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Torino, scontri 1 maggio 2019: 13 misure cautelari

Piemonte
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C'è anche Mattia Marzuoli tra i destinatari delle misure cautelari. Ora ai domiciliari, il 37enne è uno dei leader storici del centro sociale Askatasuna. La replica dei No Tav: "Accuse ridicole, noi le vittime"

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La polizia, nell'ambito di un'articolata indagine della Digos della Questura di Torino coordinata dalla locale Procura, ha eseguito 13 misure cautelari per gli scontri del corteo del primo maggio 2019 a Torino. Si tratta in particolare di un arresto domiciliare, tre divieti di dimora a Torino e nei Comuni della Val Susa e nove obblighi di presentazione alla polizia nei riguardi di leader e militanti del centro sociale torinese Askatasuna, ritenuti responsabili di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata aggravati. (LA VICENDA)

I destinatari delle misure cautelari

C'è anche Mattia Marzuoli tra i destinatari delle misure cautelari. Il 37enne, uno dei leader storici del centro sociale Askatasuna, è ritenuto responsabile del ruolo di coordinamento e direzione delle fasi violente del corte dei lavoratori ed è ora ai domiciliari. L'obbligo di presentazione alla polizia è stato disposto nei confronti di Dana Lauriola, 40 anni, storica portavoce di Askatasuna attualmente detenuta in esecuzione di una condanna definitiva. Lauriola è accusata di avere assunto il ruolo di 'voce ufficiale del corteo', fomentando e incitando gli altri facinorosi. Altri obblighi di presentazione alla polizia sono stati notificati nei confronti di B.M., 29 anni, G.S., 40 anni, L.D., 31 anni, M.M.E, 29 anni, M.S., 22 anni, M.D., 28 anni, M.N., 26 anni, e R.U., 31 anni. Destinatari del divieto di dimora nei Comuni di Torino e della Val Susa, invece, C.E. di 21 anni, O.R. di 40 anni e M.D. di 29 anni.

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Le indagini

Le indagini hanno consentito di individuare e denunciare in stato di libertà altri 30 militanti d'area per analoghi reati. I fatti risalgono alla manifestazione dei lavoratori del 2019, quando diversi militanti di Askatasuna, posizionati in testa al corteo composto da circa 2.000 persone riconducibili anche al movimento No Tav, all'area anarchica e ai vari sodalizi del dissenso cittadino, si sarebbero resi responsabili di ripetute azioni violente, sia alla partenza a via Po che all'arrivo in via Roma, nei pressi di piazza San Carlo. Un componente del servizio d'ordine del Pd venne preso a calci e pugni. Ferito nel lancio di bottiglie, aste di bandiere e oggetti contundenti anche un operatore della Digos. Quando i manifestanti giunsero in via Roma tentarono di sfondare il cordone delle forze dell'ordine che erano intervenute con 'azioni di alleggerimento' anche perché 'fatte oggetto del lancio di bottiglie, aste di bandiere ed altri oggetti contundenti'.

No Tav: "Accuse ridicole, noi le vittime" 

"Come al solito, nella neo-lingua del potere gli aggressori diventano aggrediti ed ecco oggi, a due anni dai fatti, in piena pandemia arrivare delle misure cautelari col solo obiettivo di punire in maniera preventiva, senza le fastidiose lungaggini di un dibattimento in aula, chi lotta a testa alta per un mondo migliore". Il Movimento No Tav commenta così, in una nota, le misure cautelari di stamattina: "Le accuse sono delle più ridicole tra le quali ovviamente c'è quella di parlare al megafono per dire cose poco gradite dalla polizia politica".