Wwf in difesa di stagni e paludi: è la giornata delle zone umide

Un vista del Lake Hedge Court, in Inghilterra (Getty Images)
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L'associazione celebra la quindicesima giornata mondiale tematica. Che certifica la trasformazione di acquitrini e paludi in aree da proteggere, per salvaguardare i tanti effetti benefici sull'ambiente

Bistrattate, criticate, bonificate. Eppure utilissime. Come ogni 2 febbraio, il Wwf celebra la Giornata mondiale delle zone umide: lagune, acquitrini, stagni, paludi e torbiere. Per l'associazione ambientalista riducono il rischio idrogeologico perché raccolgono le acque durante le piene, diluiscono gli inquinanti, rallentano il deflusso e abbassano le probabilità di alluvioni. Sono dei depuratori naturali: creano condizioni favorevoli per la decomposizione microbica delle sostanze organiche. Sono serbatoi di biodiversità, perché rappresentano un habitat ideale per piante e animali. E poi sono palestre per la ricerca scientifica. Il loro valore non è solo naturalistico ma anche economico: sono importanti per ittiocoltura e molluschicoltura.

 

Zone umide amiche del clima – Ci sono quindi tanti motivi, sostiene il Wwf, per celebrare con una gioranta mondiale queste zone, un tempo sottovalutate. Quest'anno, la ricorrenza sottolinea in particolare il ruolo che le zone umide hanno nella riduzione del rischio di calamità, come inondazioni, siccità e cicloni. Da aree da bonificare si sono quindi trasformate in ecosistemi da salvaguardare. E per evidenziarne l'importanza, il Wwf ha elaborato un report per mappare le zone umide italiane. “Nel nostro Paese sono 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari”, si legge nel dossier “World Wetland Day 2017 le zone umide per la riduzione del rischio idrogeologico”. Il Wwf, grazie al Sistema delle Oasi, gestisce direttamente o in collaborazione con altri enti la rete di aree umide più diffuso in Italia”. Per la Giornata mondiale, sabato 4 e domenica 5 febbraio saranno aperte gratuitamente al pubblico, con iniziative a supporto della scoperta di stagni e paludi.

 

Ecosistemi minacciati – Nel secolo scorso, in molti Paesi europei le zone umide si sono dimezzate. In Italia, il Wwf definsce “in cattivo stato di conservazione” il 47,6% delle aree superstiti. Colpa di sviluppo urbano, agricoltura intensiva, inquinamento, modificazioni del regime idrogeologico, introduzione di specie invasive e cambiamenti climatici. Le conseguenze sono evidenti su animali e piante legate agli ambienti acquatici. I più esposti sono gli anfibi: in Italia, il 10% delle specie è minacciato e una specie su quattro è vulnerabile. “La rete di zone umide che abbraccia il nostro territorio è un vero e proprio sistema linfatico che ci protegge e ci difende da scompensi e aggressioni”, afferma Isabella Pratesi, Direttore Conservazione Wwf Italia. “Fiumi, laghi, acquitrini, paludi, stagni sono i vasi e i gangli che possono aumentare la nostra resistenza agli effetti del cambiamento climatico”.

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