San Francisco, entro il 2020 addio alle bottiglie di plastica

Un'installazione fatta con 6mila bottiglie di plastica esposta a San Francisco nel 2013 (Getty Images)
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La città statunitense bandisce la vendita di bottigliette dai luoghi pubblici e punta a eliminarle del tutto. Non si tratta però della prima ordinanza di questo tipo: altre città tra Stati Uniti, Canada, Australia ed Europa ne hanno seguito – o addirittura anticipato – l'esempio

San Francisco si aggiudica il titolo di prima metropoli statunitense a bandire la vendita di bottiglie di plastica negli edifici pubblici. Ed entro il 2020 punta a eliminarle del tutto. Ma il primato assoluto non è suo: il piccolo centro australiano di Bundanoon aveva già emesso un regolamento simile nel 2009 e, negli Stati Uniti, c'è pure il precedente di Concord, cittadina del Massachussets. Divieti simili, inoltre, sono stati adottati – o lo saranno presto – in altre città del mondo. A livello privato, anche le aziende scendono in campo con iniziative volte a ridurre l'impatto degli imballaggi sull'inquinamento dei mari.

Ai trasgressori multe fino a mille dollari  

Tramite un'ordinanza, la Città e Contea di San Francisco ha vietato la vendita sul suolo pubblico di bottiglie di plastica, considerate dannose per l'ambiente. Bottiglie che dovranno gradualmente sparire dal mercato cittadino entro il 2020, con i trasgressori che rischiano multe fino a mille dollari. Il regolamento della metropoli californiana (dove la raccolta differenziata raggiunge comunque l'80%) segue il solco tracciato da alcuni parchi nazionali e università degli Stati Uniti, dove già non si possono acquistare le famigerate bottigliette.

Il caso di Concord  

San Francisco non è la prima città statunitense ad aver adottato un'ordinanza simile: nel 2012 Concord stabilì il divieto di vendita per le bottigliette d'acqua inferiori al litro. Lo slogan del provvedimento allora fu "consumate l'acqua del rubinetto"; un invito che, se condiviso dalla popolazione degli Usa, aiuterebbe a ridurre sensibilmente i 50 miliardi di bottiglie di plastica l'anno consumate nel Paese: di queste, solo il 31,1% nel 2015 veniva riciclato, secondo l'ultimo rapporto delle industrie americane del riciclo.

Il primato australiano  

Il primato spetta però a Bundanoon, cittadina dell'Australia - un Paese a vocazione green, in cui l'energia prodotta da energie rinnovabili supera il 20% - che nel 2009 ha votato quasi all'unanimità un regolamento per bandire la vendita di bottiglie di plastica. Poche ore prima, il governatore del Nuovo Galles del Sud, stato sulla costa est australiana, aveva invitato  dipartimenti e agenzie pubbliche a non acquistarne più definendole uno "spreco di denaro e risorse naturali".

Canada ed Europa  

Anche Montreal, in Canada, punta a vietare le bottigliette dopo aver approvato il bando ai sacchetti di plastica entro il 2018. Sacchetti che in Europa sono stati banditi già nel 2011. Alcune città europee, però, sono andate oltre: ad esempio Amburgo, secondo centro tedesco con una popolazione di circa 1,8 milioni di abitanti, lo scorso anno ha detto addio alle capsule per il caffè e alle bottiglie di plastica pubblicando un vademecum di 150 pagine intitolato "Guida per l'approvvigionamento ecologico". Esempio che anche la Francia sta cercando di seguire vietando piatti, posate e bicchieri di plastica a partire dal 2020.

Il ruolo delle aziende  

Le aziende private giocano un ruolo importante nella sensibilizzazione del problema legato all'eccesso di plastica non riciclata, parte del quale finisce negli Oceani venendo inghiottito da pesci e uccelli. Per ridurre l'inquinamento dei mari, ad esempio, la multinazionale anglo-olandese Unilever si è impegnata a rendere completamente riciclabili tutti i suoi imballaggi entro il 2025. Sulla stessa scia il progetto "New plastic economy" della Ellen MacArthur Foundation che coinvolge sette grandi gruppi industriali. In Italia esiste il Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi di plastica, che collabora con le aziende nel recupero di quella parte di imballaggi (si calcola sia circa il 35 per cento) che non arriva nelle case ma serve a permettere il corretto trasporto e la distribuzione delle merci.

 

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