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Omicidio Murazzi, ispettori a Torino per far luce su caso Said

Piemonte
Il Tribunale di Torino, dove sono stati mandati dei funzionari per far luce sulla mancata carcerazione di Mechaquat Said (ANSA)

L'assassino di Stefano Leo era stato condannato a 18 mesi per maltrattamenti in famiglia. Sembra che all'origine della mancata carcerazione ci sia un errore di notifica delle carte processuali

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Sono arrivati oggi, lunedì 15 aprile, al Palazzo di Giustizia di Torino gli ispettori inviati dal Ministero per fare luce sul caso di Said Mechaquat, il 27enne che sabato 23 febbraio ha ucciso Stefano Leo sul lungo Po. L'uomo si trovava a piede libero nonostante una condanna definitiva a 18 mesi senza condizionale per maltrattamenti in famiglia. Dopo un incontro con il presidente della Corte d'Appello, Edoardo Barelli Innocenti, gli ispettori hanno iniziato le audizioni di magistrati e personale amministrativo, esaminando tutta la documentazione necessaria.

I presunti errori

Sembra che all'origine della mancata carcerazione di Said ci siano uno stallo nell'esecuzione della sentenza e un errore di notifica delle carte processuali. La sentenza a suo carico era diventata definitiva perché la Corte d'Appello, su richiesta dell'Avvocato Generale Giorgio Vitari, ad aprile 2018 aveva dichiarato "inammissibile" il ricorso in appello. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, però, la notizia non fu comunicata al suo difensore dell'epoca (un legale d'ufficio), ma a un altro avvocato, Basilio Foti, indicato dallo stesso Said, che però non aveva mai assunto l'incarico e, peraltro, con il giovane non era mai entrato direttamente in contatto. L'avvocato Foti ora assiste Said nel procedimento per omicidio. Nei giorni scorsi, visto il difetto nella notifica, ha chiesto al tribunale di Torino di dichiarare la "non esecutività" della sentenza di condanna

La nomina del capo personale alla Corte d'Appello

Le contestazioni che nel 2016 accompagnarono la nomina del capo del personale alla Corte d'Appello di Torino potrebbero costituire un'altra delle circostanze vagliate dagli ispettori del Ministero della Giustizia. Il dirigente amministrativo è Valerio Tenga, che fu indicato dal Ministero nel 2016. In quell'occasione l'allora presidente della Corte, Arturo Soprano, inoltrò a Roma una protesta formale, contestando la competenza professionale del dirigente. Anni prima Tenga era stato 'bocciato' dal consiglio giudiziario per l'attività prestata al tribunale di Biella, dove era applicato come reggente: alcune delle sue scelte organizzative, fra l'altro, avevano destato le proteste dell'Avvocatura locale. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il consiglio giudiziario espresse un parere negativo. L'applicazione dunque giunse alla sua scadenza naturale e non fu rinnovata. 

Confsal: "Buon lavoro agli ispettori"

"Buon lavoro agli ispettori: mi auguro che facciano chiarezza al più presto e che il Ministero risolva i problemi che denunciamo da anni, altrimenti ci saranno altri casi come quello di Stefano Leo. Se qualcuno pensa di liquidare la questione a tarallucci e vino, come succede di solito in Italia, si sbaglia di grosso. Sono stanco di battermi il petto e sono pronto ad azioni eclatanti: se necessario mi incatenerò personalmente davanti al Palagiustizia di Torino, ma prima di arrivare a tanto ho già pronta una serie di azioni volte a tenere alta l'attenzione sull'argomento". Così Massimo Battaglia, segretario generale del sindacato Confsal Unsa, commenta l'arrivo degli ispettori a Torino. Battaglia ha preannunciato un'interrogazione parlamentare e un esposto alla Procura della Repubblica "se il sindacato non si riterrà soddisfatto dei provvedimenti assunti".