Coronavirus, tutti i dati di Regione Piemonte

Piemonte

Si stanno attrezzando tutti gli ospedali idonei per ricavare uno o più reparti da destinare all'emergenza, "in modo - spiega l'assessore alla Sanità, Luigi Icardi, da evitare il più possibile la 'movimentazione turistica' dei pazienti verso i Covid Hospital"

Sono 221 le persone risultate positive al test sul Coronavirus in Piemonte, questo il dato comunicato dalla Regione aggiornato alle ore 18. I pazienti ricoverati sono 162, dei quali 38 in terapia intensiva: 7 ad Asti, 11 a Torino (1 al Maria Vittoria, 3 alle Molinette, 1 al Martini, 1 al Mauriziano, 5 al Giovanni Bosco), 4 al San Luigi di Orbassano (Torino), 6 a Vercelli, 6 a Tortona (Alessandria), 1 a Biella, 1 a Cuneo, 1 a Alessandria, 1 Novara. Altre 54 persone sono in isolamento domiciliare, mentre sono cinque i decessi. Finora sono 1.108 i tamponi eseguiti complessivamente in Piemonte, 739 dei quali sono risultati negativi.(LIVE)

Le parole dell'assessore alla Sanità Luigi Icardi

"Abbiamo rappresentato al Governo la situazione di difficoltà del Piemonte: non vogliamo compiere fughe in avanti, ma è necessario prendere atto che nella nostra Regione non è più possibile ricondurre i contagi a focolai accertati - sottolinea l'assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi -. In questo caso, la norma prevedrebbe l'applicazione delle stesse disposizioni riservate alle zone con focolai autoctoni, come la zona gialla in Lombardia. Attendiamo al più presto una risposta dal Governo".
Intanto si stanno attrezzando tutti gli ospedali strutturalmente idonei a ricavare uno o più reparti da destinare all'emergenza, "in modo - spiega Icardi - da evitare il più possibile la 'movimentazione turistica' dei pazienti verso i Covid Hospital". "Secondo la letteratura scientifica - prosegue l'assessore - a ogni posto di rianimazione corrispondono 5 posti di ventilazione e 20 di ricovero ordinario. Su questo paradigma stiamo riorganizzando la rete ospedaliera di emergenza, con l'obiettivo di mantenere i pazienti affetti da Coronavirus sul territorio, avendo in questo modo a disposizione complessivamente un maggior numero di posti letto rispetto alla soluzione dei soli Covid Hospital".

La situazione in Piemonte

Riaperto il pronto soccorso di Novi Ligure

Il pronto soccorso dell'ospedale San Giacomo a Novi Ligure (Alessandria) è stato riaperto e l'intera struttura sta tornando, dopo la sanificazione, alla normalità. Lo ha reso noto il sindaco, Gian Paolo Cabella. "Alle donne e agli uomini impegnati senza sosta per rimettere in sicurezza la struttura ospedaliera – ha detto il primo cittadino - va la riconoscenza della città. È in questi momenti che si apprezza veramente un'organizzazione che in silenzio, con costanza e professionalità, si fa garante della tutela della salute dei cittadini. Tuttavia è doveroso avvertire che non bisogna abbassare la guardia: il rischio di contagio è sempre molto presente".

Ad Acqui Terme tenda pre-triage davanti a casa di cura

Una tenda pre-triage è stata predisposta in prossimità di Villa Igea, casa di cura ad Acqui Terme (Alessandria), per la gestire l'emergenza Coronavirus. La notizia è stata diffusa dal Comune. Villa Igea è una struttura sanitaria polispecialistica, accreditata con il Sistema sanitario nazionale. La protezione civile cittadina sta verificando tutte le disposizioni cautelative per i pazienti e il personale dei centri poli-ambulatoriali più conosciuti.

Riaperto il reparto di medicina all'ospedale Castelli di Verbania

È stato riaperto alle 14 il reparto di medicina dell'Ospedale Castelli di Verbania, rimasto chiuso per più di 24 ore dopo che due pazienti erano risultati positivi al Coronavirus. A renderlo noto è l'Azienda sanitaria del Verbano Cusio Ossola. ''In questa fase di emergenza infettiva - spiega l'Asl - preme sottolineare che la presenza all'Ospedale Castelli di un reparto di Malattie Infettive con specifiche professionalità rappresenta un elemento di ulteriore garanzia e sicurezza per tutti i nostri cittadini. Nei tre ospedali del VCO, l'accesso è regolamentato non solo con il pre-triage dei Dea e del Punto di primo intervento, ma anche con un'attività di pre-triage per i servizi ambulatoriali che continuano a garantire le prestazioni prescritte con codice di priorità urgente o da effettuare entro 10 giorni'', conclude la nota.

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