"Ti porto un libro",Pino Roveredo porta Il vecchio e il mare

Friuli Venezia Giulia
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Terza puntata dell'iniziativa di pnlegge e Porto Trieste

(ANSA) - TRIESTE, 27 DIC - "Questo è stato un libro d'insegnamento, un libro che spiega che la vittoria non è alzare un trofeo, la vittoria è vivere, sorridere, litigare, continuare lungo la propria strada, senza abbassarsi a compromessi, come ha fatto mio padre. Si può vincere senza vincere e non per questo si è perso". Lo scrittore Pino Roveredo narra così un classico della letteratura, "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway partecipando all'iniziativa "Ti porto un libro" della Fondazione pordenonelegge e dell' Autorità portuale di Trieste, curata da Valentina Gasparet e da Vanna Coslovich. Ogni domenica per quattro settimane, fino al 3 gennaio, un autore propone un testo celebre in qualche modo legato al mare, ne legge alcuni brani e lo illustra in un video postato alle 18 sui canali social e YouTube. Video girato tra gli anfratti inaccessibili del porto, tra gru, container, navi pontoni, rimorchiatori e canottieri.
    Quella di Roveredo è la terza puntata del format digitale.
    "Ho scelto questo libro perché il protagonista, il vecchio Santiago, assomiglia in maniera impressionante a mio padre. Mio padre, che per una dimenticanza di Dio era nato sordomuto - menomazione che lo ha portato a vivere una vita piena di muri, dimenticanze, inciampi, indifferenze - mi parlava sempre con la lingua dei segni, della terra del mare e io in cambio gli raccontavo i libri che leggevo. Ecco questo non gliel'ho raccontato, anche se l'ho letto quando ancora lui mi passava davanti agli occhi. Glielo leggo oggi che mi continua a passeggiare nella memoria", racconta nel video Roveredo con un tono allo stesso tempo spontaneo e toccante. Racconta che "La vittoria è il muscolo orgoglioso della vita" e che "c'è chi vince tanto, c'è chi vince poco e chi non vince mai, proprio come Santiago". Perché portare un libro? "Ti porto un libro per portarti via dai social, per non chiudersi in casa, per essere libero di frequentare la memoria e di non dimenticare quel che è successo ... perché leggere fa bene", risponde lo scrittore.
    (ANSA).
   

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