Ray-Ban Stories, tutto quello che c'è da sapere sugli occhiali Facebook-Luxottica

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Daniele Semeraro

Abbiamo messo alla prova i nuovi occhiali che permettono di scattare foto e video, ascoltare la musica e parlare al telefono. Si tratta di un prodotto interessante e innovativo che però, se non utilizzato in maniera responsabile, suscita alcune preoccupazioni dal punto di vista della privacy

È certamente uno dei lanci più interessanti, e di cui si è più parlato, di questo periodo. Dall’accordo tra Facebook ed EssilorLuxottica (capogruppo di Ray-Ban) sono nati i Ray-Ban Stories: occhiali smart in perfetto stile Ray-Ban che permettono di girare video, scattare foto, ascoltare la musica o parlare al telefono. Si tratta di un prodotto che abbiamo messo alla prova durante le vacanze certamente molto bello da vedere e utile in numerose situazioni se utilizzato responsabilmente: sì, perché porta con sé diverse questioni relative alla privacy. 

Come si presentano

A prima vista i Ray-Ban Stories sono dei normalissimi occhiali Ray-Ban, se non fosse per un piccolo pulsante posto sull’asta destra e due, altrettanto piccoli, fori per la doppia fotocamera da 5 megapixel posizionati sulla montatura, a sinistra e a destra rispetto alla lente. Si tratta di fori che non rendono gli occhiali “strani o eccentrici” ma anzi possono essere tranquillamente scambiati per l’alloggiamento delle viti. Infine, per segnalare che stiamo scattando una foto o registrando un video, è presente un piccolo led accanto alla fotocamera di sinistra. Dobbiamo subito puntualizzare che anche le lenti sono delle normalissime lenti, e che non si tratta di occhiali che permettono di visualizzare informazioni in stile realtà aumentata. Insieme agli occhiali c’è una custodia (un po’ più grande e pesante rispetto alle custodie tradizionali) che permette di conservare e ricaricare gli occhiali.

Le foto e i video

I Ray-Ban Stories hanno tre funzionalità principali: scattare foto e video di quello che stiamo guardando, ascoltare la musica, fare telefonate. Partiamo dalla funzionalità certamente più interessante, che è quella delle foto e dei video. I Ray-Ban Stories sono in grado di riprendere grazie alle due fotocamere fotografie e video (questi ultimi solo quadrati, in stile Instagram) della durata massima di 30 secondi. Abbiamo fatto numerose prove in vacanza e, pur non trattandosi di foto e video della stessa qualità a cui siamo abituati quando scattiamo con una macchina fotografica o un buon cellulare, sono comunque soddisfacenti. Ci ha colpito molto anche la stabilizzazione video: i filmati rimangono stabili anche quando stiamo camminando a passo svelto. Per registrare un video basta fare un click sul pulsante posto sull’asta destra degli occhiali; per scattare una foto bisogna, invece, fare un click lungo. Oggi, spiegano da Facebook e Ray-Ban, per fare una foto bisogna disconnettersi dalla realtà, prendere il cellulare e “perdere l’attimo”: con questi occhiali invece è possibile immortalare il momento nel momento stesso in cui sta accadendo, e precisamente dal nostro punto di vista. Gli occhiali sono in grado di registrare fino a 30 video o 500 foto.

Un piccolo led a luce bianca informa gli altri che stiamo registrando. Alla luce forte del sole non è molto visibile
Un piccolo led a luce bianca informa gli altri che stiamo registrando. Alla luce forte del sole non è molto visibile

L’assistente vocale

Per scattare foto e registrare video è possibile interagire anche con il nuovo assistente vocale Facebook Assistant: non si tratta di un assistente come Google Assistant, Alexa o Siri perché per il momento recepisce solo (e per ora solo in inglese) “Hey Facebook, take a picture” (“scatta una foto”) o “Hey Facebook, take a video” (“registra un filmato”). La filosofia degli occhiali è “capture-listen-share” (cattura-ascolta-condividi) e così per scaricare foto e gestire gli occhiali è necessario scaricare l’app per smartphone Facebook View: quest’app - gratuita - permette (a patto di avere un account Facebook) di associare gli occhiali allo smartphone, controllare la carica della batteria e, soprattutto, scaricare le foto dagli occhiali all’app e poi, eventualmente, dall’app al rullino fotografico dello smartphone. Tramite Facebook View è anche possibile creare dei piccoli montaggi foto o video dei nostri scatti. Dobbiamo puntualizzare che gli occhiali non permettono il live streaming e non inviano le nostre foto in automatico sui server di Facebook. 

L’ascolto della musica e le telefonate

Attraverso i Ray-Ban Stories è possibile ascoltare anche la musica e tutto l’audio riprodotto dal nostro smartphone, esattamente come se ci trovassimo ad usare delle cuffie Bluetooth. L’audio viene diffuso attraverso le due aste e l’abbiamo trovato di buon livello (anche se ovviamente non paragonabile a quello delle cuffie in-ear con cancellazione del rumore); in ambienti silenziosi, mettendo il volume al massimo, è anche possibile togliendosi gli occhiali far ascoltare l’audio alle persone che ci circondano. Il volume e le funzionalità di play e stop si regolano premendo o sfiorando l’asta destra degli occhiali (funzione utile e intuitiva). Grazie a tre microfoni direzionali è anche possibile parlare al telefono. Abbiamo fatto diverse chiamate e ci siamo trovati molto bene; qualche difficoltà in più nei luoghi molto affollati: il nostro ascolto era comunque perfetto ma dall’altra parte della linea si sentivano un po’ troppo i rumori di fondo.

La nostra "prova sul campo" a Matera
La nostra "prova sul campo" a Matera

La privacy

E ora passiamo a quello che è il tema certamente più spinoso che riguarda i Ray-Ban Stories: il rispetto della privacy. Questi occhiali sono ottimi per scattare foto e video “al volo” di quello che guardiamo e di quello che ci circonda a patto che vengano usati in maniera corretta e responsabile. Sugli occhiali accanto alla fotocamera sinistra è presente un led a luce bianca che si accende per informare chi è davanti a noi che stiamo registrando video o scattando foto. Ma se è vero che il led è abbastanza visibile di sera (e quindi chi si trova davanti a noi effettivamente vedrà una persona con una lucina accesa sugli occhiali) è altrettanto vero che - nonostante Facebook spieghi che il led è visibile fino a una distanza di circa 6 metri - di giorno con il sole forte questa luce è a malapena visibile. E così (l’abbiamo provato noi stessi su una spiaggia) è possibile girare video e scattare foto senza che gli altri se ne accorgano, come se avessimo una telecamera nascosta. Nelle indicazioni di utilizzo è scritto molto chiaramente che bisogna rispettare la privacy delle altre persone avvertendole se stiamo per registrare e evitando assolutamente di registrare in luoghi sensibili come bagni, spogliatoi, studi medici, centri estetici o terme, ospedali, luoghi di culto. E ancora: bisogna evitare di registrare, e quindi distrarsi, quando si è alla guida di auto, moto e bici. Ma pensiamo anche ai musei dove è vietato fotografare alcune opere d’arte. O, ancora peggio, quando si fa la fila al bancomat. Tutto, dunque, è affidato molto al buon senso di chi li indossa: ecco perché un utilizzo non responsabile suscita delle preoccupazioni.

Verdetto, disponibilità e prezzi

Abbiamo trovato i Ray-Ban Stories un prodotto molto interessante, utile per scattare foto e video “al volo” di quello che stiamo guardando, molto utili anche per ascoltare la musica o parlare al telefono. La durata della batteria è buona (circa 5 ore nella nostra prova - la custodia poi è in grado di ricaricare gli occhiali fino a tre volte). Tra i lati negativi che segnaliamo la possibilità di girare video solo in formato quadrato e in generale le preoccupazioni che potrebbero derivare, dal punto di vista della privacy, a causa di un uso non corretto. I Ray-Ban Stories sono venduti in tre stili (Wayfarer, Round e Meteor) e cinque colori (Shiny Black, Black Matte, Shiny Blue, Shiny Olive, Shiny Brown) e possono essere utilizzati con lenti da sole, da vista, polarizzate, sfumate, Transitions e neutre. Il prezzo in Italia parte da 320 euro.

Pro e Contro

PRO

  • Funzionalità
  • Stile

CONTRO

  • Video solo quadrati
  • L’utilizzo in maniera “non responsabile” suscita preoccupazioni per la privacy

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