 ottobre è una giornata di sciopero per l’Ilva di Tranto. Sono iniziate alle 7 del mattino le 24 ore di stop ai lavori indette da Fim, Fiom, Uilm e Usb, in quello che doveva essere il giorno del vertice al Mise in cui discutere il piano dell'acquirente Am Investco (controllata dal gruppo franco-indiano ArcelorMittal) che ha confermato i 4mila esuberi programmati. Ma l'incontro è saltato: il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha annullato il tavolo tra le parti facendo sapere alla società che non è accettabile aprire il confronto senza garantire le condizioni salariali e contrattuali. "La proposta dell'azienda su salario ed inquadramento dei lavoratori è irricevibile", ha detto Calenda da Twitter, aggiungendo: "Tavolo aggiornato", dopo lo stop dell'incontro. La delegazione dei vertici di ArcelorMittal si è detta "sconcertata" dalla decisione presa dal Ministro Calenda di non aprire il tavolo. 

Calenda: "Ripartire dall'accordo di luglio"

"Bisogna ripartire dall'accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti", ha precisato il ministro. Intanto si sono registrati scioperi non solo a Taranto, ma anche a Novi Ligure, e nello stabilimento di Genova Cornigliano, dove c'è stata un'assemblea alle 5 del mattino seguita poi da un corteo. Secondo fonti sindacali, l'adesione tra gli operai di primo turno è quasi totale. 

Gli esuberi e le riassunzioni

Al centro del dibattito rimangono gli esuberi che, ad oggi, sono quantificati in 4mila sui 14.200 addetti totali del gruppo Ilva, con 3.330 in eccedenza a Taranto, e le modalità di assunzione del personale da parte della società Am Investco. Fiom, Cgil e Uilm avevano già detto che, con le proposte avanzate da Am Investco, non c’erano nemmeno le condizioni per incominciare a discutere. Mentre il Governo, con il vice ministro Teresa Bellanova, aveva auspicato a una trattativa che permettesse di arrivare a un accordo. Il Governo aveva chiesto ai nuovi investitori di partire da almeno 10mila addetti da riassumere in Am Investco, fermo restando che tutti coloro che non fossero passati all'acquirente sarebbero stati mantenuti nelle società da cui dipendevano e sotto l’amministrazione straordinaria. Per una parte, inoltre, si è valutata l'ipotesi di una ricollocazione nei piani di bonifica affidati ai commissari Ilva che hanno da spendere un miliardo di euro dalla transazione con i Riva. 

Gli impegni sulle retribuzioni

Quello che più preoccupa sindacati e lavoratori è però che il passaggio dall’amministrazione straordinaria ad Am Investco avverrà azzerando le attuali posizioni. Il che, dicono, significa rinunciare ad una serie di voci integrative della retribuzione, quantificate mediamente nell’ordine del 20 per cento, vale a dire tra i 6 e i 7mila euro annui a testa. Bellanova aveva però ricordato che Am Investco Italy si è comunque impegnata a garantire una retribuzione media annua di 50mila euro ai lavoratori.

Le altre questioni che pesano sulla trattativa

Ma ci sono altre questioni che riguardano la trattativa, anche se non erano all’ordine del giorno nel tavolo poi saltato. Come quella, per esempio, dell’indotto legato al siderurgico: si tratta di 7.346 lavoratori che fanno capo a 346 aziende e, per i quali, come dicono i sindacati, non ci sono informazioni sul futuro. Inoltre, c’è da considerare la condizione delle imprese terze che avanzano dall’Ilva. A questo proposito, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, ha ricordato che 150 milioni di crediti "rischiano di rimanere per sempre nel calderone infinito del passivo". Infine, la questione ambientale: Am Investco dovrà attuare un piano che prevede risanamenti, ma questi saranno diluiti fino ad agosto del 2023. E questo ha generato l’insoddisfazione dei sindacati e degli enti locali, tra cui anche il Comune di Taranto e la Regione Puglia.

 

Data ultima modifica 09 ottobre 2017 ore 14:29

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